Non decolla la sanità in Sicilia. L’Isola migliora leggermente su alcuni dati ma non è sufficiente per lasciare gli ultimi posti in Italia sul Lea, ossia sui livelli essenziali di assistenza soprattutto per quanto riguarda la prevenzione. La fotografia che emerge dal nono rapporto Gimbe sul servizio sanitario nazionale vede ancora una volta la Sicilia in difficoltà anche per la carenza di personale.
Negli ultimi quattro anni il servizio sanitario nazionale ha subito 18,8 miliardi di “tagli invisibili”, mentre nel triennio 2027-2029 si profila un divario cumulativo di 32,3 miliardi tra finanziamento e previsioni di spesa.
Il sistema regionale non riesce a offrire risposte tempestive alle patologie più complesse e genera un flusso di “migrazione sanitaria” piuttosto imponente. I dati a tal proposito, che risalgono al 2023, mostrano che la Sicilia ha attratto pazienti da altre regioni per appena 74,8 milioni di euro (l’1,5% della mobilità attiva nazionale), a fronte di un debito generato dai cittadini siciliani che vanno a curarsi fuori dall’Isola pari a 321,5 milioni di euro.
Il saldo netto è un passivo pari a -246,7 milioni di euro all’anno. Risorse pubbliche siciliane che prendono la strada del Nord – dirette principalmente verso Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto – arricchendo spesso le strutture private accreditate delle regioni riceventi.
La spesa spesa sanitaria pro-capite trasmessa al Sistema TS per la dichiarazione dei redditi nell’Isola è pari a 469 euro agli ultimi posti con un dato identico a quello della Campania con una media nazionale di 787.
Sicilia ultima in prevenzione
Nel monitoraggio del nuovo sistema di garanzia (Nsg) 2024, la Sicilia è tra le sole tre regioni ufficialmente inadempienti d’Italia. Uno status poco invidiabile condiviso con Calabria e la Provincia Autonoma di Bolzano.
A pesare enormemente il risultato nell’area della prevenzione collettiva e sanità pubblica, dove l’Isola totalizza un punteggio di 49 punti su 100, ben al di sotto della soglia minima di sufficienza fissata a 60.
Non bastano i risultati ottenuti nell’area distrettuale (73 punti) e in quella ospedaliera (74 punti) per salvare il bilancio complessivo. Nella classifica nazionale diffusa da Gimbe sommando le tre macro-aree, la Sicilia raggranella 196 punti su 300, piazzandosi al 19° posto su 21 regioni e province autonome, seguita soltanto da Molise e Calabria.
Per dare la misura del divario con le prime tre regioni in cui – almeno secondo i numeri alla mano – la sanità funziona meglio si guardi al Veneto, prima con 288 punti, Emilia-Romagna (282) e Toscana con 280.
Qualche cosa, dunque, si sta muovendo ma il gap con le altre regioni è ancora ampio.
Passanisi: “Prevenzione ferma e pochi infermieri, serve una svolta”
Daniele Passinisi, segretario generale Cisl Fp Sicilia, contattato dal QdS.it fa il punto della situazione nell’Isola commentando i dati del Gimbe con focus sui nodi focali: prevenzione ben al di sotto della sufficienza, pochi infermieri e la troppa mobilità passiva invocando “una svolta” con provvedimenti strutturati.
“Il 9° Rapporto evidenzia alcuni segnali di miglioramento, ma la sanità siciliana continua a presentare criticità strutturali che non possono più essere affrontate con interventi tampone”.
E aggiunge: “La Sicilia registra appena 49 punti, ben al di sotto della soglia di adempienza fissata a 60, risultando la peggiore regione d’Italia in questo ambito. È un campanello d’allarme che impone di riportare al centro della programmazione sanitaria la prevenzione, il territorio e la presa in carico dei cittadini”.
Il segretario della Cisl Fp richiama poi l’attenzione sul rapporto tra sanità pubblica e privata, quasi un quarto della spesa viene destinato al privato accreditato. La media nazionale sfiora il 20%.
“In Sicilia il 24,4% della spesa sanitaria pubblica viene destinato al privato accreditato, contro una media nazionale del 19,8%. Non siamo contrari al ruolo del privato, ma chiediamo trasparenza sull’utilizzo delle risorse pubbliche, sulla qualità delle prestazioni erogate e sulle condizioni di lavoro del personale impiegato. Non può esserci qualità dell’assistenza senza qualità del lavoro”.
Proprio sul fronte occupazionale, Passanisi ricorda la battaglia per il rinnovo dei contratti della sanità privata e delle Rsa, fermi rispettivamente da otto e quattordici anni. “I professionisti del privato accreditato svolgono spesso le stesse attività dei colleghi del pubblico, ma continuano a percepire retribuzioni inferiori anche di circa 500 euro al mese”.
“Personale sotto organico, serve piano straordinario su assunzioni e stabilizzazioni”
La principale emergenza resta però quella degli organici. «Il rapporto Gimbe certifica che la Sicilia ha il rapporto infermieri-medici più basso d’Italia: appena 2,01 infermieri per medico, contro una media nazionale di 2,59. Questo significa carichi di lavoro sempre più pesanti e maggiori difficoltà nel garantire servizi efficienti ai cittadini”.
Per il sindacato diventa quindi indispensabile un piano straordinario di assunzioni e stabilizzazioni, superando i vincoli determinati dal Piano di rientro sanitario che interessa la Regione dal 2007.
Altro nodo è la mobilità sanitaria passiva. “Nel 2023 la Sicilia ha registrato un saldo negativo di 246,7 milioni di euro, tra i peggiori d’Italia. Dietro questi numeri ci sono migliaia di cittadini che sono costretti a curarsi fuori regione, con pesanti conseguenze economiche e sociali per le famiglie”.
Per Passanisi la strada è chiara e conclude: “Servono più personale, più prevenzione, una sanità territoriale più forte, liste d’attesa più brevi e una riduzione della mobilità passiva. La Sicilia non può più permettersi di perdere contemporaneamente risorse, professionisti e cittadini”.
De Natale: “Una fotografia che non sorprende, troppi depotenziamenti”
Massimo De Natale, segretario regionale Cisl medici, contattato dalla redazione del QdS.it commenta i dati del rapporto Gimbe: “È una fotografia che non sorprende, da anni denunciamo che questi tagli sulla sanità pubblica hanno portato alla riduzione del personale. La conseguenza sono turni massacranti per chi lavora. Inoltre, c’è un aumento importante negli accessi ai pronto soccorso per prestazioni non necessarie e questo accentua le assenze del personale”.
Il segretario regionale Cisl Medici prosegue: “Gli ospedali, è bene ricordarlo, servono per curare i casi acuti. Bisogna anche togliere la convinzione che per il pronto soccorso sia l’unica soluzione. Bene, quindi le case di prossimità che sono state inaugurate, ma adesso servono i finanziamenti per farle funzionare. A tal proposito siamo stati convocati per l’erogazione di 148 milioni di euro per questo tipo di strutture distribuite nei vari territori. Queste case hanno bisogno di funzionare in associazione con i medici di medicina generale e dare una vera soluzione ai pazienti evitando accessi inutili ai pronto soccorso alleggerendo anche il personale medico”.
Mentre sul personale medico sempre più carente, De Natale fa una considerazione evidenziando diversi aspetti. Il problema non riguarda soltanto gli 820 medici che andranno in pensione il prossimo anno e dice: “Ci sono altrettanti dottori che si dimettono dagli ospedali pubblici. I motivi sono tanti: turni massacranti, sicurezza personale non sempre garantita con un numero sempre in aumento di aggressioni e mancanza di valorizzazione. Non parlo solo dal punto di vista economico ma anche pratico: non ci sono tanti avanzamenti di carriera o gratificazioni. E ancora, non sarà facile sostituire chi va in pensione anche perché molti cambiano reparto e i posti rimangono vacanti. Negli ultimi anni, inoltre, si è diffuso il fenomeno delle prestazioni a gettone nei pronto soccorso”.
Inoltre il professionista sottolinea: “La Regione Siciliana ha grosse potenzialità perché può finalizzare le assunzioni. Bisogna lavorare per salvaguardare il sistema sanitario nazionale che, ricordo, come organizzazione, è tra i migliori del mondo ed è gratuito. Dobbiamo chiederci cosa vogliamo farne, anche a livello regionale. Troppi depotenziamenti negli ultimi anni”.
Mentre sul fronte prevenzione: “Sì, i numeri dicono che la Sicilia è ultima nei Lea ma si sono fatti passi avanti e questo grazie al Covid. Prima della pandemia non si dava grossa importanza. Adesso sì e si è in fase di organizzazione. Le Asp si stanno muovendo bene, stanno puntando su questo anche in altri campi organizzando sempre più capillarmente iniziativa gratuite per gli screening contro vari tipi di tumore”.
Segui tutti gli aggiornamenti di QdS.it sui canali WhatsApp e Telegram

