Suicidio assistito in Italia, il primo sì a un tetraplegico da 10 anni - QdS

Suicidio assistito in Italia, il primo sì a un tetraplegico da 10 anni

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Suicidio assistito in Italia, il primo sì a un tetraplegico da 10 anni

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martedì 23 Novembre 2021 - 07:51

Il caso riguarda Mario (nome di fantasia), camionista 43enne rimasto paralizzato per un incidente stradale. Il Comitato etico ha deciso che nel suo caso ci sono le condizioni per procedere

Suicidio assistito, svolta storica in Italia. Sarà autorizzato per un uomo tetraplegico da 10 anni. A darne notizia è l’Associazione Coscioni che dopo la sentenza della Corte Costituzionale 242 del 2019 sul caso di Dj Fabo si è sempre battuta perché anche in Italia si potesse applicare il suicidio.

Chi è il primo paziente che sarà sottoposto al suicidio assistito

Un 43enne paziente marchigiano
tetraplegico immobilizzato da 10 anni è “il primo malato a ottenere il via
libera al suicidio medicalmente assistito in Italia”. A darne notizia è
l’Associazione Coscioni. Il Comitato etico dell’azienda sanitaria di
riferimento la Asur Marche ha deciso che nel suo caso ci sono le condizioni per
accedere al farmaco letale.

Il primo si dopo il caso di Dj Fabo

L’Associazione Coscioni, dopo la
sentenza della Corte Costituzionale 242 del 2019 sul caso di Dj Fabo, si è
battuta affinché nel rispetto delle condizioni indicate dalla Consulta, si potesse
estendere all’Italia il suicidio assistito, a cominciare dal caso di Mario,
camionista di Pesaro immobilizzato al letto dopo un incidente stradale.

L’iter lungo e faticoso che ha portato il primo si in Italia

La decisione del Comitato etico
dell’Azienda sanitaria è arrivata dopo un iter lungo e faticoso di 13 mesi in
un’equipe di medici e psicologi ha verificato la sussistenza di tutte e quattro
le condizioni stabilite dalla Corte Costituzionale, tra cui l’irreversibilita’
della malattia, l’insostenibilita’ del dolore e la chiara volonta’ del
paziente.

Suicidio assistito, la sentenza che ha aperto la strada al primo si

La sentenza della Corte Costituzionale numero
242 del 22 novembre 2019 ha aperto la strada al suicidio assistito, sia pure
circoscrivendolo con paletti molto rigorosi. La sentenza ha dichiarato
l’illegittimità costituzionale dell’art. 580 del codice penale, nella parte in
cui non esclude la punibilità di chi agevoli l’esecuzione del proposito di
suicidio a patto che questo si sia formato autonomamente e liberamente da parte
di una persona tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale.

Quali sono le condizioni per cui una persona può decidere di morire?

La persona deve essere affetta da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che ella reputi intollerabili, ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, sempre che tali condizioni e le modalità di esecuzione siano state verificate da una struttura pubblica del servizio sanitario nazionale, previo parere del comitato etico territorialmente competente. 

Eutanasia e suicidio assistito, ecco dove si può in Europa e nel resto del mondo

Sono quattro, secondo il Centre
d’information sur l’Europe, i Paesi europei che hanno legalizzato il suicidio
assistito e l’eutanasia attiva.

A Svizzera, Olanda, Belgio e
Lussemburgo si aggiungono, nel resto del mondo, Cina, Colombia e Giappone.

Ecco alcuni esempi delle
legislazioni nei paesi.

OLANDA – La prima legge che legalizza l’eutanasia è stata approvata nell’aprile del 2001 in Olanda, che diventa il primo paese al mondo a consentire eutanasia e suicidio assistito.

BELGIO – La legge che legalizza l’eutanasia è entrata in vigore nel settembre 2002.

LUSSEMBURGO – La normativa è entrata in vigore nel marzo 2009. Prevede che non venga sanzionato penalmente e non possa dar luogo ad un’azione civile per danni ”il fatto che un medico risponda ad una richiesta di eutanasia”.

SVEZIA – Nell’aprile 2010 l’autorità nazionale da’ il via libera all’eutanasia passiva (con interruzione omissione di trattamenti medici). L’eutanasia attiva è proibita.

SVIZZERA – Nel Paese elvetico la legge consente l’aiuto al suicidio se prestato senza motivi egoistici. Una prestazione garantita anche ai cittadini stranieri.

GERMANIA – La Corte di giustizia tedesca si è espressa nel giugno 2010 a favore dell’eutanasia passiva. Pur non essendoci una legge specifica anche l’eutanasia attiva è ammessa se è chiara la volontà del paziente.

SPAGNA – Sono ammessi eutanasia passiva e suicidio assistito, ma non l’eutanasia attiva.

DANIMARCA – In Danimarca sono ammesse solo le direttive anticipate di trattamento.

FRANCIA L’eutanasia attiva è vietata, mentre è parzialmente ammessa quella passiva.

GRAN BRETAGNA Anche l’aiuto al suicidio è perseguito per legge, come ogni forma di eutanasia, ma un giudice può autorizzarlo in casi estremi.

RESTO DEL MONDO Nel resto del mondo l’eutanasia è ammessa in Cina negli ospedali, mentre in Colombia è legale dal 1997. Nei paesi occidentali il più tollerante è l’Oregon, negli Usa, che l’ha ammessa anche in questo caso nel 1997 e la permette anche in caso di depressione dei pazienti. Successivamente hanno adottato legislazioni simili Vermont, Washington e Montana.

In Canada, patria di uno dei film più famosi su questo tema, ‘Le invasioni barbariche’, una legge che la legalizza è stata bocciata e la situazione varia da provincia a provincia. Altri paesi, fra cui l’Australia, non ammettono l’eutanasia ma consentono le direttive anticipate di trattamento. In Giappone quando un paziente vuole accedere all’eutanasia viene avvicinato da una equipe che lo aiuta a prendere una decisione.

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