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La superstizione che fa ridere e riflettere: in scena al Teatro Musco “Non è vero ma ci credo”

La superstizione che fa ridere e riflettere: in scena al Teatro Musco “Non è vero ma ci credo”

A Catania la celebre commedia di Peppino De Filippo, diretta da Giampaolo Romania e interpretata da Gino Astorina

Al Teatro Angelo Musco di Catania cala il sipario sulla stagione 2025-2026 con “Non è vero ma ci credo”, la celebre commedia di Peppino De Filippo, diretta da Giampaolo Romania e interpretata da Gino Astorina. Uno spettacolo che riesce ancora oggi a parlare al pubblico con una comicità immediata, fatta di equivoci, scaramanzia e paure quotidiane trasformate in risate sincere.

“Non è vero ma ci credo”, la superstizione come motore della comicità

Al centro della scena c’è il commendatore Gervasio Savastano, imprenditore ossessionato dalla malasorte e dai segni del destino. Attorno a lui si muove un mondo costruito su scongiuri, rituali e convinzioni popolari, dove anche le parole sembrano avere un peso preciso. “Il giovedì si fanno gli scongiuri per il venerdì”, ripete uno dei personaggi, in una delle battute che meglio raccontano l’anima dello spettacolo. Perché in questa commedia la superstizione diventa quasi una religione domestica, capace di guidare decisioni, rapporti umani e persino il lavoro.

Tra i personaggi che più colpiscono c’è Malvurio, il ragioniere considerato portatore di sfortuna, figura attorno alla quale ruotano alcune delle scene più divertenti della rappresentazione, tra riti scaramantici e momenti accompagnati dalla musica. E poi il giovane Sammaria, visto invece come simbolo di fortuna, in un continuo gioco di opposti che alimenta il ritmo comico della pièce.

Un pubblico trascinato dalle risate

La forza dello spettacolo sta soprattutto nella sua capacità di coinvolgere il pubblico. In sala le risate sono state continue, spontanee, mai forzate. L’ironia resta sempre leggera e simpatica, senza perdere però quella vena di critica verso le debolezze umane che rende immortale il teatro di De Filippo.

Molto apprezzata anche la prova di Edoardo Saitta, capace di dare energia alla scena con i suoi “soliti” intercalari siciliani, accolti con entusiasmo dagli spettatori. La compagnia nel complesso funziona bene e mantiene viva una coralità che accompagna l’intera rappresentazione.

Scenografie e coreografie da applausi

Visivamente lo spettacolo convince dal primo momento. La scenografia è curata, dinamica, quasi cinematografica in alcuni passaggi, mentre le coreografie contribuiscono a dare movimento e ritmo alla narrazione. Un impianto scenico che valorizza la commedia senza mai sovrastarla.

E quando sembra che tutto stia andando nella direzione prevista, arriva un plot twist (colpo di scena) sorprendente che riesce a spiazzare il pubblico e a dare nuova forza alla storia.

Il monologo conclusivo di “Non è vero ma ci credo”

L’unico momento meno incisivo arriva nel monologo conclusivo, apparso forse un po’ troppo lungo rispetto al ritmo brillante che caratterizza il resto dello spettacolo.

Non è vero ma ci credo”, in scena dal 6 al 31 maggio, continua a dimostrare quanto il teatro classico possa restare attuale: perché dietro la superstizione, le paure e il malaugurio raccontati sul palco, si nasconde qualcosa che appartiene ancora a tutti noi.

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