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Se è la burocrazia a legiferare

Se è la burocrazia a legiferare

Come circolari, linee guida e Faq incidono sull’efficienza della Pubblica amministrazione

Forse non tutti sanno che la maggior parte delle complicazioni e delle irrazionalità che impediscono di vivere in un Paese efficiente – con le necessarie certezze giuridiche e le procedure amministrative snelle e funzionanti, nel rispetto della logica – non derivano dalle leggi o dalla volontà politica, ma da un sistema di disposizioni che sono adottate da Uffici centrali, Autorità, Agenzie, Dipartimenti, Ministeri, e altro ancora.

Dalle leggi del Parlamento alla normativa burocratica

Diversi anni fa, per effetto di un vento che nasceva dalla convinzione che la “politica” è una componente intossicata dalle pressioni di parte, mentre la “burocrazia” rappresenta la neutralità e l’imparzialità, sono sorte correnti di pensiero che hanno portato, persino, alla creazione di sistemi, definiti “soft low”, cioè leggi leggere, la cui leggerezza indicava solo la possibilità di spostare la funziona legislativa, dal soggetto naturale (il Parlamento) a una serie di organi burocratici che avrebbero dovuto assicurare maggiore velocità decisionale, imparzialità e flessibilità.

Gli effetti della burocrazia sull’efficienza della Pubblica amministrazione

Il risultato, oggi sotto gli occhi di tutti, è stato un vero disastro, con effetti catastrofici, sia sull’efficienza del sistema, sia sull’efficacia dell’azione amministrativa, sia sulla complessità decisionale. Per non parlare del clima di sospetto o conflitto tra le Amministrazioni che intossica le relazioni tra le Pa e restituisce un’incertezza normativa sul quadro normativo e istituzionale, senza precedenti nella storia del nostro Paese.

Pareri, circolari e linee guida: quando la burocrazia sostituisce la legge

La questione è ancora più grave se si osserva dalla prospettiva di quegli enti che “teoricamente” sarebbero dotati di “autonomia locale”, ma che in realtà spendono tempo e risorse per soddisfare adempimenti, prescrizioni e richieste di altro genere, che non corrispondono a obblighi normativi, ma sono contenuti in pareri, circolari, linee guida e deliberazioni ecc. Ci fu un periodo, che ci auguriamo trascorso e senza ritorno, in cui l’Autorità anticorruzione aveva inventato gli “orientamenti” che hanno il valore di una “pensata” a cui si aveva la pretesa di attribuire valore nella gerarchia delle fonti e così di interferire nelle interpretazioni normative, anche in contrasto con queste ultime. È così, per esempio, con i “comunicati” del presidente della stessa Autorità, con i quali, con allarmante leggerezza e disinvolta illegalità, si spostano termini fissati per legge. Per non parlare della “linee guida” che solo grazie all’intervento del Consiglio di Stato sono stati ridimensionati. Ma c’è anche il ricco mondo delle Faq, acronimo inglese che indica la risposta a un quesito, ma che nel nostro ordinamento ha assunto la veste di una nuova forma di produzione normativa, dietro il pretesto, non necessariamente autentico, della presentazione di un quesito. A poco vale la precisazione, più volte ribadita dalla Corte di Cassazione, che invita ad assicurare il dovuto rispetto alle fonti normative, sia per la certezza che il sistema richiede, sia per la inevitabile contraddizione che deriverebbe dal riconoscimento a ogni Ufficio centrale, di produrre proprie “pensate” con la pretesa che abbiano forza di legge.