Catania – L’acqua è la risorsa fondamentale per salvare l’agricoltura e l’economia della Sicilia e non solo. In un contesto in cui la siccità prolungata non è più un’anomalia stagionale ma una condizione strutturale, la risposta non può essere data solo da interventi emergenziali. È lungo questa direttrice che giovedì scorso, negli spazi di Isola Catania in piazza Cardinale Pappalardo, si è tenuta la presentazione del primo programma di accelerazione del Water-Smart Agrifood Systems Hub. Un passaggio di peso per l’innovazione locale. Eit Food, organismo europeo per la transizione agroalimentare, ha selezionato 65 startup per il programma Eit Fan 2026, distribuite in soli sei hub. Isola Catania è l’unico scelto in Italia e l’unico in Europa specializzato in modo verticale sul tema idrico nei sistemi agroalimentari. Si sono confrontate undici startup provenienti da dieci Paesi europei ed extra-UE, portando soluzioni mirate ad affrontare le diverse fasi del ciclo dell’acqua.
Startup e soluzioni innovative contro la siccità in Sicilia
Dall’Italia arriva Bead-Roots, che ha sviluppato un idrogel biodegradabile di derivazione vegetale in grado di trattenere l’umidità attorno alle radici. Da Israele la piattaforma Soilwiz, concepita per arginare il degrado da salinità provocato dall’abbassamento delle falde. Il monitoraggio predittivo vede in campo i sensori wireless della danese SoilSense, i controller autonomi a energia solare dell’ungherese Cornucopia Machines (operativi anche in totale assenza di rete internet) e la tedesca Botanist, specializzata nel micro-dosaggio idrico e nutrizionale. Su scala estensiva opera invece la tedesca Omega Space Technology, che integra immagini satellitari e algoritmi prescrittivi per ottimizzare i consumi su centinaia di ettari senza richiedere nuovo hardware.
La spagnola Clic Recycle propone soluzioni basate sul recupero dei capelli umani per creare pacciamature protettive e barriere idrofile contro gli inquinanti mentre l’olandese MycoFarming sfrutta la micotecnologia per depurare i reflui agricoli a bassissimo consumo energetico e la polacca Watertly adotta boe robotiche connesse per il controllo continuo degli invasi. Completano il quadro i moduli a ciclo chiuso della romena Masap e i sistemi indoor dell’olandese Farm 32, che consentono la produzione di ortaggi riducendo fino al 90% l’apporto idrico rispetto alle colture tradizionali.
La sfida dell’adozione sul campo
Il programma Eit fan non nasce come una semplice rassegna di pitch, ma come un banco di prova industriale. La selezione delle migliori tecnologie, che a fine percorso competeranno per i grant erogati dall’Unione eropea destinati alla validazione tecnologica, dipenderà fortemente dalla capacità di questi strumenti di integrarsi nei contesti reali. Se le soluzioni aeree e satellitari offrono un vantaggio immediato poiché non impongono costi di ammodernamento impiantistico agli agricoltori, le tecnologie chimico-biologiche e i sensori a basso costo rappresentano una risposta concreta per le criticità croniche dei terreni locali, come la desertificazione e l’ipersalinità.
A fare da cerniera tra i fondatori internazionali e il tessuto produttivo è stato il team di Isola, guidato da Antonio Perdichizzi, presidente di Isola Catania Impresa sociale Srl, a cui abbiamo chiesto se la tecnologia di queste startup abbia davvero la forza di scardinare il sistema dal basso o se rischi di schiantarsi contro la nostra infrastruttura umana. Sappiamo bene che in Sicilia la crisi idrica è figlia di inefficienze, reti colabrodo e dinamiche di potere consolidate, ma la tecnologia può davvero funzionare senza un preventivo e profondo cambio di mentalità? “Sono convinto di sì – ha detto Perdichizzi -. Le soluzioni che propongono queste imprese innovative sono rivolte nella maggior parte dei casi direttamente al singolo agricoltore o alla singola impresa, anche quelle piccole. Ovvero coloro che subiscono le inefficienze e le complessità del sistema. Non parliamo di grandi opere infrastrutturali, ma di prodotti e soluzioni che si possono applicare subito, a costo contenuto. Imparare a fare meglio con meno è un paradigma di sostenibilità, circolarità o ancor più semplicemente di buon senso. Per questo hanno partecipato alla giornata anche il Distretto del Cibo e Confagricoltura, per creare una connessione diretta con chi coltiva e custodisce i nostri campi e la nostra terra”.
Innovazione agricola e risparmio idrico, la sfida europea
Un confronto sostenuto dalla visione comunitaria, come ha recentemente ribadito Richard Zaltzman, ceo globale di Eit food, illustrando la strategia dei programmi di accelerazione europei: “Dobbiamo pensare a un cambiamento che faccia davvero la differenza. Per questo ci servono tre ingredienti fondamentali: la speranza, rappresentata dalle startup; l’ispirazione, data dagli agricoltori e dagli imprenditori pionieri; e infine le connessioni”. La partita che si è aperta a Catania va oltre la singola giornata di lavori, c’è l’opportunità concreta di trasformare un’emergenza vitale in un laboratorio permanente di ammodernamento colturale.

