Il Sud per l’Italia, cura da cavallo - QdS

Il Sud per l’Italia, cura da cavallo

Carlo Alberto Tregua

Il Sud per l’Italia, cura da cavallo

mercoledì 26 Febbraio 2020 - 00:00

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha comunicato urbi et orbi che per rimettere in moto la ruota economica del Paese occorre una cura da cavallo. Se colleghiamo questa sua esclamazione con un’altra sua precedente (123 miliardi per il Sud), non possiamo che approvare le due intenzioni.
La questione è che dal dire al fare c’è di mezzo il mare. Ci auguriamo che Conte sveli a breve le sue carte e comunichi all’opinione pubblica la fonte dei 123 miliardi, una fonte concreta che dovrebbe fornire mezzi finanziari per 12,3 miliardi l’anno nel decennio. Conte dovrebbe anche aggiungere quali possano essere le fonti finanziarie per le risorse necessarie all’altra parte del Paese.
Probabilmente pensa di ottenere più disponibilità dall’Unione europea, il cui Piano Operativo 2021/27 è in discussione dai ventisette Paesi. Ricordiamo che tale Piano deve essere approvato all’unanimità, quindi anche se si opponesse la piccola Malta, non potrebbe diventare esecutivo.

L’interessante annuncio in favore del Meridione segue altre decine di simili annunci, i quali non hanno trovato realizzazione di sorta, con la conseguenza che oggi l’Italia è ancora più divisa fra Nord e Sud .
Paradossalmente proprio l’arretratezza del Sud costituisce una grande opportunità perché ha un elevato margine di crescita.
In altre parole, ogni miliardo investito al Sud avrebbe un coefficiente moltiplicatore di dieci, rispetto allo stesso miliardo investito al Nord, che avrebbe un coefficiente moltiplicatore di cinque. Ciò perché, dove l’economia funziona, la crescita è più lenta, dove invece vi è depressione, l’effetto di qualunque iniezione economica è più forte.
Ecco perché il non dimenticato economista John Maynard Keynes (1883 – 1946) sosteneva che lo sviluppo, ma solo lo sviluppo, può essere sostenuto mediante nuovo indebitamento delle nazioni, volto alle parti di esse più arretrate.
Non sappiamo se Conte, dopo il chiarimento dei prossimi giorni con Renzi, sarà in condizione di andare avanti su questa linea di politica economica di sviluppo del Sud, ma certo sarebbe auspicabile.
Il Sud per l’Italia, un rovesciamento di quanto predicano le classi politiche da decenni. Non l’Italia per il Sud. Che vuol dire questo rovesciamento di politica economica? Vuol dire che, con adeguato investimento soprattutto in infrastrutture, Sud e Isole potrebbero crescere a un ritmo molto maggiore che non le regioni del Nord e quindi contribuire al benessere del Paese in maniera sostanziale.
Questa non è un’idea nuova. Molti meridionalisti, tra cui Giustino Fortunato (1848 – 1932), Francesco Saverio Nitti (1868 – 1953), Gaetano Salvemini (1873 – 1957), Antonio Gramsci (1891 – 1937), l’hanno propugnata per decine di anni, trovando però sordità ed egoismo nelle classi dirigenti del Nord e debolezza accattona nelle classi dirigenti del Sud.
è chiaro che bisogna discutere alla pari, ma chi ha meno mezzi parte in una condizione di svantaggio. Tuttavia, deve compensare tale svantaggio con forza morale, prestigio, cultura e saperi, perché è ovvio che la forza economica da sola non può e non deve vincere. In altre parole occorre sostenere la forza della ragione e non la ragione della forza.

Sud per l’Italia, cura da cavallo, restringimento della forbice, eguaglianza fra cittadini del Nord e del Sud: ma quante belle frasi, fino ad oggi prive di concretezza, con una precisa responsabilità dei governanti e delle relative maggioranze che hanno avuto lo sguardo corto e spesso hanno visto solo fino alla punta del proprio naso.
Per guardare lontano, anche oltre l’orizzonte, è necessario sapere e conoscere, in modo da prendere decisioni concrete volte al raggiungimento degli obiettivi di equità generale che dovrebbero essere alla base dei comportamenti di chi ha responsabilità istituzionale.
Purtroppo dobbiamo rilevare che coloro che hanno governato il Paese negli ultimi decenni non hanno manifestato tale qualità, con la conseguenza sotto gli occhi di tutti: le due Italie, quella del benessere, dei servizi che funzionano, delle infrastrutture europee, e quella della povertà, con condizioni negative evidenti. Ma costoro cantano: “nessuno mi può giudicare…”.

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