Un giro tra gli stabilimenti della Playa di Catania per verificare le segnalazioni dei cittadini sul libero accesso al mare. Poi, in uno dei lidi visitati, i toni si esasperano: minacce, spinte e un inseguimento, secondo quanto raccontato e documentato in video da Matteo Hallissey. Il presidente di +Europa, però, al momento ha scelto di non presentare denuncia. “La Questura di Catania ci ha contattati e si è subito resa disponibile”, spiega.
L’episodio catanese è solo una tappa di una campagna che negli ultimi mesi ha portato Hallissey in diverse località italiane: da Mondello a Ostia, passando per Livorno e San Benedetto del Tronto. Al centro ci sono il diritto di accesso al mare, il peso delle concessioni balneari, i canoni e la quantità di spiagge libere. Prima di entrare nel merito di quanto accaduto alla Playa, Hallissey ricostruisce il percorso che ha riportato in Sicilia la campagna sulle spiagge.
“La nostra esperienza sulle spiagge siciliane – racconta il presidente di +Europa – è iniziata l’anno scorso con il caso di Mondello. In quell’occasione, insieme a Ismaele La Vardera, avevamo chiesto innanzitutto la rimozione dei tornelli presenti sulla spiaggia. Dopo diversi mesi abbiamo ottenuto la loro rimozione in Sicilia, salvo alcuni casi in cui queste strutture sono rimaste nonostante il divieto, come abbiamo riscontrato recentemente a Isola delle Femmine”.
Una presa di posizione che ha portato alla ribalta una storia che andava avanti da anni. “Quella è stata una prima conquista – aggiunge il politico -. A Mondello, però, resta aperta una questione più ampia, legata alla Italo-Belga, sulla quale attendiamo una risposta proprio in queste settimane. Quest’estate abbiamo quindi deciso, nell’ambito della nostra campagna nazionale, di tornare in Sicilia facendo tappa sia a Catania sia a Palermo, per capire quali problemi fossero ancora presenti”.
Hallissey, torniamo a Catania. Può ricostruire quello che è successo alla Playa, dal vostro arrivo fino al momento in cui siete stati costretti ad allontanarvi?
“Siamo andati alla Playa per verificare di persona alcune segnalazioni ricevute dai cittadini. Abbiamo provato ad accedere a diversi stabilimenti semplicemente per fare una passeggiata o un bagno, senza utilizzare lettini, ombrelloni o altri servizi. In più casi abbiamo avuto difficoltà a entrare. Alcuni stabilimenti indicano anche sui propri siti la necessità di pagare, in media cinque euro, soltanto per accedere. Abbiamo quindi voluto verificare la situazione sul posto e abbiamo riscontrato problemi nel garantire il libero accesso e transito e la possibilità di raggiungere il mare per fare un bagno. Il caso più grave è stato in un noto lido: lì siamo stati anche aggrediti, come si vede nel video”.
Secondo il vostro racconto, al lido la situazione è degenerata tra minacce, spinte e un inseguimento. Dopo quanto accaduto avete presentato denuncia o querela? E avete chiesto l’intervento delle forze dell’ordine?
“Al momento non abbiamo presentato denuncia. La Questura di Catania ci ha contattati e si è subito resa disponibile per qualsiasi necessità, in maniera molto corretta. Per ora abbiamo scelto di non procedere per vie legali. Cerchiamo di farlo il meno possibile nei confronti dei singoli lidi, salvo i casi più gravi in cui abbiamo subito vere e proprie aggressioni fisiche. Il nostro obiettivo è soprattutto segnalare i problemi che ci vengono raccontati dai cittadini e chiedere alle istituzioni di intervenire”.
Catania e Mondello non sono casi isolati: avete visitato anche altre località italiane. Quali sono state le situazioni più problematiche che avete incontrato? E quali criticità si ripetono più spesso da una località all’altra?
“Quello che osserviamo molto spesso sono stabilimenti i cui gestori sembrano ormai ritenersi al di sopra delle regole, o comunque pensano di poter rimanere impuniti, arrivando a raccontare quelle spiagge quasi come se fossero di loro proprietà. Ci capita di trovare cartelli con scritto ‘proprietà privata’, divieti persino di portare cibo o una borsa frigorifera da casa e, naturalmente, difficoltà ad accedere liberamente al mare. Il problema diventa ancora più evidente nelle città dove c’è pochissima spiaggia libera: è il caso, per esempio, più di Palermo che di Catania. In alcune regioni abbiamo trovato ancora persino i tornelli: per esempio, il caso di Livorno. Poi c’è una questione più generale, che è quella di avvicinarci agli standard europei. In Paesi come Francia e Spagna, secondo i dati a cui facciamo riferimento, almeno l’80% delle spiagge è libero. In Italia, invece, in alcune zone gli stabilimenti hanno un impatto molto più forte sulle coste”.
Siete stati anche a Ostia e a San Benedetto del Tronto. Avete riscontrato un problema comune in tutta Italia oppure la situazione cambia molto da Regione a Regione e persino da Comune a Comune?
“Ci sono grandi differenze, perché oggi Regioni e soprattutto Comuni possono già fare moltissimo. Gli amministratori locali hanno una responsabilità e credo che quelli che vogliono davvero essere all’avanguardia possano mettere in campo già oggi cambiamenti importanti”.
Che cosa può fare già domani un sindaco senza aspettare nuove leggi nazionali?
“C’è, per esempio, il caso del Comune di Roma che, nonostante a Ostia abbia dovuto affrontare situazioni molto complesse, anche legate alla criminalità organizzata, ha fatto le gare garantendo più spiagge libere e libere attrezzate. Per gli stabilimenti messi a gara hanno vinto imprese locali e molte strutture hanno già riaperto. Un altro esempio è Bacoli, in Campania. Il sindaco Josi Della Ragione sta portando il Comune verso l’80% di spiagge libere, cambiando radicalmente quella che era la gestione precedente del litorale. Gli amministratori locali, quindi, possono già fare molto. È un peccato che il Governo non dia invece linee guida nazionali e voglia continuare a prorogare le attuali concessioni”.
Esiste, secondo lei, un punto di equilibrio tra il diritto di tutti ad accedere gratuitamente al mare e quello dei concessionari a organizzare e tutelare i servizi destinati ai propri clienti? Dove dovrebbe essere fissato questo confine?
“Un punto di equilibrio può esserci. Noi non siamo contro gli stabilimenti in sé. Crediamo però che debbano esserci molte più spiagge libere e spiagge libere attrezzate, insieme a stabilimenti con diverse fasce di prezzo e concessioni assegnate attraverso le gare. All’interno degli stabilimenti deve essere garantito il libero accesso a chi vuole semplicemente raggiungere il mare per fare un bagno, passeggiare o transitare, senza dover pagare. Con personale adeguatamente formato si può comunque garantire l’ordine e gestire i servizi destinati ai clienti. C’è poi un altro problema che riscontriamo più in generale. In molti lidi troviamo personale che lavora in condizioni molto precarie, con situazioni di lavoro nero o grigio. Anche i lavoratori, quindi, molto spesso si trovano in condizioni almeno parzialmente irregolari”.
Sul fronte dei controlli, chi dovrebbe assumersi maggiori responsabilità: Comuni, Regioni, Capitanerie di porto, Guardia costiera o altre autorità? E ritiene che servirebbero regole e controlli più uniformi a livello nazionale?
“Nel caso specifico della Sicilia, la Regione potrebbe fare moltissimo, anche perché ha competenza esclusiva sul demanio e quindi sulle spiagge. Potrebbe fare una vera e propria rivoluzione. Ci sono già state sentenze che hanno dichiarato illegittime le proroghe delle concessioni in Sicilia e stabilito la necessità di procedere con le gare. Ripartire dai bandi dovrebbe essere il minimo, ma il presidente Schifani non mi sembra affatto orientato in questa direzione. Credo che servano anche linee guida chiare a livello nazionale. Il ministro Salvini si era impegnato a predisporre un bando-tipo nazionale, con indicazioni comuni su come svolgere queste gare, ma poi non lo ha più pubblicato. A mio avviso questo significa continuare a favorire la lobby dei balneari. Poi c’è il tema delle risorse. Credo che una parte maggiore di quello che viene incassato dagli stabilimenti debba rimanere sui territori. Oggi i canoni finiscono nelle casse dello Stato. Sarebbe importante che queste entrate potessero andare maggiormente ai Comuni, che potrebbero utilizzarle anche per gestire le spiagge libere e quelle libere attrezzate. E infine il problema dell’entità dei canoni: oggi sono molto bassi. Parliamo, in media, di circa 6 mila euro l’anno per stabilimento, cioè circa 500 euro al mese”.
Se domani potesse indicare al Governo tre interventi concreti e immediati da realizzare sulle spiagge italiane, quali sceglierebbe?
“La prima cosa sarebbe smetterla con le proroghe, procedere con le gare e dare linee guida nazionali che favoriscano, a livello locale, una maggiore presenza di spiagge libere. Credo molto nel modello delle spiagge libere attrezzate: lascia a chi vuole la possibilità di fruire liberamente del mare e permette, invece, a chi lo desidera di prendere un ombrellone o un lettino. Il secondo intervento sarebbe aumentare i canoni, portandoli a livelli adeguati. Oggi, secondo i dati a cui facciamo riferimento, l’Italia incasserebbe circa 150 milioni di euro dai canoni degli stabilimenti e circa 30 milioni non verrebbero neppure riscossi. Parliamo, a mio avviso, di cifre troppo basse rispetto al valore delle concessioni. Il terzo punto riguarda l’informazione. Servirebbe una campagna nazionale per far conoscere meglio ai cittadini i diritti e le libertà che hanno sulle spiagge. Questo vale anche per i turisti stranieri, che spesso restano sorpresi dalla situazione che trovano sulle nostre coste”.
Ha già sottolineato la necessità di informare meglio i cittadini sui loro diritti. Sul piano concreto, però, cosa manca di più oggi: controlli più frequenti oppure sanzioni realmente efficaci per chi ostacola o impedisce l’accesso al mare?
“Credo che il lavoro più importante sia far conoscere ai cittadini la situazione e i loro diritti. Come hanno sempre sostenuto liberali e radicali, bisogna ‘conoscere per deliberare’. Anche attraverso le nostre iniziative abbiamo cercato di sensibilizzare migliaia, e in alcuni casi milioni, di persone che hanno visto quello che abbiamo fatto e hanno potuto capire meglio quali diritti hanno sulle spiagge. Io stesso ne ho realizzate molte insieme a Ivan Grieco, ma credo che serva un impegno a livello nazionale, da parte del Governo. Chiaramente servono anche le sanzioni. Ma dobbiamo soprattutto cambiare mentalità e uscire da questa difesa delle lobby”.
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