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“Spieghiamo ai figli che la vita è dura”

“Spieghiamo ai figli che la vita è dura”
Nonni nipoti – Nonno e nipote – Infanzia – Genitori e figli – Imagoeconomica

Smartphone, mancanza di obiettivi e assenza di sacrificio: l’educazione che manca

Francesco Alberoni, un noto sociologo degli anni Ottanta, ha scritto un articolo sul Corriere della Sera che è rimasto negli annali per la sua sinteticità ed efficacia, intitolato: “Spieghiamo ai figli che la vita è dura”.

Anche allora la questione su come educare i figli era presente a quella generazione. Se prima i metodi educativi erano troppo duri, ora si può dire che sono inesistenti. Inoltre, l’avvento nelle società e fra i giovani di quello strumento indefinibile che è lo smartphone, non aiuta.

Infatti, essi, così come gli adulti, ritengono di avere il mondo della conoscenza nelle loro mani solo perché possono chiedere qualunque cosa e avere risposte. Il guaio è che tali risposte non sempre vengono classificate nella testa di ognuno, in quanto mancano le necessarie conoscenze per decodificare le informazioni che si assorbono.

Il progetto di vita come base dell’educazione

“Spiegare ai figli che la vita è dura” significa non poggiarsi sugli allori, significa non pensare che tutto sia ottenibile o che tutto sia facile, inculcare loro la realtà del rapporto mezzi-obiettivi.

Di che si tratta? È semplice: ogni giovane che cresce dovrebbe ricevere dai propri genitori una formazione basilare, consistente nella necessità di immaginare un proprio progetto di vita, cioè “cosa farò da grande”. L’embrione di questo progetto deve già cominciare a formarsi nell’adolescenza, per poi svilupparsi e affermarsi intorno ai venticinque anni. Per cui, questo decennio fondamentale di formazione di ragazze e ragazzi sarà la base su cui costruire tutto il resto fino al punto finale. La questione di fondo è proprio questo: ciò che serve per raggiungere gli obiettivi che ognuno si propone.

Dunque, prima si fissano gli obiettivi e poi si stabiliscono i mezzi per raggiungerli e questi mezzi si possono condensare in poche parole: studiare, leggere, imparare, conoscere, apprendere, seguire i Maestri e tutti coloro che trasmettono informazioni coordinate. Tutto ciò serve per sviluppare le proprie capacità di elaborazione, connettendo continuamente le informazioni che si ricevono con quelle che si possiedono. Ed è proprio questo il punto cui prima accennavamo: le informazioni acquisite sugli smartphone di per sé non valgono nulla.

Senza conoscenze di base le informazioni restano prive di effetto

Spieghiamo ulteriormente questo assunto. A che serve sapere che la Terra gira e che il mattino vede il Sole, se non si capisce a che cosa servono i raggi solari? Illuminare, fornire energia, far funzionare il corpo di molti viventi e via enumerando. Limitarsi a vedere la luce è un’informazione fine a sé stessa e priva di qualunque effetto.

Per capire, e quindi per sapere e conoscere, bisogna rinunziare ad alcuni svaghi e divertimenti, pur essendo essi essenziali nella giusta misura. Bisogna studiare e lavorare anche di notte o nei giorni festivi, come fanno tantissimi cittadini nelle Forze dell’Ordine, nei servizi sanitari, nei trasporti, nella ricettività, nelle manutenzioni di ogni tipo. Ed ecco che l’altra parte di italiani che utilizza questi servizi dovrebbe avere la capacità di comprendere che serve fare sacrifici per crescere, capire di più e, in conclusione, contribuire al buon funzionamento della Comunità in cui si vive. Tutto ciò non è facile, ma va fatto.

Il ruolo degli adulti nell’educare le nuove generazioni

Neanche “Spiegare ai figli che la vita è dura” è facile perché spesso ragazze e ragazzi non sono disponibili ad ascoltare. Perciò ci vuole pazienza, bisogna motivare ciò che si dice, far vedere loro gli effetti benefici di tale presa di coscienza. Insomma, avere un comportamento convincente, seguendo la vecchia regola generale che “Chi convince vince”.

Più i ragazzi resistono a recepire gli indirizzi che precedono, più bisogna avere forza d’animo e pazienza per spiegarli e rispiegarli, essendo consapevoli che questo è il ruolo degli adulti.

Una società formata bene trasmette meglio alle generazioni future

Una società di persone che ha ricevuto una formazione di tal fatta, funziona meglio e a sua volta trasmette meglio alle generazioni successive i principi etici di altruismo ed equità, che possono sintetizzarsi nel servizio. Servire gli altri è un comportamento onorevole che deve combattere quello disdicevole dell’egoismo e del soddisfacimento personale a scapito di quello altrui.

Tutto quanto precede non consente una vita facile, ma pensare che la vita sia facile è sbagliato. La vita è complessa e va vissuta pienamente. Anche sudando!