Dalla Sicilia al Lazio, per 47 scuole paritarie arriva la revoca

Dalla Sicilia al Lazio, per 47 scuole arriva la revoca dello status di paritarie 

Marco Cavallaro

Dalla Sicilia al Lazio, per 47 scuole arriva la revoca dello status di paritarie 

Redazione  |
martedì 18 Giugno 2024

I controlli specifici hanno coinvolto 70 istituti paritari di II grado in Sicilia, Campania e Lazio

“Oggi annunciamo la conclusione del piano straordinario di vigilanza contro il fenomeno dei diplomifici. Nessuna tolleranza verso chi non rispetta la legge” – ha affermato Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione e del merito. “Ribadiamo il nostro impegno costante per garantire standard di qualità a tutti gli studenti, che frequentino scuole statali o paritarie”- ha spiegato ancora. Dunque, si tratta di una revoca dello status di “paritarie” per 47 scuole.

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I controlli specifici, hanno coinvolto 70 istituti paritari di II grado in Sicilia, Campania e Lazio. Per 47 tra queste 70, dunque, le direzioni scolastiche regionali hanno già avviatole procedure di revoca dello status paritario.

Scuole, per alcune via lo status di paritarie: irregolarità riscontate

Oltre alle verifiche sul piano di vigilanza, il ministro Giuseppe Valditara ha promosso una serie di iniziative normative orientate a contrastare ancora più efficacemente alcune delle irregolarità che sono emerse dalle azioni ispettive in corso.

Tra le irregolarità riscontrate, istituti alberghieri senza cucine e docenti senza abilitazioni. Come spiegato dal MIM: “Personale docente privo di abilitazione e persino del titolo di accesso per l’insegnamento delle discipline; mancanza dei laboratori, dell’azienda agraria nel percorso tecnico agrario, delle cucine e delle derrate alimentari nei percorsi enogastronomici; numero di aule insufficienti per accogliere tutte le classi attivate e/o arredi insufficienti in relazione agli studenti iscritti; mancato rispetto dei quadri orari delle discipline degli indirizzi di studio e in alcuni casi eliminazione totale di alcune discipline”.

Ma anche “assenza del curricolo di educazione civica; funzionamento di più classi quinte collaterali con alto tasso di studenti residenti fuori regione (fino al 90%) dei quali non è dichiarato il domicilio vicino alla scuola ai fini di una regolare frequenza scolastica; difformità delle ore di servizio indicate nei contratti individuali di lavoro rispetto alle prestazioni lavorative risultanti dai documenti di assegnazione alle classi; grave inosservanza delle disposizioni vigenti in materia di esami di idoneità ed esami integrativi; lacune e incongruenze nella tenuta dei registri cartacei ed elettronici che minano la veridicità di quanto attestato”.

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