La Sicilia punta a rafforzare il proprio ruolo di hub green del Mediterraneo, ma la transizione ecologica non si misura soltanto nella produzione di energia da fonti rinnovabili. La gestione dell’acqua è una delle condizioni essenziali per la sostenibilità del territorio, la tenuta delle attività produttive e la qualità dei servizi ai cittadini. Ridurre le perdite, rinnovare le condotte e completare le infrastrutture fognarie e depurative significa intervenire su una delle fragilità strutturali dell’Isola.
La crisi idrica ha reso ancora più evidente la necessità di investire sull’efficienza delle reti. In questo scenario si inseriscono i fondi del PR FESR Sicilia 2021-2027, attraverso l’Azione 2.5.1 dedicata al miglioramento del servizio idrico integrato. Il capitolo relativo alle reti potabili dispone di 47.028.596 euro, ripartiti tra il potenziamento delle infrastrutture di distribuzione e gli interventi per l’efficientamento e la riduzione delle dispersioni.
La programmazione ha raggiunto una tappa significativa il 17 giugno 2026, quando la Regione Siciliana ha pubblicato la graduatoria definitiva degli interventi ammissibili e finanziabili. Su 143 proposte presentate dalle Assemblee territoriali idriche (Ati) e da Siciliacque, 19 sono state ammesse al finanziamento per oltre 47 milioni di euro. Di questi, 40 milioni riguardano il potenziamento e la messa in sicurezza delle reti di distribuzione dell’acqua potabile, mentre poco più di 7 milioni sono destinati all’efficientamento delle infrastrutture e alla riduzione delle perdite. La Regione ha inoltre segnalato altri 41 interventi finanziabili, ma senza copertura economica disponibile al momento della pubblicazione della graduatoria. Fonte: Regione Siciliana.
Il passaggio decisivo resta quello che conduce dalla disponibilità delle risorse all’apertura dei cantieri. I decreti di finanziamento, le procedure di affidamento e i cronoprogrammi saranno determinanti per capire quando le opere potranno partire e quali benefici produrranno sul servizio.
Reti idriche, nel Catanese c’è Adrano
Tra i progetti ammessi figura un intervento dell’Ati Catania ad Adrano. È un dato che lega il programma regionale al territorio etneo, senza però consentire di estendere automaticamente il finanziamento all’intera provincia. Per valutare la ricaduta dell’opera occorrerà conoscere nel dettaglio gli interventi previsti, gli importi assegnati e i tempi di esecuzione.
Accanto alla disponibilità finanziaria, emerge il tema della governance. Giuseppe Rao, direttore di AMA Paternò, individua nella programmazione dell’ambito territoriale una condizione indispensabile per realizzare gli investimenti.
“Tutti questi finanziamenti che provengono dall’Europa richiedono un gestore unico, una convenzione valida, un piano degli interventi approvato, un piano d’ambito approvato e un metodo tariffario aggiornato”, afferma Rao, richiamando le criticità che, nella sua valutazione, ostacolano una pianificazione organica del servizio.
Il nodo riguarda anche il coordinamento dell’Assemblea territoriale idrica, chiamata a individuare le priorità e a costruire un quadro finanziario sostenibile. I fondi pubblici possono sostenere il rinnovamento delle infrastrutture, ma la gestione e una parte degli investimenti devono poggiare su una programmazione economica coerente, nella quale anche la tariffa svolge un ruolo.
Rao richiama inoltre i progetti esecutivi elaborati nell’ambito del PNRR per l’ammodernamento delle reti di Catania e del Calatino. Si tratta di interventi distinti dal PR FESR, il cui stato deve essere ricostruito attraverso gli atti dei singoli soggetti attuatori. Eventuali difficoltà di rendicontazione o di avanzamento vanno quindi verificate progetto per progetto, senza sovrapporre programmi finanziari differenti.
Sul fronte dei risultati immediati, alla domanda su quale riduzione delle perdite sia quantificabile nei successivi dodici mesi, Rao risponde: “No. Zero”. Una valutazione riferita al quadro di programmazione descritto nell’intervista, non una misura della dispersione idrica nell’intera Sicilia. Il dato richiama tuttavia la distanza che può ancora separare la disponibilità di risorse dalla capacità di tradurle in miglioramenti misurabili.
Fognature e depurazione, l’altra partita
La strategia per una Sicilia più sostenibile passa anche dal trattamento delle acque reflue. Il comparto fognario-depurativo dispone di una distinta dotazione di 109 milioni di euro nell’ambito della stessa Azione 2.5.1. Il finanziamento segue una procedura separata rispetto a quella per le reti potabili e non va sommato agli interventi idrici come se si trattasse di un unico programma di lavori.
Nel Catanese, Fabio Fatuzzo, commissario straordinario per la depurazione, ha illustrato nell’intervista un quadro di opere che interessa il capoluogo e diversi centri della provincia, tra cui Misterbianco, Acireale, Mascali, Adrano, Palagonia, Caltagirone e Militello.
Il percorso comprende progetti in differenti fasi amministrative, autorizzative e procedurali. Per trasformarli in cantieri occorre completare gli adempimenti necessari, avviare le gare e superare gli eventuali contenziosi. Le tempistiche indicate da Fatuzzo nell’intervista rappresentano previsioni e non possono essere considerate scadenze definitive per tutte le opere. Lo stato di ciascun intervento dovrà essere verificato attraverso gli atti aggiornati dei soggetti competenti.
Anche in questo caso la questione non è soltanto finanziaria. Il completamento delle reti fognarie e il potenziamento della depurazione incidono sulla tutela delle acque, sulla qualità ambientale e sulla possibilità di superare criticità che pesano sui territori. Risorse e progetti devono però tradursi in procedure concluse, lavori eseguiti e impianti funzionanti.
Hub green, la prova dei risultati
Reti idriche e depurazione sono due percorsi distinti, ma convergono nella stessa sfida: rafforzare le infrastrutture essenziali della Sicilia. Per il sistema potabile, il programma da oltre 47 milioni rappresenta un passaggio concreto della pianificazione regionale. Per il comparto fognario-depurativo, la verifica riguarda invece l’avanzamento delle procedure e la realizzazione delle opere previste.
Nel Catanese, il progetto di Adrano costituisce un tassello del programma regionale, mentre le criticità di governance richiamate da Rao indicano quanto la qualità della programmazione possa incidere sulla capacità di utilizzare le risorse. Sul fronte della depurazione, le indicazioni di Fatuzzo richiedono un monitoraggio puntuale delle gare e dei tempi di esecuzione.
La prospettiva della Sicilia hub green passa anche da qui. Non basta programmare investimenti: occorre rendere verificabili i risultati, dalla riduzione delle dispersioni al completamento delle reti, fino al miglioramento della continuità del servizio. È su questi indicatori, oltre che sulla spesa effettivamente sostenuta, che si potrà misurare l’impatto delle risorse europee sulla vita delle comunità e sulla sostenibilità del sistema produttivo regionale.
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