Da un lato la delusione dei parenti, dall’altro la procura che risponde di aver rispettato i tempi. Oggi è il secondo anniversario della strage di Casteldaccia nella quale morirono cinque operai mentre erano al lavoro su una vasca dell’impianto di sollevamento delle acque reflue lungo la statale 113 nel territorio del comune in provincia di Palermo. Questi i nomi dei lavoratori: Epifanio Assazia, 71 anni; Giuseppe Miraglia, 47 anni; Roberto Raneri, 50 anni; Ignazio Giordano, 59 anni e Giuseppe La Barbera.
Gaspare Giordano è il figlio di Ignazio, una delle cinque vittime, e all’Adnkronos mostra tutta la sua delusione e amarezza: “Due anni sono troppi”. E parla del nuovo rinvio del processo al 7 luglio.
Giordano risponde al procuratore di Termini Imerese Angelo Cavallo che oggi, nel giorno del secondo anniversario della strage, ha respinto l’accusa di ritardi nella trattazione del procedimento che vede rinviate a giudizio cinque persone fisiche e due società. “L’udienza era fissata il 18 marzo, è stata rinviata al 7 luglio… se questo non è ritardo, non so cosa lo sia – dice Giordano – Dopo due anni non sappiamo ancora cosa dovrà succedere, ma sappiamo a cosa stiamo andando incontro: al nulla, giri e rigiri delle colpe e ancora rinvii”.
“Dovremmo credere alla giustizia”
Il figlio della vittima prosegue: “Dovremmo credere alla giustizia ma la giustizia qual è? Quando una persona muore e se ne parla solo per il primo mese? Per sistemare il problema della sicurezza hanno fatto 58 nuovi ispettori del lavoro. Cinquantotto. Forse sono appena sufficienti solo per la provincia di Palermo”.
Il procuratore ha sottolineato che “indagini su fatti così gravi non sempre possono concludersi in tempi ristretti”, anche per la necessità di accertamenti tecnici complessi, ma più il tempo passa più la fiducia di Giordano nel vedere condannati i colpevoli della strage in cui suo padre ha perso la vita vacilla.
“Non c’è una giustizia equa”
“Non c’è una giustizia equa – continua – sappiamo in Italia come funziona: ‘la colpa non è mia’, ‘io quel giorno non c’ero’ e sarà sempre uno scaricabarile. Dopo due anni, al dolore si aggiunge la delusione di non avere ancora neanche una data per la prima udienza. È stata rinviata al 7 luglio ma chissà se ci sarà davvero”. Giordano e la sua famiglia comunque il giorno del processo, “qualunque sarà”, saranno in aula “perché vogliamo sapere di cosa si parla, vogliamo capire cosa è successo quel giorno di due anni fa in quella maledetta fossa”.
“Accelerare i tempi per capire a cosa andiamo incontro”
E dice: “La giustizia purtroppo è sempre dei più forti. Sono molto amareggiato. Troppo. Sono morte cinque persone che non erano nessuno. Era mio padre, era un marito, un fratello, un figlio… L’unica cosa che voglio dire è di accelerare i tempi e capire a che cosa andiamo incontro. Perché dobbiamo capire cosa è successo quel fatidico giorno di due anni fa in questa fossa. E due anni di attesa penso che siano più che sufficienti”.
Gribaudo: “Procura ha rispettato i tempi”
“Ieri, in collegamento con il convegno della Cgil, ho fatto un intervento generale, non parlavo specificamente della Procura di Termini Imerese. Nella relazione della Commissione sulla strage di Casteldaccia citiamo anche il lavoro della Procura di Termini Imerese perché ha rispettato i termini di legge e siamo convinti che il lavoro tra le istituzioni possa essere utile anche per velocizzare le tempistiche. Ma io non ho assolutamente accusato la Procura”. Lo ha detto all’Adnkronos la presidente della commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, Chiara Gribaudo, intervenuta ieri al convegno di presentazione della piattaforma della Cgil Sicilia su salute e sicurezza a Casteldaccia (Palermo).
La deputata dem ieri ha detto nel suo intervento: “Per i familiari delle vittime sul lavoro servono risposte veloci, bisogna dare giustizia. Incrementando il personale dell’apparato giudiziario, istituendo una procura speciale. Ci vuole un’attenzione particolare dello Stato per chi resta. La morte di un proprio caro è un danno che non verrà mai riparato ed è vergognoso che non ci sia giustizia in tempi celeri”.
Il procuratore di Termini Imerese: “Nessun ritardo è attribuibile alla procura”
Parole a cui ha replicato oggi il procuratore capo di Termini Imerese Angelo Vittorio Cavallo: “Sull’indagine sulla morte dei cinque operai che hanno perso la vita il 6 maggio di due anni fa a Casteldaccia, nessun ritardo è addebitabile alla Procura di Termini Imerese”.
“Mi preme sottolineare, in particolare, come le indagini svolte dalla procura della Repubblica di Termini Imerese si siano regolarmente svolte e concluse – ha detto il procuratore Cavallo – nel pieno e puntuale rispetto dei termini di legge previsti dal vigente codice di procedura penale, con richiesta di proroga delle indagini debitamente autorizzate dal gip e successivo esercizio dell’azione penale, con richiesta di rinvio a giudizio dell’8 gennaio 2026 nei confronti di cinque persone fisiche e due persone giuridiche”.
Oggi Gribaudo ribadisce: “Nel mio intervento non mi riferivo alla strage Casteldaccia nello specifico”. Poi spiega: “Come scrivo nella relazione, la Procura di Termini ha una serie di inchieste importanti in corso. E che, sicuramente, lì come a Brandizzo bisognerebbe incrementare mezzi e persone per poter lavorare. Rispetto alle indagini preliminari la Procura ha rispettato le tempistiche”.
“Ho ringraziato il procuratore Cavallo che ha fatto una audizione completa”, dice. E aggiunge: “La procura non è oggetto della relazione, perché non è oggetto di mediazione politica, in quanto naturalmente non c’è un accordo su questo argomento. Ma la procura non è il tema principale”. Quella sugli infortuni sul lavoro “è una mia battaglia politica più generale”.
“Ho fatto presente come in questo caso specifico c’è, come anche ha dimostrato la testimonianza del procuratore, c’è un tema di responsabilità in capo all’appaltatore, quindi ad Amap che non è che possiamo far finta di non vedere. Credo che oggi riusciremo a fare questo passaggio in Commissione, sapendo che permangono le differenze di impostazione, ma questo è evidente”.
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