“Bestie sì, ma vermi mai”. È una delle frasi che racchiudono il senso più profondo di Rosso Malpelo, che ha debuttato ieri al Teatro Abc di Catania con Enrico Guarneri, protagonista dell’adattamento della celebre novella di Giovanni Verga. In scena dal 17 ottobre all’1 novembre 2026, nell’ambito della stagione teatrale “Turi Ferro 2026-2027”, l’adattamento diretto da Guglielmo Ferro restituisce al pubblico una storia che affonda le radici nella Sicilia ottocentesca, ma continua a interrogare il presente.
Al centro ci sono la fatica, lo sfruttamento e la progressiva perdita di umanità di chi è costretto a vivere in un mondo nel quale il valore di una persona sembra coincidere esclusivamente con ciò che riesce a produrre. Nelle cave di rena, dove il lavoro consuma lentamente i corpi, la sopravvivenza diventa una lotta quotidiana e la durezza non è una scelta, ma una necessità.
La spietata legge della sopravvivenza
La forza dello spettacolo sta nella capacità di dare voce a una consapevolezza amara, maturata attraverso la sofferenza: “Le unghie e i denti servono per salvarsi la vita“. Nelle parole pronunciate da Guarneri si condensa una visione dell’esistenza in cui resistere significa difendere quel poco di dignità che rimane, senza lasciarsi schiacciare del tutto.
Eppure, la sopravvivenza impone compromessi. Anche quando nella vita “conviene fare i vermi”, resta il rischio di perdere se stessi, di rinunciare alla propria voce pur di andare avanti. È una contraddizione che attraversa il racconto e restituisce tutta la complessità di un universo umano nel quale la sopraffazione diventa regola e la fragilità una colpa da nascondere.
Con la sua interpretazione, Guarneri accompagna lo spettatore dentro questa realtà senza cercare facili consolazioni. Il dolore non viene addolcito, né trasformato in una lezione morale rassicurante. A emergere è piuttosto la lucidità di chi conosce il prezzo della fatica e sa quanto possa essere sottile il confine tra resistere e soccombere.
Il lavoro rimane vivo, ma non chi lo fa
Uno dei nuclei più duri della rappresentazione riguarda il rapporto tra l’uomo e il lavoro. Restituisce con crudezza il paradosso di un sistema capace di continuare a funzionare anche quando chi lo sostiene non ha più la forza di farlo.
La cava diventa così molto più di un luogo fisico. È uno spazio che divora lentamente chi vi entra, una realtà che consuma la carne, sottrae energie e finisce per trattare gli esseri umani come risorse da utilizzare fino all’esaurimento. “Finché porti i pesi, servi”: in questa immagine si concentra tutta la violenza di un’esistenza in cui il valore della persona viene misurato sulla sua utilità.
La terra, che accoglie e inghiotte ogni cosa, non restituisce quasi nulla. E quando il corpo non riesce più a sostenere il peso del lavoro, non c’è riconoscenza per ciò che è stato fatto, ma soltanto la sostituzione di chi non è più in grado di reggere il ritmo. Il mondo, infatti, non si ferma: va avanti, prende il posto di chi è caduto e lascia agli altri il compito di continuare.
È una riflessione che supera i confini della Sicilia verghiana e raggiunge una dimensione universale. Dietro la vicenda di Malpelo si intravede il destino di tutti coloro che vengono considerati indispensabili finché producono e dimenticati quando smettono di essere utili.
La pietà per il “vecchio corpo”
Nel racconto della fatica emerge anche un sentimento meno immediato della rabbia: la pietà. Non quella che nasce dalla paura, ma quella che si prova per “il vecchio corpo” tornando a casa, quando il peso della giornata lascia spazio alla consapevolezza di ciò che il lavoro ha sottratto. Lo sguardo si sposta dalla brutalità del sistema alla vulnerabilità di chi lo subisce. Il corpo diventa memoria della fatica, testimonianza concreta di un’esistenza consumata giorno dopo giorno. Non c’è eroismo nella sofferenza, ma soltanto la presa d’atto di un logoramento che non concede tregua.
La stessa durezza attraversa le immagini dedicate alla solitudine e alla morte. Nel vallone finiscono le bestie che hanno già dato tutto, mentre persino i cani, prima di mangiare chi è caduto, aspettano che sia a terra. Gli esseri umani, invece, non sempre concedono neanche questo tempo. È una delle contrapposizioni più amare: la crudeltà non appartiene soltanto alle condizioni materiali, ma soprattutto ai rapporti tra le persone.
Resta la pena di chi sopravvive. Perché il dolore non si esaurisce con la morte di chi lo ha vissuto, si trasferisce a chi rimane, a chi porta il ricordo e deve fare i conti con l’assenza.
Un classico che interroga ancora il presente
La regia di Guglielmo Ferro costruisce un equilibrio tra la crudezza del verismo e una dimensione teatrale capace di restituire la portata umana della vicenda. La storia di Malpelo si trasforma così in una riflessione sull’infanzia negata, sullo sfruttamento e sull’indifferenza di una società incapace di riconoscere la fragilità dei suoi membri.
Accanto a Enrico Guarneri, il giovane Ruggero Rizzuti e il resto del cast contribuiscono a dare corpo a un universo nel quale ogni relazione è attraversata dalla necessità di sopravvivere. Ne emerge un racconto privo di facili redenzioni, in cui la durezza non cancella la sofferenza, ma spesso la nasconde dietro una corazza.
Si esce dal teatro chiedendosi ancora: che cosa rimane dell’uomo quando il bisogno di sopravvivere finisce per assorbire ogni altra cosa? E quanto può diventare disumano un mondo nel quale il lavoro continua a vivere, mentre chi lo compie viene consumato e dimenticato?
Il calendario della stagione teatrale “Turi Ferro 2026-2027”
Nove mesi di ricchissima programmazione ospitata nella sede di via Pietro Mascagni 94. Dieci spettacoli che compongono un cartellone di nomi di prima grandezza nel panorama italiano e internazionale. Proposte artistico-culturali di indiscusso pregio che spaziano mirabilmente tra generi e linguaggi differenti, attingendo alla straordinaria tradizione di un teatro sempreverde, che in Sicilia trova rinnovata linfa e nutrimento.
- Dal 17 ottobre all’1 novembre 2026: Rosso Malpelo di Giovanni Verga, con Enrico Guarneri, regia di Guglielmo Ferro.
- Dal 7 al 22 novembre 2026: Le serve di Jean Genet, con Fioretta Mari, Nadia De Luca e Francesca Ferro, regia di Guglielmo Ferro.
- Dal 26 novembre al 6 dicembre 2026: Ruoli secondari, scritto e diretto da Ferzan Özpetek.
- Dal 9 al 24 gennaio 2027: Indovina chi viene a cena? di William Arthur Rose, adattamento di Mario Scaletta, con Cesare Bocci e Vittoria Belvedere, regia di Guglielmo Ferro.
- Dal 28 gennaio al 7 febbraio 2027: Il ragazzo dai pantaloni rosa – Il musical di Robert
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