Il Controllo Analogo all’Amministrazione Comunale di Palermo ha chiesto la modifica al regolamento della tassa di soggiorno. Nel dettaglio, si fa riferimento al quarto comma dell’articolo 11 dove è prevista per le strutture ricettive “una commissione a titolo di rimborso delle spese pagate alle società interbancarie per gli incassi mediante carte di credito o bancomat“. Secondo i tecnici questo provocherebbe al Comune del capoluogo una perdita di circa un milione di euro.
A Palermo ultimi dati positivi
Il “rimborso” per le strutture ricettive è pari al 10%. Secondo gli ultimi dati forniti qualche giorno fa dall’assessore al Bilancio nonché vicesindaco del capoluogo, Brigida Alaimo, grazie alle imposte di soggiorno il Comune ha incassato nel 2026 quasi 5,9 milioni di euro a fronte dei quasi 6,4 milioni dichiarato. L’obiettivo per l’annualità è arrivare intorno ai 12 milioni di euro. Un dato in crescita del 116% rispetto a tre anni fa con un attivo di 30 milioni di euro.
Chiesta la modifica, ma l’ultima parola spetta al Consiglio Comunale
I tecnici dell’ufficio Analogo hanno chiesto che venga abrogato il quarto comma dell’articolo 11 del Regolamento sulla tassa di soggiorno in quanto “genera rilevanti criticità applicative e contabili” che come detto porterebbero, secondo quanto spiegato dai tecnici, a una perdita per le casse del Comune di Palermo di circa un milione di euro.
L’ultima parola spetta, però, al Consiglio Comunale che solo mediante apposita delibera potrà apportare la modifica al regolamento. Prima di qualsiasi decisione, il presidente dell’aula consiliare a Sala Martorana ha convocato una riunione urgente sul tema alla presenza dei tecnici.
Federalberghi al QdS.it: “No alla modifica del regolamento”
Sul tema della modifica del regolamento della tassa di soggiorno è intervenuta la presidente di Federalberghi Palermo, Rosa Di Stefano. “Non posso essere favorevole a una cancellazione tout court di questa previsione – afferma al QdS.it -. Quel 10% non è mai stato pensato come un regalo agli albergatori. Quando è stato costruito questo impianto regolamentare, l’obiettivo era molto preciso: incentivare la tracciabilità, responsabilizzare gli operatori e rendere sempre più efficace la riscossione dell’imposta di soggiorno. E credo che i risultati raggiunti dalla città dimostrino quanto sia stato importante costruire negli anni un rapporto di collaborazione con le imprese”.
Di Stefano sottolinea come le imprese alberghiere lavorino a favore dell’amministrazione comunale: “Dobbiamo ricordare, infatti, che le strutture ricettive svolgono materialmente un’attività per conto del Comune: riscuotono l’imposta dal turista, la contabilizzano, effettuano gli adempimenti previsti e la riversano all’Amministrazione. Tutto questo comporta procedure, personale, responsabilità e costi”.
Di Stefano: “Le leggi vanno rispettate assolutamente, ma va trovata una soluzione alternativa”
La presidente di Federalberghi precisa al QdS.it di essere disposta al confronto perché le leggi vanno rispettate, ma bisogna trovare un’alternativa: “Se oggi gli uffici rilevano un problema di compatibilità normativa, naturalmente va affrontato. Le norme si rispettano e su questo non può esserci alcuna discussione. Ma non può significare semplicemente cancellare il riconoscimento alle imprese senza individuare contestualmente una soluzione alternativa”.
“Come Federalberghi Palermo – prosegue Di Stefano -, chiederemo un confronto con l’Amministrazione e con il Consiglio comunale. Non per difendere necessariamente una percentuale o una specifica formulazione regolamentare, ma per difendere un principio: chi contribuisce concretamente al funzionamento del sistema di riscossione deve essere messo nelle condizioni di farlo in maniera efficiente, trasparente e sostenibile.
Le alternative ci sono, ma vanno trovate con un confronto
In caso di modifica del regolamento andrebbe cercata una soluzione alternativa per far sì che alla fine le imprese alberghiere ne escano penalizzate. È proprio questo il punto sul quale credo si debba aprire il confronto – sottolinea Di Stefano -. Se tecnicamente non fosse più possibile mantenere l’attuale meccanismo del 10%, allora bisogna costruire uno strumento diverso, pienamente compatibile con la normativa, che restituisca quelle risorse al sistema turistico e alle imprese che contribuiscono alla sua crescita.
Le possibilità possono essere diverse, secondo la numero uno di Federalberghi Palermo: “Incentivi per la digitalizzazione e la tracciabilità dei pagamenti, contributi per l’efficientamento energetico, l’accessibilità e la sostenibilità delle strutture, interventi per il decoro e la qualità dell’accoglienza, oppure forme di sostegno sui costi che incidono direttamente sull’attività delle imprese”.
Il confronto è la chiave prima di prendere qualsiasi decisione: “Non dimentichiamo che lo stesso regolamento di Palermo già prevede un’ulteriore quota destinata, a determinate condizioni e con spese documentate, a interventi delle strutture finalizzati al miglioramento dell’accoglienza e del decoro. Quindi non partiamo da zero. La mia proposta è molto semplice: prima di togliere un meccanismo che ha accompagnato per anni il sistema di riscossione, sediamoci attorno a un tavolo e costruiamo quello che dovrà sostituirlo”.
La tassa di soggiorno torni al turismo
Di Stefano conclude con un principio per lei fondamentale: “L’imposta di soggiorno deve tornare al turismo. Se il turismo produce risorse importanti per Palermo, quelle risorse devono essere percepibili nella qualità della città, nei servizi offerti ai visitatori e nella capacità delle nostre imprese di essere sempre più competitive. Non è una battaglia per trattenere un 10%. È una battaglia perché il turismo continui a finanziare il turismo e perché le imprese siano considerate partner dell’Amministrazione, non semplicemente esattori”.
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