Telefonini ai raggi X e autopsia. La procura della repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto, nel Messinese, dà un’accelerazione all’inchiesta sulla morte di Jasmine Chowdhury, la specializzanda palermitana di 31 anni trovata morta il 2 ottobre nell’abitazione di via Catili. Inchiesta che vede indagato il compagno della donna.
Disposti due accertamenti tecnici irripetibili
Il sostituto procuratore, Veronica De Toni, ha ordinato due accertamenti tecnici irripetibili. Saranno necessari per dare le risposte sull’accaduto ricostruendo quanto accaduto nelle ultime ore della giovane. Si tratta dell’analisi forense dei telefoni cellulari sequestrati nell’appartamento e l’autopsia.
L’analisi forense sui cellulari
Oggi, 6 ottobre, il primo esame negli uffici della procura di Barcellona Pozzo di Gotto. È stato nominato consulente tecnico Antonino Biondo, incaricato di procedere all’elaborazione di una copia forense dei telefoni cellulari rinvenuti nella disponibilità dell’indagato e della vittima e sottoposti a sequestro.
Si tratta di un accertamento considerato dalla procura non ripetibile per il concreto rischio che elementi utili alla ricostruzione dell’accaduto possano disperdersi o non essere più recuperabili.
L’esame dei dispositivi potrebbe consentire agli investigatori di ricostruire contatti, comunicazioni e attività della coppia. L’attenzione sarà rivolta sulle ore che hanno preceduto la morte di Jasmine. I telefoni erano già stati sequestrati durante gli accertamenti nell’abitazione, insieme ad altri elementi ritenuti utili alle indagini.
L’autopsia il 7 ottobre
Domani, invece, 7 ottobre alle 8.30, è previsto il conferimento dell’incarico per l’autopsia. La procura ha ratificato la nomina di Elvira Ventura Spagnolo, medico legale dell’istituto di Medicina Legale del Policlinico, già intervenuta durante l’ispezione cadaverica.
L’esame autoptico, insieme agli accertamenti tossicologici, stabilirà con precisione le cause del decesso e servirà a verificare la presenza eventuale di sostanze nel corpo della 31enne.
Ad ora, l’ipotesi di una morte collegata all’assunzione di oppioidi sarebbe emersa nelle prime fasi dell’inchiesta. Gli esami dovranno fornire risposte anche sul riferimento al fentanyl, emerso dalle dichiarazioni rese agli investigatori dal compagno della donna.
Il compagno rimane indagato
Nell’inchiesta c’è un indagato: il compagno della 31enne, 29enne originario di Brindisi, che si trovava nell’abitazione e aveva chiamato il 118 dopo essersi accorto dell’aggravamento delle condizioni della donna.
Il giovane – assistito dal suo legale Giuseppe Ciminata – è stato ascoltato dagli investigatori e in procura. La sua posizione è legata a ipotesi di reato in relazione alla detenzione di sostanze stupefacenti e alla morte come conseguenza di altro delitto. Ad ora non è stato disposto alcun fermo per l’uomo che era anche in cura col Serd per problemi di tossicodipendenza.
Nel corso delle perquisizioni nell’abitazione, i carabinieri hanno sequestrato diversi farmaci e materiali ritenuti utili all’inchiesta, tra cui flaconcini di morfina, midazolam e levometadone riconducibili al percorso terapeutico seguito dal 29enne presso il Serd (il servizio per le dipendenze) di Brindisi. Gli investigatori hanno inoltre acquisito il relativo piano terapeutico.
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