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Sciopero degli autotrasportatori in Sicilia, Confindustria Catania non aderisce: “Sosteniamo confronto in sedi istituzionali”

Sciopero degli autotrasportatori in Sicilia, Confindustria Catania non aderisce: “Sosteniamo confronto in sedi istituzionali”

La confederazione spiega i motivi: “Confida che il percorso avviato possa tradursi in risultati concreti nell’interesse produttivo”. Da domani fino al 22 ottobre sono previsti cinque giorni di stop

Confindustria Catania ha deciso: non aderirà al fermo dell’autotrasporto previsto da domani, 16 ottobre al 22. Le ragioni vengono spiegate in una nota: “La scelta è dettata dalla volontà di sostenere il confronto nelle sedi istituzionali, a tutela degli interessi del comparto e delle aziende rappresentate”.

Il documento prosegue: “Resta fermo, in ogni caso, l’auspicio che le istanze del settore trovino al più presto riscontro, con la definizione di impegni chiari e tempi certi per la liquidazione delle risorse del Sea Modal Shift, la proroga delle agevolazioni richieste e l’avvio di un tavolo permanente sul tema dell’insularità”.

Infine: “Confindustria Catania confida che il percorso avviato possa tradursi in risultati concreti, nell’interesse del sistema produttivo e della continuità dei servizi di trasporto”.

La protesta

Confindustria Catania, quindi, non ci sarà ma in realtà buona parte degli iscritti si è dissociata e, in una lunga riunione alla zona industriale del capoluogo etneo, ha confermato l’adesione al fermo. 

Il fermo degli autotrasportatori nell’Isola vedrà una grande aderenza. Il comitato trasporto siciliano, è in prima fila assieme ad altre sigle: dall’Aias di Catania, rappresentante di centinaia di piccole e medie imprese.

“Abbiamo cercato in tutti i modi di avviare un’interlocuzione con il governo – aveva detto nei giorni precedenti Salvatore Bella, segretario e coordinatore del comitato – richiedendo un incontro formale al ministro Salvini o al viceministro Rixi, ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Questo silenzio rappresenta un pessimo segnale per tutto il Meridione d’Italia, che si trova a fare i conti con la speculazione in atto sul caro gasolio. Un esecutivo che non prende atto del grave disagio affrontato dalle imprese dimostra di essere un governo irresponsabile”.

Cinque giorni di fermo

Per cinque giorni dunque, “l’80 per cento delle imprese dell’autotrasporto”, almeno secondo quanto stimato dal comitato non movimenterà le merci, non le scaricherà dalle navi nei porti, non le distribuirà.

Ma non sono previsti blocchi stradali o presidi. L’obiettivo è farsi convocare dal ministero dei Trasporti e ottenere misure soprattutto sul caro gasolio, cosa che continua a essere negata da Matteo Salvini, chiamato oggi direttamente in causa da Salvatore Bella: “È lui il principale responsabile di questa iniziativa. A distanza di un mese e dopo due richieste formali di convocazione – si legge in una dichiarazione – il ministro continua a mostrarsi sordo e cieco di fronte alle nostre richieste, rifiutandosi di affrontare il problema. Da parte nostra saremo pazienti e saremo pronti ad attendere anche un mese. Tuttavia, il ministro si assumerà la piena responsabilità di tutte le gravissime conseguenze che deriveranno da un mese di fermo dei collegamenti marittimi”.

“Pronti alla protesta ad oltranza”

“Il nostro comitato – ha osservato Bella – rappresenta l’80% della grande distribuzione e, dal 16 al 20, fermerà i propri camion nei nostri piazzali. Se sarà necessario, continueremo la protesta ad oltranza. Specifichiamo che non aderiamo ad altre manifestazioni o a blocchi stradali: come già assicurato alle prefetture, la nostra protesta sarà pacifica e rimarremo fermi esclusivamente nei nostri piazzali”.

Le proteste a Gela con i trattori in corteo

Nei giorni scorsi vi sono state altre proteste contro il caro carburanti. Lunedì a Gela, in provincia di Caltanissetta, una trentina tra trattori e mezzi agricoli sono stati protagonisti di un corteo Nel mirino degli imprenditori agricoli i costi del gasolio, divenuti ormai insostenibili per le aziende di settore, e la richiesta di maggiori garanzie per le produzioni locali. Alcuni giorni prima, sempre gli agricoltori, avevano manifestato sulla Palermo-Agrigento.

La colonna di trattori ha imboccato la statale 117 bis, l’arteria che collega Gela a Catania, procedendo verso Ponte Olivo. Una volta completato questo primo tratto, i mezzi rientreranno al presidio allestito in città, nelle vicinanze del tribunale. Da lì la manifestazione proseguirà lungo la statale 115, in direzione Vittoria. Lungo il percorso e nell’area del presidio sono schierati agenti delle forze dell’ordine, impegnati a monitorare lo svolgimento della protesta e la circolazione sulle strade interessate.

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