Si chiude a Catania il progetto “Protetto. Rifugiato a casa mia” - QdS

Si chiude a Catania il progetto “Protetto. Rifugiato a casa mia”

redazione

Si chiude a Catania il progetto “Protetto. Rifugiato a casa mia”

giovedì 18 Aprile 2019 - 00:00
Si chiude a Catania il progetto  “Protetto. Rifugiato a casa mia”

CATANIA – Si è concluso alla fine di marzo il progetto “Protetto. Rifugiato a casa mia – Corridoi Umanitari” che ha visto la Caritas Diocesana di Catania ospitare, per circa un anno, cinque profughi eritrei (due donne e tre bambini) provenienti da un campo profughi in Etiopia. Un processo di inserimento dall’esito positivo all’interno della comunità cittadina che è stato curato dagli operatori dell’organismo diocesano con la collaborazione di tutta la rete Caritas. I cinque profughi, per l’intera durata del progetto, sono stati ospitati in un appartamento confiscato alla mafia e concesso alla Caritas in comodato gratuito dal Comune di Catania.
Ancora una volta Catania si è dimostrata solidale e accogliente. Il progetto si è concluso, infatti, con due bellissime notizie: la prospettiva della nascita di una nuova famiglia – una delle due signore presto convolerà a nozze con un eritreo già pienamente integrato in Città e con lui andrà a vivere assieme al figlio – e l’avvio di un percorso di grande speranza con l’accoglimento in un progetto di casa-famiglia per l’altra donna con i suoi due figli.

Il progetto, nato a livello nazionale in seguito a un protocollo firmato nel 2017 da Cei, Governo e Comunità di Sant’Egidio, mira a portare in sicurezza in Italia i richiedenti asilo considerati più vulnerabili per aiutarli, tramite comunità accoglienti, ad integrarsi, fornendogli anche supporto per la formazione professionale e modalità di orientamento nel mercato del lavoro. “La nostra rete – ha spiegato Salvo Pappalardo, responsabile delle Attività della Caritas di Catania – ha permesso ai protagonisti del progetto di seguire un percorso preciso e guidato, fatto di tante iniziative per conoscere la Città e le sue opportunità, senza dimenticare l’aspetto relativo all’istruzione e alla formazione. Siamo felici di aver contribuito a convogliare l’impegno di queste persone verso la realizzazione di una nuova vita in Europa”.
Tempo di bilanci, inoltre, per il progetto a livello nazionale. All’inizio di aprile, nel corso del convegno all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Caritas Italiana, in collaborazione con Caritas Ambrosiana, ha presentato il rapporto “Oltre il mare” che ha messo in fila tutti i dati relativi al programma umanitario avviato in seguito al protocollo d’Intesa sottoscritto nel 2017, che ha consentito l’arrivo in sicurezza in Italia di 500 richiedenti protezione internazionale che vivevano nei campi profughi di Etiopia, Giordania e Turchia.

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