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Sicurezza sugli autobus a Palermo, Mistretta (Amat): “Ci lavoriamo da 3 anni”. I sindacati: “Tocca alle istituzioni agire”

Sicurezza sugli autobus a Palermo, Mistretta (Amat): “Ci lavoriamo da 3 anni”. I sindacati: “Tocca alle istituzioni agire”
La linea 101 a Palermo

Dopo l’ultimo episodio di violenza nel quale un giovane ha puntato la pistola a un autista si torna a parlare del tema sicurezza. Il segretario regionale della Fit Cisl Sicilia, Dionisio Giordano sottolinea: “Non può essere un optional”

Torna caldo il tema della sicurezza sui mezzi pubblici urbani a Palermo. A fine giugno un giovane ha puntato la pistola a un’autista della linea notturna dell’Amat, l’azienda municipalizzata del trasporto pubblico del capoluogo regionale. È partita la denuncia e c’è stata la solidarietà del sindaco e delle istituzioni. In quell’occasione Roberto Lagalla disse: “Continueremo a sostenere, come abbiamo di recente già fatto a bordo dei mezzi Amat, ogni iniziativa utile a rafforzare la sicurezza del personale del trasporto pubblico e degli utenti”.

Ma questo è stato l’ultimo episodio in ordine cronologico che ha visto autisti degli autobus in difficoltà. E se i passeggeri generalmente si sentono sicuri pur lamentando la scarsa puntualità delle corse, l’azienda municipalizzata è dovuta correre ai ripari per migliorare questo aspetto questo a causa di tanti atti vandalici. Annunciato a gennaio assieme alle diverse misure sul piano sicurezza in città, il Panic Button che da qualche settimana ha fatto il suo debutto ufficiale sugli oltre 200 mezzi Amat. Questo dovrebbe servire a fare da deterrenza.

Mistretta: “Panic Button è un deterrente”

Giuseppe Mistretta, il presidente dell’Amat, contattato dal QdS, ha parlato del tema sicurezza e di questa novità, cioè il Panic Button commentando anche l’ultimo episodio di cronaca che ha riguardato un dipendente. “Stiamo lavorando sulla sicurezza da tre anni – sottolinea Mistretta –. Ora c’è il Panic Button che è un dispositivo collegato direttamente al canale telefonico dedicato delle forze dell’ordine. Una volta attivato l’intervento si concretizza in circa tre minuti”.

Mistretta aggiunge: “Abbiamo messo le paratie a bordo, schermato la cabina di guida dell’autista, più di questo è difficile fare. Ritengo che il nuovo dispositivo sia un deterrente. Lo abbiamo usato otto volte da quando è a nostra disposizione. Poi, certo, è chiaro: episodi come quello di una decina di giorni fa sono veramente difficili e complicati ma questo è un problema sociale comune in tutta Italia, purtroppo”.

Mentre sulla presenza del verificatore del biglietto a bordo osserva: “Il suo compito è proprio questo, unicamente di controllare se il tagliando è stato validato o se l’utente ne è sprovvisto”.

Giordano: “La sicurezza non può essere un optional”

Dal punto dei vista dei sindacati, Dionisio Giordano, segretario regionale della Fit (Federazione Italiana Trasporti) Cisl Sicilia, osserva: “Il tema c’è ed è ovvio che sia legato alle attrezzature e ai mezzi di contrasto che necessariamente si devono imporre. Comprendo che i costi siano un problema ma ragioniamo sulla salute e sulla sicurezza sul posto di lavoro. Il decreto sicurezza ha dato delle indicazioni precise: videosorveglianza e bodycam. C’è anche la control room con in gioco la geolocalizzazione. Sono costi. I maggiori problemi sul fronte aggressioni si sono verificati ai capolinea. E qui una riflessione: se il territorio fosse controllato avremo meno problemi. Diversamente si potrebbero modificare gli itinerari in alcune parti della città di notte per garantire lo svolgimento del servizio e della sicurezza”.

Giordano prosegue: “Servono costi per le attrezzature non solo nei mezzi pubblici ma anche nei posti sensibili come i capolinea. Il videocontrollo, però, prevede la procedibilità d’ufficio e questo semplifica di molto le denunce contro le aggressioni. Tutto, però, ruota attorno alle spese: lavorare di notte significa incrementare i costi. Amat è in difficoltà: non ha ancora rinnovato né il contratto di servizio, né il piano industriale, mancano gli autisti e quindi l’ordinario è già complicato, impossibile pretendere anche di aumentare i costi per l’emergenza”.

“Tocca alle istituzioni agire”

E quindi lancia un appello alle istituzioni: “Bisogna istituire in Prefettura non solo un tavolo sulla salute e sicurezza ma anche sul trasporto pubblico. Ma sul tema se mi chiedessero se servisse l’esercito in città per far diminuire gli episodi violenti e pericolosi direi senza esitazione Sì. Le norme ci sono ma sul campo c’è difficoltà di operare sui controlli. Tocca alle istituzioni discutere e agire. Ci deve essere apertura di ragionamento non limitato soltanto all’azienda che deve farlo. Su Amat, però, siamo in attesa di certezze sul futuro”.

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