PALERMO – Sono probabilmente la categoria più esposta e, senza dubbio, più fragile tra quelle conteggiate nel Sirit, il Sistema informativo della Rete italiana antitratta del Dipartimento delle Pari opportunità. Parliamo dei minorenni vittime di tratta di esseri umani. Secondo i dati più recenti, aggiornati al 2025 e ripresi dall’Istat, il numero di minori identificati è in sensibile aumento nel nostro Paese e buona parte dei soggetti under 18 è stata identificata in Sicilia. Soltanto nel giro di quattro anni, la percentuale di minorenni coinvolti nel fenomeno è cresciuta del 270,2%. Abbiamo affrontato l’argomento con Antonella Inverno, Responsabile ricerche e analisi di Save the Children, organizzazione internazionale indipendente che da oltre un secolo lotta per salvare i bambini e le bambine a rischio nel mondo.
Secondo l’ultimo rapporto Istat sulla tratta degli esseri umani in Italia, i minorenni registrati nel Sirit sono aumentati dai 47 segnalati nel 2021 ai 174 del 2025. Si tratta della componente che cresce più rapidamente di tutte, ma il dato potrebbe essere pericolosamente sottostimato?
“Tratta e sfruttamento sono tra i fenomeni più difficili da rilevare, soprattutto quando si tratta di minori. I casi, infatti, potrebbero non emergere perché le vittime non entrano in contatto con i servizi, o perché faticano a considerarsi come tali, o ancora perché temono delle ritorsioni o si trovano in una condizione di forte dipendenza, materiale o psicologica, nei confronti degli sfruttatori. I dati del Sirit, quindi, fotografano i casi identificati e presi in carico dal sistema, ma non l’intero fenomeno. L’aumento registrato – estremamente preoccupante se si considera che nel giro di 4 anni il numero di minori segnalati è quasi quadruplicato – può quindi riflettere sia un aumento del fenomeno, che un miglioramento delle capacità del sistema di intercettare il fenomeno. Quello che è certo, è che il dato suggerisce la necessità di rafforzare ulteriormente gli strumenti di emersione e protezione dei minori, poiché il numero reale delle vittime potrebbe essere significativamente più alto di quello che emerge dalle statistiche ufficiali”.
La Sicilia è la prima regione italiana per identificazione nel 2025 e per la prima volta gli uomini superano le donne. Numeri che rilanciano il problema dello sfruttamento lavorativo che coinvolge anche i più piccoli, specialmente nei campi. Si tratta di una sconfitta a dieci anni dall’istituzione della Legge sul caporalato?
“Casi di cronaca anche recenti raccontano di un Paese che non è ancora riuscito a contrastare adeguatamente il fenomeno dello sfruttamento lavorativo, che sempre più coinvolge anche minorenni, in particolare non accompagnati o figli di braccianti. Come ricordato dall’Osservatorio Placido Rizzotto, nel 2024 circa il 29% dei lavoratori e delle lavoratrici sfruttati ha trovato il coraggio di denunciare, e questo è un segnale incoraggiante che mostra come la legge operi anche in senso trasformativo sulla cultura di un Paese. Questo tipo di cambiamento è tuttavia molto lento e non possiamo rimanere inermi ad aspettare. Nel 2023 abbiamo condotto una ricerca sui figli dei braccianti a Ragusa: i minori incontrati, a 9/10 anni erano spesso già adulti, al di fuori dell’orario scolastico trascorrevano molto tempo soli, crescendo fratelli e sorelle più piccoli; molti di loro non facevano sport, né altre attività ricreative. Ci sono stati segnalati anche alcuni casi limite: bambini di 6/7 anni con depressione diagnosticata dal pediatra o con difficoltà a gestire la rabbia, a causa della situazione e abbiamo incontrato preadolescenti che lavoravano nelle serre, a contatto con i pesticidi”.
Non solo sfruttamento lavorativo, ma anche prostituzione: sono più i soggetti maschili o i soggetti femminili a essere coinvolti nel giro?
“Come rileva l’Istat, per la prima volta il numero di vittime di tratta di sesso maschile supera il numero di quelle di sesso femminile, anche se di poco (si parla infatti di 966 uomini e 915 donne). Tuttavia, è importante distinguere il fenomeno della prostituzione da quello della tratta e dello sfruttamento in senso più ampio. Nel primo caso prevalgono le vittime di tratta femminile: tra le vittime per sfruttamento sessuale, infatti, più di 8 su 10 (l’86%) è di sesso femminile, mentre gli uomini sono prevalentemente sfruttati a fini lavorativi (l’81% del totale”).
Qual è la condizione dell’Italia rispetto ad altri Paesi europei? Serve una maggiore collaborazione a livello sovranazionale?
“Le vulnerabilità che espongono i minori al rischio di tratta, come la povertà, l’uso non sicuro delle tecnologie digitali, l’esclusione sociale o le migrazioni forzate, sono comuni a molti Paesi europei e la tratta dei minori, ovviamente, non interessa solo il nostro Paese. Si tratta infatti di un fenomeno europeo e globale. L’ultimo rapporto di Save the Children sul tema, pubblicato nel 2025 (Piccoli Schiavi Invisibili) mostra come, anche grazie all’utilizzo di strumenti digitali, le reti criminali operano sempre più in maniera transnazionale. Le sfide sono globali. A livello europeo, per esempio, si registra una crescente attenzione istituzionale al fenomeno, ma la consapevolezza pubblica e le capacità di monitoraggio sono spesso indietro rispetto alle nuove minacce digitali. I dati ufficiali sono spesso carenti o non aggiornati e le nuove forme di sfruttamento (come il coinvolgimento dei minori in truffe online o attività criminali digitali) sono ancora scarsamente monitorate e contrastate. Per questo serve una cooperazione europea più forte, che coinvolga prevenzione, scambio di informazioni, contrasto alle organizzazioni criminali e protezione delle vittime. In Italia da anni chiediamo di rafforzare il sistema di protezione delle vittime di tratta, attraverso una collaborazione più efficace tra istituzioni e società civile, per individuare tempestivamente i minori coinvolti e garantire loro percorsi di sostegno personalizzati, con accoglienza e assistenza psicologica, sanitaria e legale. Le nuove norme che recepiscono in Italia la Direttiva Antitratta rappresentano un passo avanti importante, ma è necessario assicurarne la piena attuazione, con un’attenzione specifica ai bisogni di bambine, bambini e adolescenti”.
Cosa fa Save the Children per contrastare i fenomeni della tratta e dello sfruttamento dei più giovani?
“Da anni siamo impegnati nel contrasto alla tratta e allo sfruttamento con progetti su tutto il territorio italiano e a livello internazionale. Vie d’uscita: promosso dal 2012 in collaborazione con enti anti tratta locali, ha l’obiettivo di supportate l’identificazione e l’emersione di minori e neomaggiorenni vittime di tratta e sfruttamento. Nel primo semestre del 2026 ha raggiunto 384 beneficiari, di cui 277 minori. Nuovi Percorsi: sostiene in tutta Italia, minori e mamme sopravvissute alla tratta e allo sfruttamento, al fine di garantire la reintegrazione delle donne, la crescita sana dei minori e l’autonomia dell’intero nucleo. Dal 2021 al primo semestre del 2026 ha supportato 1575 beneficiari. Sportello Nuovi Percorsi Roma: avviato nel 2022, con la finalità di supportare nuclei composti da giovani mamme e minori. Fino al primo semestre del 2026 ha sostenuto un totale di 1849 persone. Liberi dall’invisibilità: realizzato nella Fascia Trasformata della provincia di Ragusa, ha coinvolto fino a dicembre 2025, 665 persone attraverso percorsi personalizzati di empowerment, azioni di protezione contro lo sfruttamento lavorativo, supporto scolastico e accompagnamento sociale, di cui 356 minori e 309 adulti. Le attività comunitarie volte all’inclusione sociale hanno inoltre raggiunto 2.404 persone. S.O.L.E.I.L. – Servizi di Orientamento al Lavoro ed Empowerment Inter-regionale per un sistema Legale: promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali con capofila la Regione Lazio. Il nostro intervento si concentra nella provincia di Latina e punta a promuovere inclusione sociale, protezione, empowerment e regolarità lavorativa per minori e famiglie a rischio di sfruttamento, contribuendo a ridurre abuso, marginalità e disuguaglianze”.

