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Sanità, dopo un anno di scandali si attendono i nuovi manager: Schifani nomina la commissione

Sanità, dopo un anno di scandali si attendono i nuovi manager: Schifani nomina la commissione
La sede della Presidenza della Regione siciliana

Sarà un fine mandato alle prese con le nuove nomine in ambito sanitario per Schifani. Tre gli esperti nominati per esaminare i candidati

Dopo un anno di scandali che hanno travolto la sanità di mezza Sicilia, colpendo in vario modo i vertici delle aziende pubbliche che si occupano di erogare le cure ai cittadini, per il governo Schifani si prospetta una fine di mandato costellato da nuove nomine.
L’iter è appena iniziato. Ieri il presidente della Regione ha firmato il decreto con cui ha ufficializzato i nomi di chi andrà a comporre la commissione chiamata a stilare la rosa di nomi da cui poi la politica attingerà per indicare i nuovi manager. Tra le Asp che attendono di scoprire il proprio futuro ci sono Agrigento, Trapani e Siracusa.

In ballo ci sono curricula, ma soprattutto le influenze dei partiti. La sanità pubblica non è un mistero che sia una questione anche – spesso soprattutto – di appartenenza. Il settore, d’altronde, è tra quelli in cui girano più soldi e che, come dimostrato da indagini sia passate che molto attuali, finisce per essere permeabili a dinamiche corruttive e clientelari.

Sanità, in Sicilia attese nuove nomine: chi sono i membri della commissione

Veronica Vecchi, Angelo Tanese e Ruggero De Maria Marchiano. Sono i nomi dei tre esperti che si occuperanno di valutare e scremare la lista di oltre cento candidati che nei mesi scorsi hanno risposto all’avviso pubblicato dalla Regione Siciliana per rinnovare l’albo degli idonei alla carica di direttore generale delle aziende sanitarie.

I pretendenti rientrano tutti nell’albo nazionale, aggiornato a fine dicembre. Per ognuno di loro adesso sarà la volta della selezione regionale. I loro curricula e le loro conoscenze della sanità in Sicilia saranno passati al setaccio per capire chi offrirà le dovute garanzie.
Le regole prevedono poi che sia la stessa commissione a fornire, per ogni azienda che necessita di un nuovo direttore generale, delle terne di nomi da cui poi verrà scelto colui che assumerà il ruolo di manager.

Veronica Vecchi, full professor alla Scuola di Management dell’Università Bocconi di Milano, è la figura indicata da Schifani, su proposta dell’assessore alla Salute. A fare il nome di Vecchi, nel cui curriculum figurano collaborazioni con diverse istituzioni nazionali e internazionali, tra cui anche il contributo dato al ministero delle Infrastrutture in materia di project financing in occasione delle modifiche che hanno portato al nuovo codice degli appalti, era stata Daniela Faraoni. Una candidatura che è stata poi condivisa anche da Marcello Caruso, successore di Faraoni alla guida dell’assessorato.

A indicare Angelo Tanese è stato formalmente l’Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. Tanese era un nome gradito alla stessa Faraoni. Nel suo curriculum spiccano le numerose esperienze ai vertici della sanità laziale.

Infine, a selezionare Ruggero De Maria Marchiano è stata la Conferenza dei Rettori delle Università italiane. Nel decreto di Schifani si cita una richiesta fatta al rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. De Maria Marchiano è professore ordinario di Patologia generale e da anni è presidente di Alleanza Contro il Cancro (Acc).

“La commissione opererà presso l’assessorato regionale – si legge nel decreto –. Ai componenti non saranno corrisposti gettoni, compensi, rimborsi di spesa o altri emolumenti comunque denominati, ad eccezione del rimborso delle spese documentate che verranno effettivamente sostenute per l’espletamento del mandato”.

Un anno di imbarazzi

La storia della sanità pubblica in Sicilia si è intrecciata a ripetizione con la cronaca giudiziaria. Gli esempi sono innumerevoli. Rimanendo all’attualità sono quattro i casi in cui le aziende sanitarie sono state toccate da inchieste delle procure.

Un anno fa a Trapani a tenere banco era il caso dei ritardi pesantissimi nella redazione dei referti istologici. La vicenda, deflagrata con la storia di Maria Cristina Gallo, 56enne di Mazara del Vallo, che morì dopo avere atteso otto mesi per ricevere una diagnosi di cancro al quarto stadio, ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di una ventina di persone e alle dimissioni di Ferdinando Croce, allora manager dell’Asp.

A fine 2025 le attenzioni si sono spostate a Siracusa: l’indagine della Procura di Palermo su Totò Cuffaro, che di recente ha patteggiato la pena per corruzione e traffico di influenze, ha riguardato anche alcuni appalti indetti dall’Asp aretusea. Nel pieno dell’inchiesta a decidere di fare un passo indietro è stato il direttore generale Alessandro Caltagirone.

Successivamente a destare clamore è stata l’indagine che ha portato all’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa per Salvatore Iacolino, ex dirigente generale dell’assessorato finito nell’inchiesta della Dda di Palermo poco dopo essere stato nominato alla guida del Policlinico di Messina. I magistrati ritengono che Iacolino abbia potuto avere rapporti illeciti con Carmelo Vetro, massone già condannato per associazione mafiosa.

È infine dei giorni scorsi la notizia delle dimissioni da direttore generale dell’Asp di Agrigento di Giuseppe Capodieci, dopo il coinvolgimento nell’indagine sul clientelismo all’interno del Cefpas, ente regionale che sarebbe stato utilizzato per affidare incarichi a persone gradite al deputato regionale di Forza Italia Riccardo Gallo.

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