Oggi è il trentaquattresimo anniversario della strage di Capaci. Il 23 maggio del 1992, alle 17.58, vennero uccisi per mano mafiosa il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e gli agenti della scorta, scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Una grossa esplosione lasciò un cratere sull’autostrada.
Oggi Palermo, ricorda i suoi martiri con tanti eventi con protagonisti gli studenti, gli avvocati e i magistrati. In città l’arrivo di quattro ministri (Alessandro Giuli, cultura; Andrea Abodi, Sport e giovani; Carlo Nordio, giustizia; Matteo Piantedosi, Interno) e la presidente della commissione parlamentare Antimafia Chiara Colosimo per la mostra a Palazzo Jung intitolata “Il segno della Rinascita – Gli Uffizi e le opere recuperate dalla strage dei Georgofili”.
Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha sottolineato: “La data del 23 maggio ha segnato la storia della Repubblica. La strage di Capaci, manifestazione tra le più sanguinarie della disumanità mafiosa, fu un attacco di inedita ferocia contro la libertà e la dignità degli italiani”.
Alle celebrazioni per il 34esimo anniversario della strage di Capaci, Chiara Colosimo ha detto: “L’attuale criminalità non ha abbandonato i metodi tradizionali, lo sa bene questa città, dove il pizzo è continua a essere richiesto a commercianti e imprenditori. Ai metodi tradizionali, però, ha aggiunto la tecnologia, è come se avesse una modalità analogica e una tecnologica”. Oltretutto, prosegue la presidente della commissione nazionale Antimafia: “I mafiosi sono anche capaci di appaltare questo lavoro ad altri. L’hi-tech è un moltiplicatore del danno che la criminalità fa all’economia e un moltiplicatore dei suoi profitti”.
“Il lavoro di Giovanni (Falcone ndr) e Paolo (ndr) è stato fondamentale per lo Stato. Devo ringraziare quelle istituzioni che hanno resistito e non sono venute a patti con la mafia, cosa che la mafia avrebbe voluto fare”. Così Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni Falcone, intervenendo al Museo del presente nel giorno del 34° anniversario della strage di Capaci.
“Parlare di legalità significa parlare di libertà. E la libertà si difende e si conquista con coraggio, rispetto della dignità, sacrificio. Per me è anche questo il senso della Giornata della Legalità: non esiste vera libertà dove dominano la paura, il ricatto, l’indifferenza o il silenzio”. Così il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo in occasione dell’anniversario della uccisione di Giovanni Falcone, della moglie e degli agenti della scorta.
“Tutto questo si vive nei gesti quotidiani, nel rispetto degli altri, nel coraggio di dire “non è giusto”, nella scelta di non voltarsi dall’altra parte. Gli uomini passano, le idee restano e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”. Prosegue: “Ricordare la strage di Capaci significa scegliere ogni giorno da che parte stare. Dalla parte della dignità, della giustizia, dello Stato. Dalla parte di chi crede che il bene comune valga più dell’interesse personale. E io sono convinto che il futuro dell’Italia dipenda anche dalla capacità di continuare a far camminare quelle idee. Con intelligenza, con passione e con coraggio”.
Anche Roberto Gualtieri ricorda l’attentato del 23 maggio del 1992: “34 anni fa la terribile strage di Capaci in cui persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Un vigliacco attentato mafioso che ha segnato per sempre la storia del nostro Paese, che non è riuscito però a fermare il coraggio, la dignità e il senso dello Stato di chi lotta per la legalità. Roma non dimentica”. Lo ha scritto su X il sindaco di Roma.
“In occasione dell’anniversario della strage di Capaci, l’Italia si inchina e rende omaggio a Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e agli agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, barbaramente assassinati dalla mafia il 23 maggio 1992. Il loro sacrificio resta un monito e un’eredità morale per le Istituzioni e per tutti coloro che ogni giorno servono la Nazione con coraggio, onore e senso del dovere. Coltivare la loro memoria significa rinnovare l’impegno nella difesa della legalità e nella lotta contro ogni forma di criminalità mafiosa”. Lo scrive sui social il presidente del Senato, Ignazio La Russa.
“La cultura è civiltà, è la foto di due martiri della cosa pubblica dietro di noi. La cultura siamo noi qui, siamo la testimonianza vivente, presidio sociale. La mafia in questo momento ci sta guardando nella fermezza, nel richiamo alla bellezza come orizzonte. La mafia ci vede uniti in nome della Cultura”. A dirlo è stato il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, partecipando a Palermo, al Museo del Presente, alla commemorazione per il 34esimo anniversario della strage di Capaci.
Nel 34° anniversario della strage di Capaci, l’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia rende omaggio alla memoria del giudice Giovanni Falcone, di Francesca Morvillo e degli agenti della scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo, caduti per mano mafiosa in uno degli attacchi più feroci portati contro lo Stato repubblicano. “Capaci non è soltanto una tragica pagina della nostra storia.
È il simbolo del prezzo altissimo pagato da donne e uomini dello Stato nella difesa della legalità e della democrazia. Per questo, il ricordo non può esaurirsi nella ritualità della commemorazione, ma deve tradursi in una rinnovata determinazione nel contrasto a ogni forma di criminalità organizzata”, sottolinea, in una nota, Enzo Letizia segretario dell’associazione nazionale funzionari di polizia.
“La mafia – continua – tentò di piegare lo Stato colpendo i suoi servitori più esposti e coraggiosi. Non ci riuscì. Da quel sacrificio è nata una consapevolezza più forte del valore delle istituzioni, del dovere di proteggerle e della necessità di mantenere alta, ogni giorno, la capacità di risposta dello Stato contro le organizzazioni criminali. Ricordare Capaci significa anche onorare il sacrificio di tutti coloro che, nelle Forze di polizia e nella magistratura, continuano a operare con professionalità, coraggio e senso dello Stato in un fronte che richiede fermezza, competenza e coesione istituzionale. La memoria di Capaci vive se diventa esempio, responsabilità e azione concreta. Perché la lotta alle mafie non appartiene al passato: è una sfida attuale che impone lucidità, determinazione e istituzioni autorevoli, credibili e capaci di non arretrare”.
“Giovanni Falcone e coloro che sono caduti insieme con lui sono il simbolo di una umanità che pensa agli altri prima che al proprio interesse, una umanità che ha il coraggio di scegliere il bene contro il male, una umanità che concepisce il rispetto delle regole come fondamento di un’autentica convivenza civile. La lotta contro la mafia passa da questo straordinario insegnamento. E va coltivato nelle scuole, presidio di legalità”. Così in una nota il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.
In occasione del 34° anniversario della strage di Capaci, la Polizia di Stato di Palermo sarà impegnata, nella giornata del 23 maggio, in una serie di iniziative commemorative dedicate al ricordo delle vittime delle stragi mafiose del 1992.
Le commemorazioni avranno inizio, come di consueto, con la deposizione di una corona d’alloro presso la Stele di Capaci, il monumento ai caduti posto sull’autostrada A29, nel tratto compreso tra l’aeroporto di Palermo e la città, devastato il 23 maggio 1992 da circa 500 Kg di tritolo.
A seguire, presso la storica sede del Reparto Scorte, ubicata all’interno della caserma Pietro Lungaro, il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, unitamente al Capo della Polizia, il prefetto Vittorio Pisani, alla presenza delle autorità civili, militari e religiose, deporranno una corona d’alloro in corrispondenza della lapide dedicata alle vittime della strage mafiosa.
Nel 40° anniversario del Maxiprocesso contro Cosa Nostra, è stato inaugurato a Palermo il nuovo progetto espositivo allestito all’interno del “Museo del Presente”, nato dalla collaborazione tra la Fondazione Falcone e le Gallerie degli Uffizi con il sostegno di Confcommercio, da sempre sensibile ai temi della legalità e della memoria.
L’iniziativa propone al pubblico le opere gravemente danneggiate nell’attentato mafioso di via dei Georgofili a Firenze del 1993, oggi restituite ai visitatori dopo oltre trent’anni grazie a un lungo e complesso intervento di restauro. Un percorso che unisce memoria, arte e responsabilità civile, trasformando una delle ferite più profonde della storia italiana in un’occasione di riflessione collettiva e di impegno verso il futuro. A rappresentare Confcommercio all’inaugurazione la vice presidente con incarico alla legalità, sicurezza ed etica d’impresa, Patrizia Di Dio.
“Oggi rendiamo omaggio al magistrato Giovanni Falcone e a tutte le vittime di mafia. A 34 anni dalla strage di Capaci, rinnoviamo il nostro impegno nella lotta per la giustizia. Per il magistrato Falcone. Per tutti coloro che hanno sacrificato la propria vita nella ricerca della verità. Non dimenticheremo mai”. Così in un post sui social la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola.
“Il 23 maggio è la giornata in cui tanti ragazzi, ragazze e cittadini rinnovano il loro impegno civile e ricordano cosa è successo 34 anni fa, ma abbiamo il dovere di trasmettere un messaggio di unità del fronte antimafia, specialmente in giornate di ricordo come questa, perché oggi la mafia torna a rialzare la testa, come se avesse lanciato una sfida: spara nei nostri quartieri, intimidisce imprenditori e lo fa con spavalderia, senza nascondersi. Non possiamo sottovalutare quello che sta avvenendo a Palermo e in giro per la Sicilia, abbiamo il dovere di tenere alta la vigilanza e chiamare tutte le istituzioni a fare fino in fondo il proprio dovere. Di fronte alla violenza di chi vuole riportarci a quel passato plumbeo dobbiamo isolare vecchi e nuovi boss in ascesa e restare uniti”. Lo ha detto il presidente della commissione regionale Antimafia, Antonello Cracolici, in occasione del 34esimo anniversario della strage di Capaci.
“La giornata della legalità che è, e deve essere, una giornata di tutto il Paese perché almeno in questi giorni si deve parlare di lotta alla mafia, non pensando che abbiamo vinto con quelle stragi, ma che dobbiamo continuare a ricordarle”. Così Maria Falcone, sorella del giudice e presidente della Fondazione Falcone, arrivando a Palermo al Museo del Presente nel 34° anniversario della strage di Capaci.
“Con questo Museo si è avverato il mio sogno – ha aggiunto – quello di creare un luogo dove sarà ricordata la storia di Giovanni (Falcone ndr), la storia di Paolo (Borsellino ndr), la storia dell’antimafia di allora che è, e deve essere, una lezione per i ragazzi, anche quelli del futuro”. La professoressa ha poi sottolineato come sono “ancora tanti i ragazzi che partecipano a questo evento e man mano che gli racconti la storia di Giovanni e Paolo l’emozione li fa stare più attenti. Questo è quello che mi ha aiutato in tutti questi anni: questo amore diffuso fra i giovani”.
“Io mi sento magistrato, prima ancora che ministro, quindi questa giornata per me è particolarmente emozionante. Sia io che Giovanni Falcone abbiamo rischiato la vita: io quando indagavo sulle Brigate Rosse e lui sulla mafia. Purtroppo lui ha sacrificato la vita per un ideale che è quello di tutti noi: salvaguardare lo Stato e la sicurezza dei cittadini”. Così il ministro della Giustizia Carlo Nordio arrivando al Museo del Presente, a Palermo, per il 34° anniversario della strage di Capaci in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta.
“Oggi, nella Giornata della Legalità, ricordiamo la strage di Capaci. Il sacrificio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e degli uomini della scorta resta una ferita profonda nella storia italiana, ma anche uno dei simboli più forti del coraggio dello Stato nella lotta alla mafia. Ricordare Capaci significa rinnovare ogni giorno l’impegno in difesa della legalità, della giustizia e della libertà. È questo il modo più autentico per onorare il loro sacrificio e trasmetterne l’esempio alle nuove generazioni”. Così sui social il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.
“Il 23 maggio 1992 l’Italia si fermò di fronte all’orrore della strage di Capaci in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, sua moglie e collega Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Ricordare oggi questa dolorosa pagina della nostra Storia significa non lasciare che il sacrificio di chi ha dato la vita per la giustizia venga dimenticato. Anche per questo dal 2002 si celebra la Giornata Nazionale della Legalità: un momento non solo per ricordare le vittime di tutte le mafie, ma per far conoscere soprattutto ai giovani l’importanza della legalità e dell’impegno civile. Perché è dalla memoria e dalle nostre scelte quotidiane che possiamo costruire un futuro libero dalla paura e dall’indifferenza”. Lo scrive la premier Giorgia Meloni sui social.
‘La memoria di Giovanni Falcone e delle vittime delle stragi di mafia vive nelle scelte quotidiane di chi decide di servire lo Stato con onore e responsabilità’
“Trentaquattro anni fa, nella strage di Capaci, persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Quel giorno la mafia colpì magistrati, donne e uomini dello Stato impegnati ogni giorno nella difesa della legalità e della sicurezza dei cittadini. Falcone e i suoi uomini conoscevano i pericoli, erano consapevoli dei rischi eppure scelsero di restare, di continuare a lottare contro la criminalità organizzata. Perché ci sono battaglie che non si possono abbandonare”. Lo ha dichiarato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.
“Oggi rinnoviamo il nostro impegno a custodire la loro memoria e la loro eredità. Perché ricordare non è solo un esercizio di stile ma significa riaffermare con forza quel patto tra generazioni che ci spinge a proseguire lungo la strada tracciata, guidati dai valori che li ispirarono e che ognuno di loro onorò sempre con sacrificio e dedizione. La memoria di Giovanni Falcone e delle vittime delle stragi di mafia vive nelle scelte quotidiane di chi decide di servire lo Stato con onore e responsabilità”, conclude Piantedosi.
Mattarella, ’23 maggio avvio riscossa civile, eredità Falcone-Borsellino appartiene a democrazia’**
“Nell’anniversario, il primo pensiero, commosso, va a Giovanni Falcone, a Francesca Morvillo e agli uomini della scorta, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, barbaramente uccisi in quel tragico giorno. A loro saranno sempre uniti, con lo stesso filo della memoria, i nomi di Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina, vittime della medesima strategia eversiva e anch’essi testimoni fino al sacrificio estremo dei valori costituzionali incompatibili con le trame infami della mafia. Il 23 maggio rappresentò l’avvio della riscossa civile, per questo è divenuto per gli italiani “la Giornata della legalità’. L’organizzazione criminale voleva piegare le istituzioni con la violenza e il ricatto, ma si è trovata di fronte a risposte inflessibili, subendo sconfitte irreversibili. Grazie a donne e uomini delle istituzioni, coraggiosi e tenaci. Grazie al contributo decisivo dei cittadini”. Così il capo dello Stato Sergio Mattarella in una dichiarazione diffusa dal Quirinale in occasione del 34mo anniversario della strage di Capaci.
“Un impegno -sottolinea Mattarella- che non ha mai sosta, per combattere le zone grigie, l’indifferenza, le metamorfosi della piovra criminale. Giovanni Falcone, e con lui Paolo Borsellino, ce lo hanno insegnato: la mafia finirà grazie a istituzioni salde, ad azioni di contrasto efficaci e coerenti, con un impegno educativo che sappia far crescere la fiducia in un domani da costruire insieme. L’eredità di Falcone e Borsellino costituisce un patrimonio etico e civile che appartiene alla nostra democrazia. Pegno consegnato anzitutto alle generazioni più giovani”, conclude il capo dello Stato.
“La data del 23 maggio ha segnato la storia della Repubblica. La strage di Capaci, manifestazione tra le più sanguinarie della disumanità mafiosa, fu un attacco di inedita ferocia contro la libertà e la dignità degli italiani”. Lo sottolinea in una dichiarazione diffusa dal Quirinale il capo dello Stato, Sergio Mattarella, in occasione dell’anniversario della strage in cui morirono Giovanni Falcone, la moglie e tre agenti della scorta.
Segui tutti gli aggiornamenti di QdS.it sui canali WhatsApp e Telegram

