Home » Editoriale » Sindaci competenti non partitocrati

Sindaci competenti non partitocrati

Sindaci competenti non partitocrati

Cittadini eleggano cittadini

La questione che poniamo oggi non sembra calata nella realtà. Invece lo è perfettamente perché dalle nostre inchieste giornalistiche risulta con chiarezza una deficienza generale nella conduzione delle amministrazioni comunali, in quanto spesso i sindaci eletti non sono adeguati alla loro delicata funzione, che è quella di produrre i migliori servizi per i propri cittadini, utilizzando le risorse disponibili.

Organizzazione, obiettivi e cronoprogramma: cosa manca alle amministrazioni comunali italiane

Perché si coniughi l’ottimizzazione dei servizi con le risorse che vi sono, occorre che vi sia un’organizzazione efficiente e professionale, in modo che l’apparato funzioni senza intoppi. Perché ciò accada è necessario che vi sia un programma concreto che comprenda l’elencazione degli obiettivi da raggiungere anno per anno e il relativo cronoprogramma, per cui saranno i risultati a misurare l’efficienza e l’efficacia di chi opera all’interno di un’amministrazione comunale.

Si obietterà subito che il sindaco, gli assessori da lui nominati e il Consiglio comunale sono organi politici che non si dovrebbero occupare dell’amministrazione, alla quale sono preposti il segretario comunale, i dirigenti delle diverse branche e i loro sottoposti.

Sindaci incompetenti e burocrazia al comando: chi decide davvero nelle amministrazioni locali

Vero quanto precede, ma è anche vero che se sindaco e assessori non hanno competenze, di fatto l’amministrazione e le relative decisioni vengono prese dall’apparato burocratico. Solo chi è competente capisce quali siano i problemi e quali le migliori soluzioni per risolverli. Per essere competenti occorrerebbe che i sindaci e possibilmente gli assessori avessero fatto corsi di management nelle migliori università nazionali ed estere.

Anche se per essere eletti a un ruolo istituzionale basta sapere leggere e scrivere, nell’era in cui vi è una trasformazione digitale profonda e una diminuzione delle risorse naturali disponibili, non è più possibile che a queste competenze basiche non si associ una competenza organizzativa e funzionale affinché la macchina e il suo motore girino bene. Girare bene, appunto, significa produrre servizi migliori e più idonei al soddisfacimento dei bisogni della popolazione.

Semplice a dirsi, difficile a farsi.

Società civile al posto dei partiti: la regola etica per eleggere sindaci davvero competenti

La prima regola che si dovrebbe inserire nelle elezioni – regola etica e possibilmente politica – sarebbe che i candidati non appartengano ai partiti politici, ma siano l’espressione della cosiddetta “società civile”, cioé di tutte quelle professioni e mestieri nei quali cittadine e cittadini hanno dimostrato di saper fare. Per cui, le liste dovrebbero essere formate da soggetti meritevoli, soggetti che del merito hanno fatto il centro delle loro attività extra-politiche.

Insomma, si dovrebbe realizzare un circuito virtuoso secondo il quale cittadini eleggono altri cittadini, piuttosto che personaggi che appartengono a partiti e che quindi, quando si insedieranno, si occuperanno di quegli interessi di parte e non degli interessi generali.

Ulteriore osservazione potrebbe essere che le persone, espressione dei partiti, siano persone perbene e che quindi, nonostante la loro provenienza, sappiano fare bene il loro “mestiere” di sindaci o assessori comunali.

Partiti, conflitto d’interesse e voto: perché la democrazia locale resta irrisolvibile

Ma i partiti che ci stanno a fare? La domanda è pertinente. Tuttavia, non vi è dubbio che quando vi è un sindaco che appartiene a Fratelli d’Italia, al Partito democratico, a quello dei Verdi o a un altro, deve rispondere al suo segretario nazionale per certe decisioni, che potrebbero non essere d’interesse della collettività. E, nel conflitto d’interesse, è lecito supporre che prevarrà quello di parte o del partito.

La questione che poniamo alla vostra attenzione è abbastanza semplice e, al tempo stesso, altrettanto irrisolvibile, per la ragione che per essere eletti ci vogliono i voti e i raccoglitori di voti sono i partiti, in quanto i cittadini hanno rinunciato al loro ruolo di fonte del potere, che è quello del Popolo. Per cui vanno a votare perché qualcuno ha chiesto loro di farlo e non perché hanno la coscienza di scegliere il miglior candidato possibile per il ruolo di sindaco, con la propria testa e non con quella degli altri.

Non va trascurato neanche il ruolo importante del Consiglio comunale, nel quale si concentrano ancora di più i rappresentanti dei partiti e non i rappresentanti dei cittadini. La questione è risolvibile? Non sembra!