Piscina comunale di contrada Bongiovanni a Taormina, occorre strappare la struttura al degrado - QdS

Piscina comunale di contrada Bongiovanni a Taormina, occorre strappare la struttura al degrado

Massimo Mobilia

Piscina comunale di contrada Bongiovanni a Taormina, occorre strappare la struttura al degrado

mercoledì 23 Ottobre 2019 - 00:01
Piscina comunale di contrada Bongiovanni a Taormina, occorre strappare la struttura al degrado

I costi per il recupero potrebbero essere alti: si valutano le strade di Coni e Credito sportivo. Dopo l’utilizzo nel corso del G7 di Taormina, l’area è finita nel più totale abbandono

TAORMINA (ME) – È stata una delle elipiste in cui sono atterrati delegazioni e Capi di Stato, arrivati in città per partecipare al G7 nel maggio del 2017. Oggi è un’area finita nell’abbandono.

La piscina comunale di contrada Bongiovanni è stata infatti chiusa – e mai più riaperta – dall’inverno di due anni fa, cioè poco prima del mega vertice internazionale, in corrispondenza con la tumultuosa rottura tra il Comune e l’ente che la gestiva dal 2008, il Corpo volontario soccorso in mare (Cvsm), a seguito di sentenza del Tar.

Una struttura che nel frattempo ha accusato i segni del tempo e, soprattutto, il crollo di parte del tetto dovuto alle infiltrazioni di acqua piovana. L’edificio che ospitava la piscina, inoltre, è attorniato da campi sportivi polifunzionali all’aperto ormai totalmente abbandonati. Nell’insieme l’area doveva essere per la Perla dello Ionio una sorta di cittadella dello sport.

Nelle ultime settimane si è riacceso il dibattito in città sul recupero della struttura, alimentato da associazioni di categoria che auspicherebbero la riapertura. In particolare, i commercianti del Consorzio Centro commerciale naturale hanno lanciato l’idea di riconvertire la piscina in palestra multifunzionale, rifacendo il tetto e coprendo le vasche, quindi abbandonando definitivamente la via del nuoto. Una soluzione che richiederebbe interventi ridotti, sia per i tempi, sia dal punto di vista economico. Almeno in apparenza. Dagli operatori turistici, invece, qualcuno ha ipotizzato la possibilità di farne una sorta di centro benessere termale, per attirare una nuova fetta di mercato ricettivo, utile soprattutto nei mesi di bassa stagione. Idea alquanto futuristica, considerando gli elevati costi per creare una struttura del genere, ma soprattutto perché ancora nessuno, in cima al monte Tauro, ha scoperto sorgenti di acqua dalle benefiche proprietà.

La verità è che qualsiasi sia la strada si voglia intraprendere è una strada con costi talmente elevati che il Comune, vista la situazione economica soggetta al Piano di riequilibrio pluriennale e in mancanza di liquidità da investire, non potrà mai sostenere. Il sindaco Mario Bolognari – artefice della prima apertura della piscina durante la sindacatura negli anni Novanta – segue la vicenda e ha intanto incaricato i tecnici comunali di relazionare sullo stato dell’edificio. Sicuramente si dovrà partire dalla demolizione del tetto, riprogettandolo diversamente, non più a volte metalliche ondulate, come l’attuale soggetto a danni subiti da pioggia e vento, ma una copertura più stabile che abbia anche un’unica altezza predefinita nel caso si voglia creare una palestra per praticare sport come pallavolo o pallacanestro.

Tuttavia una cosa è certa: seppur rimodulando il vecchio impianto, l’Amministrazione vuole mantenere la destinazione d’uso sportiva dell’area, non più limitata al nuoto, che da solo non potrebbe reggere il peso dei costi di mantenimento. Smentita quindi la tesi sostenuta dal vecchio gestore, secondo il quale, a seguito dei provvedimenti presi in occasione del G7, l’area avrebbe assunto ormai una destinazione d’uso limitata allo scalo eliportuale. Una volta chiarita la stima dei costi e gli interventi da fare, Palazzo dei Giurati busserà alla porta del Coni, per tentare la strada del credito sportivo. Una strada che diversi anni addietro era stata già tentata dal Cvsm, che aveva trovato la possibilità di accedere a un finanziamento da 490 mila euro. Poi andati in fumo perché la vecchia Amministrazione non aveva definito la pratica nei tempi richiesti, probabilmente a causa dei problemi economici che stavano iniziando a maturare tra le parti, sfociando poi nelle aule di Tribunale.

La speranza è che adesso il Coni torni a riaprire le stesse porte e per cifre di gran lunga superiori.

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