Si al Redditometro lotta all’evasione - QdS

Si al Redditometro lotta all’evasione

Carlo Alberto Tregua

Si al Redditometro lotta all’evasione

martedì 22 Giugno 2021 - 00:00

Non si spenda più di quanto si guadagna

Si sono levati gli scudi contro la proposta del ministero dell’Economia e Finanze di reintrodurre il controllo delle spese di ogni cittadino, ragguagliandole alle relative entrate. Chi ha sollevato la protesta è il partito degli evasori, perché anche questi votano. Come vota il partito degli sfaccendati, che ricevono un assegno di assistenza pur non essendo ammalati o vecchi, come votano tutti i pubblici dipendenti incapaci, che non vogliono far niente, e così via enumerando quelle categorie di cattivi cittadini che – vedi caso – continuano a chiedere diritti, ma si guardano bene dall’elencare i doveri che li precedono.

È del tutto pacifico che se i redditi dichiarati sono cento, nessuno dovrebbe spendere più di tale cifra. Però, qualcuno potrebbe indebitarsi e quindi superare il limite. L’indebitamento comunque non potrebbe essere continuato nel tempo. Ecco perché con proporzionalità e ragionevolezza, l’Agenzia delle Entrate e Riscossione dovrebbe intervenire quando i redditi del contribuente, negli anni, non giustificano il suo stato patrimoniale né il suo tenore di vita.

Nel nostro Paese vi sono alcune anomalie uniche al mondo. Per esempio miliardi di cartelle esattoriali non incassate; entrate dei Comuni per quasi la metà non incassate; bilanci pubblici che sballano per squilibri strutturali e, soprattutto, una sproporzione fra i dati del reddito dichiarato dai cittadini di una regione ed il Pil prodotto in quella regione.

Per esempio, se in Sicilia il Pil prodotto in un anno è di circa ottanta miliardi e poi i redditi dichiarati sono di quaranta miliardi, è evidente che l’evasione è pari all’incirca alla differenza fra le due cifre.
L’esempio si potrebbe estendere al livello nazionale, anche se il calcolo è certamente rudimentale, ma nella sua semplicità dà un’indicazione pacifica.

Ecco perché, da più fonti e da più studi, viene determinata un’evasione annua complessiva intorno a cento miliardi. Se le imposte relative fossero incassate, il debito pubblico – arrivato al 31 maggio a 2.680 miliardi- comincerebbe a scendere, con ristoro degli interessi passivi sui Buoni del Tesoro.

L’evasione fiscale, unica al mondo, almeno di queste dimensioni, è stata sempre un gravissimo problema per le classi politiche, per i governi ed i parlamenti del dopoguerra.

A parole tutti hanno sempre promesso di intervenire con il rasoio per tagliare tale evasione, ma nei fatti queste parole non sono state mai convertite in leggi ed in sistemi di controllo operativi tali da contrastarla.
Solo qualche anno fa è stato inserito un provvidenziale meccanismo per cui le fatture non transitano direttamente dal fornitore all’acquirente, ma passano attraverso l’Agenzia delle Entrate. Lo stesso dicasi degli scontrini degli esercizi commerciali.

Sembra che questo nuovo meccanismo, inizialmente contrastato da alcune categorie economiche, abbia portato un beneficio di quattro o cinque miliardi nelle casse dello Stato.
Ci sono altri mezzi di contrasto all’evasione che sono forniti da tutte le banche dati relative ai conti bancari e conti titoli, nonché a tutte le espressioni di spesa, compresa quella per l’acquisto di auto, immobili, barche e simili.

A proposito di barche, continuano a circolare per i mari del mondo, ed anche nel nostro Mediterraneo, moltissimi yacht di venti, trenta, settanta metri per i quali gli armatori risultano residenti nei vari paradisi fiscali, che ci sono nel mondo e che ci saranno sempre, perché la corruzione, insieme alla prostituzione, è nata con l’uomo. Di fatto, i proprietari effettivi di tali barche risultano come noleggiatori, cioè ospiti a pagamento e quindi è difficile collegarli con la proprietà.

L’evasione totale però non è conseguente a queste manifestazioni di ricchezza, né ad altre – consistenti nell’acquisto di immobili, sottoscrizioni di capitali di società o di azioni, obbligazioni o altro – bensì all’evasione più minuta e di basso livello che però è apportata ad un numero enorme di contribuenti, che fa massa.

È evidente che bisogna quindi colpire la base della piramide, oltre che la fascia media ed i vertici, per portare a casa le imposte dovute.

Attendiamo la riforma del fisco promessa da Draghi per capire se saranno introdotti mezzi sicuri per debellare tale enorme piaga socio-economica.

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