Tra i problemi più gravi che, da anni, flagellano la Sicilia, c’è sicuramente quello relativo alla presenza di amianto in numerose aziende presenti sul territorio di tutta l’Isola. L’amianto (o asbesto) è un gruppo di minerali naturali a struttura fibrosa della classe dei silicati. Un componente altamente cancerogeno, quasi una condanna a morte per i lavoratori che giornalmente si trovano esposti all’inalazione chimica, con migliaia di decessi registrati purtroppo in Trinacria. La pericolosità per la salute emerge poiché i materiali in esso contenuti possono rilasciare nell’aria fibre microscopiche invisibili a occhio nudo che, se respirate, danneggiano in modo grave e irreversibile l’apparato respiratorio, provocando l’insorgenza di terribili patologie come mesotelioma e tumori al polmone.
L’allarme di ONA al QdS: “Situazione gravissima in Sicilia”
Per discutere della situazione legata all’amianto in Sicilia il QdS.it ha intervistato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) che ha fatto il punto sui problemi che affliggono la nostra Isola: “In Sicilia sono stati installati impianti assolutamente nocivi per la salute umana, soprattutto per la presenza di grosse quantità di amianto – esordisce Bonanni – Parlo ad esempio di Fincantieri a Palermo, della raffineria di Gela, del petrolchimico di Priolo o della Valle del Mela. Sull’Isola si trova quello che noi abbiamo ribattezzato “triangolo della morte”, formato da Gela, Ragusa e Augusta, passando per Siracusa e le zone limitrofe. Ragusa è una provincia che offre straordinarie bellezze, ma tutto viene rovinato dall’amianto. Il problema principale riguarda il mesotelioma: abbiamo censito circa 2200 casi negli ultimi 26-27 anni, sino ad arrivare addirittura a 6500 decessi andando a ricomprendere i tumori al polmone che rappresentano la malattia più frequente in caso di inalazione da parte dei lavoratori in seguito a prolungata esposizione all’amianto. Ci sono anche i cancri a laringe e faringe, la svestosi: insomma, se si inala amianto vi è un’alta percentuale di letalità”.
“In Sicilia inesistente la tutela dei diritti dei lavoratori”
I lavoratori siciliani sono privi di difesa, venendo privati dei propri diritti e costretti a svolgere il proprio servizio senza essere tutelati, vittime sacrificali dell’amianto: “Il punto chiave alla base del problema in Sicilia è la bassa tutela dei diritti dei lavoratori. I cluster delle patologie tumorali si trovano in aziende inquinanti, questo perché l’Isola negli anni è divenuta sede di aziende le cui attività sono altamente dannose per la salute. Il paradosso è che determinati colossi producono il proprio PIL, ad esempio, in Lombardia e nel Lazio, salvo poi provocare inquinamento e decessi in Sicilia con le sedi satelliti. In Trinacria vi è e vi è stato un deficit a livello di politica e non parliamo di destra o sinistra: il Governo Regionale non ha mai saputo imporre la propria posizione da Regione a Statuto Speciale mancando nel riconoscimento dei pre-pensionamenti o nelle assenti assicurazioni per malattia”.
“La mobilitazione ONA: da 74 mesoteliomi certi nel 2008 a 116 emersi nel 2021”
ONA da tempo lancia gridi d’allarme e sin dal 2008 è in continua mobilitazione per spronare nella lotta ai tumori provocati da amianto: “Abbiamo attivato una mobilitazione a partire dal 2008 – continua il presidente Bonanni – Da quella data sono stati diagnosticati 74 mesoteliomi certi, mentre noi abbiamo fatto emergere circa 116 casi di cancro nel 2021 che erano rimasti sopiti. Sapete perché molte diagnosi non risultano in Sicilia? Perché i lavoratori, a causa dei problemi della sanità siciliana, vanno a tentare cure disperate al Nord e dunque i casi non risultano appartenere all’Isola”.
“Le possibili soluzioni per la lotta all’amianto: La Regione deve imporsi“
Abbiamo chiesto dunque ad ONA quali potrebbero essere le soluzioni per tentare di fermare l’escalation di casi di tumore legati all’inalazione di amianto da parte dei lavoratori in Sicilia. La risoluzione è complicata, ma si deve iniziare ad agire concretamente: “La soluzione è che la Sicilia faccia valere il suo statuto speciale, imponga il rispetto dei diritti dei nostri lavoratori di fronte all’INAIL che spesso li calpesta, si mobiliti per i civili e le Forze Armate di Augusta dinanzi al Ministero della Difesa, fino a giungere al riconoscimento dei diritti e dei risarcimenti in favore delle vittime e delle loro famiglie. Aggiungo che in Sicilia siamo indietro nelle bonifiche: la quasi totalità dei tumori insorgono nei luoghi di lavoro menzionati in apertura. Se, infatti, ci si reca nelle Madonie, dove non vi è praticamente traccia di amianto, nelle aziende non si registra alcun caso patologico. Attenzione anche alla fluoro-edenite, (inosilicati), noto soprattutto per la sua forma fibrosa e asbestiforme che comporta gravi rischi per la salute simili a quelli dell’amianto, presente nelle zone alle falde dell’Etna. Concludo, evidenziando, come sia assolutamente necessaria una migliore strutturazione della sanità siciliana con maggiori investimenti, evitando che i malati debbano emigrare a Roma e Milano per curarsi. Il mesotelioma richiede un approccio multidisciplinare e terapie di assoluto livello, cose che purtroppo mancano in Sicilia per via delle poche risorse. Per lottare contro l’amianto serve dunque l’implementazione delle bonifiche, imporre alle aziende del Nord di rispettare i diritti dei lavoratori siciliani, potenziare la sanità e incentivare gli enti previdenziali a riconoscere la malattia per ridurre questo stillicidio”.
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