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”Slow Wine 2027″: assegnati a Milano i sette Premi Speciali

”Slow Wine 2027″: assegnati a Milano i sette Premi Speciali

Da Rivella a Occhipinti, riconoscimenti a vignaioli e Cantine

Milano, 19 ott. (askanews) – Sette riconoscimenti a produttori e realtà vitivinicole che hanno fatto della coerenza produttiva, della sostenibilità ambientale, dell’accoglienza e dell’impegno sociale elementi centrali della propria attività. Sono i Premi Speciali di ‘Slow Wine 2027’, assegnati al Superstudio Maxi di Milano durante la presentazione della 17esima edizione della guida di Slow Food Editore. La giornata ha riunito vignaioli, operatori e appassionati e si è conclusa con una grande degustazione di oltre mille vini proposti da 450 produttori provenienti da tutta Italia. L’incontro è stato anche l’occasione per approfondire le trasformazioni del settore e presentare le prospettive della prossima ‘Slow Wine Fair’, in programma a Bologna dal 21 al 23 febbraio 2027.

Il Premio alla Carriera è stato assegnato a Teobaldo Rivella, vignaiolo piemontese che ha attraversato oltre sessant’anni di vendemmie mantenendo una dimensione produttiva familiare. Il riconoscimento, sostenuto da Winterhalter, valorizza una scelta professionale fondata sulla continuità e sulla possibilità di vivere del proprio lavoro senza perseguire necessariamente la crescita delle dimensioni aziendali. ‘Ho fatto più di sessanta vendemmie e il tempo è volato. Ho avuto la fortuna di seguire una passione che curavo fin da bambino. Quando ho potuto avere due ettari di terreno un sogno si è realizzato’ ha raccontato Rivella, precisando che ‘in questi anni non mi sono ingrandito: è la dimensione che potevo gestire con l’aiuto di mia moglie. Ho visto tante mode passare, tanti modi di fare il vino. Io non so se ho fatto bene, ho sempre seguito le mie idee. Ho rinunciato alla chimica e ho continuato semplicemente a coltivare la terra e a fare il vino nel modo in cui credevo’.

Alla Puglia è andato il Premio alla Novità dell’anno, sostenuto da Bormioli Luigi, attribuito a Nicola Siriaco per aver trasformato l’azienda agricola di famiglia in un progetto vitivinicolo personale. Dopo un’esperienza in Borgogna, il produttore ha adottato un approccio basato sull’osservazione delle singole parcelle, applicandolo alle condizioni agronomiche e climatiche del territorio pugliese. Tra i risultati di questo percorso figura il Negroamaro ‘La Gariga’, espressione di uno stile distante dalle interpretazioni più concentrate e strutturate del vitigno. ‘Dall’esperienza in Borgogna non ho voluto copiare un metodo o un protocollo; ho preferito mettermi in ascolto, osservando come l’uva venga letta e vinificata parcella per parcella’ ha spiegato Siriaco. Il vignaiolo ha anche rivolto un appello ai mercati affinché riconoscano la capacità dei vini pugliesi di superare lo stereotipo di produzioni pesanti e difficili da bere, sottolineando il contributo della famiglia alla realizzazione del progetto.

Il Premio al Giovane Vignaiolo, sostenuto da Guala Closures, è stato conferito a Nikolas Juretic, produttore del Friuli-Venezia Giulia che ha maturato una significativa esperienza nella gestione dei vigneti lavorando con Simonit & Sirch, realtà specializzata nella formazione sulla potatura della vite. Juretic ha sviluppato una produzione basata sulla vinificazione separata delle singole parcelle e ha contribuito alla nascita di ‘Senza Meja’, progetto che riunisce una nuova generazione di vignaioli friulani e sloveni. ‘La prima cosa che si capisce dopo un’esperienza simile è che non c’è solo un modo o non c’è il modo ideale per gestire una vigna, ma ne esistono tantissimi’ ha osservato, aggiungendo che ‘la famosa retorica del vino che si fa in vigna non è del tutto completa: oggi dobbiamo capire meglio il valore di tutti gli aspetti che concorrono a fare un buon vino’. Da questa convinzione deriva la scelta di dedicare alla vinificazione la stessa attenzione riservata al lavoro agronomico.

Per l’Accoglienza in cantina è stata premiata Ca’ Rugate, azienda veneta che ha sviluppato un’offerta di ospitalità articolata tra museo del vino, visite ai vigneti, fattoria didattica e fattoria sociale. Il riconoscimento, sostenuto da Reale Mutua, riguarda la capacità di rendere accessibile la cultura vitivinicola a pubblici differenti, attraverso attività che affiancano alla conoscenza del prodotto quella della storia agricola e sociale del territorio. Michele Tessari ha spiegato che la Cantina è aperta sette giorni su sette e accoglie ogni anno circa 24mila visitatori, grazie anche a un investimento specifico nella formazione del personale. ‘Avere visitatori con sensibilità differenti fa capire quanto sia calamitante il mondo del vino e quanto sia bello e importante saperlo raccontare’ ha affermato Tessari, rimarcando il valore di una comunicazione che non si limiti agli aspetti strettamente enologici.

La dimensione sociale della viticoltura è stata al centro del Premio Slow Wine Coalition alla Solidarietà, assegnato a Clarabella, realtà lombarda impegnata nell’inserimento lavorativo di persone con fragilità psichiatrica. L’attività agricola e vitivinicola è utilizzata come strumento per favorire il recupero dell’autonomia e la partecipazione alla vita professionale. ‘Le persone che coinvolgiamo sono assunte dall’azienda, diventano colleghi, non parliamo di tirocini’ ha precisato Alessandro Mogavero, responsabile della cascina e della produzione. Il riconoscimento valorizza un modello nel quale la funzione sociale dell’impresa non sostituisce l’attenzione alla qualità del vino, ma ne accompagna il lavoro quotidiano. Sul versante ambientale, il Premio per la Viticoltura Sostenibile, sostenuto dal Gruppo Saida, è andato alla Cantina altoatesina Thomas Niedermayr, che ha scelto di puntare sui vitigni resistenti alle principali malattie fungine della vite, riducendo il ricorso ai trattamenti fitosanitari. Una decisione che ha comportato anche l’estirpazione di vecchi impianti e la trasformazione del maso in un luogo di sperimentazione agronomica. Marlene Ausserer, che conduce l’azienda assieme a Thomas Niedermayr, ha spiegato che varietà come Solaris, Bronner e Souvignier Gris consentono di limitare drasticamente gli interventi di difesa e i passaggi dei mezzi agricoli. L’obiettivo è mantenere elevata la qualità dei vini e la loro capacità di evoluzione, favorendo contemporaneamente la biodiversità attraverso la presenza di erbe, fiori, alberi da frutto e animali.

Ad Arianna Occhipinti è stato assegnato il Premio per la Vitalità del Suolo, sostenuto da eVISO, per il lavoro condotto a Vittoria (Ragusa) nella tutela della fertilità dei terreni e nella difesa del territorio dagli effetti dell’abbandono, dei rifiuti, della plastica e dei roghi. La produttrice siciliana ha richiamato l’attenzione sul rapporto tra sostanza organica, biodiversità e capacità dei suoli di trattenere l’acqua, particolarmente importante nelle aree soggette a siccità. ‘Questa terra mi ha insegnato che ogni suolo ha un suo equilibrio, e che coltivare significa prima di tutto imparare a conoscerlo, capire i suoi limiti e lavorare a partire da quelli’ ha dichiarato Occhipinti. Per la vignaiola, la conservazione della vitalità del suolo riguarda anche la possibilità di contrastare l’abbandono delle campagne e garantire la trasmissione delle competenze agricole alle nuove generazioni.

Durante la presentazione è stato inoltre illustrato un progetto sviluppato in collaborazione con il gruppo industriale CNH Industrial, dedicato ai trattori di nuova generazione. L’iniziativa prende in esame soluzioni tecnologiche finalizzate a ridurre i consumi energetici e il compattamento del terreno, migliorando contemporaneamente la sicurezza degli operatori agricoli.

Accanto alla consegna dei premi, l’incontro milanese ha affrontato le difficoltà economiche e produttive della vitivinicoltura italiana, con particolare attenzione alla redditività delle aziende e al futuro dei vigneti collinari e montani, spesso più costosi da coltivare ma importanti per la conservazione del paesaggio e delle comunità rurali. ‘La contraddizione è che continuiamo a difendere la quantità mentre rischiamo di perdere valore’ ha affermato il curatore della guida Giancarlo Gariglio, chiedendo regole più coerenti, uno schedario viticolo attendibile e controlli capaci di contrastare le pratiche che nascondono le eccedenze. Gariglio ha inoltre sollecitato maggiori investimenti nella ricerca agronomica, osservando che gelate, grandinate, peronospora, siccità ed eventi meteorologici estremi possono compromettere una parte considerevole del raccolto quando le aziende hanno già sostenuto gran parte dei costi di produzione. Nella sua analisi, la riduzione delle rese dovrebbe accompagnarsi alla tutela dei territori più fragili e a una maggiore diffusione delle conoscenze scientifiche, in particolare quelle dedicate alla gestione dell’acqua, alla fertilità del suolo e alla biodiversità. Ha inoltre richiamato la necessità di considerare prioritaria nelle politiche viticole la ricerca a tutela del suolo e della biodiversità, che, non essendo brevettabile, richiede uno specifico sostegno pubblico.

Il confronto sulle prospettive della filiera proseguirà alla sesta edizione della ‘Slow Wine Fair’, organizzata da Slow Food insieme con BolognaFiere. Tra le questioni che saranno affrontate figurano la vinificazione illegale delle uve da tavola, lo sfruttamento del lavoro, l’abbandono delle aree viticole più difficili e i problemi della ristorazione, dalla carenza di personale al rischio di standardizzazione dell’offerta. ‘La prossima edizione della ‘Slow Wine Fair’ vuole guardare al mondo del vino nella sua complessità: il mercato, la ricerca di nuovi linguaggi, la professionalizzazione delle figure che animano la filiera, ma anche le sue tante contraddizioni’ ha dichiarato Federico Varazi, vicepresidente di Slow Food Italia, indicando nella manifestazione un luogo di confronto tra produttori, distributori, ristoratori e consumatori. Rossano Bozzi, direttore della Business Unit Heritage di BolognaFiere, ha posto l’accento anche sulla dimensione commerciale dell’appuntamento, che punta a facilitare l’incontro con gli operatori professionali, ampliare le opportunità sui mercati internazionali e favorire l’ingresso dei vini nelle carte di ristoranti ed enoteche.

Alla presentazione della guida ha fatto seguito la degustazione dei vini selezionati, con il contributo dei sommelier della Federazione italiana sommelier albergatori e ristoratori (Fisar), che collabora con ‘Slow Wine’ da dodici anni e ne utilizza il volume come testo didattico nei propri corsi.