L’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping, avvenuto in questi giorni, a Pechino, conferma una linea politico-economica che interessa tutto il Pianeta. Tale incontro non è una novità, bensì il frutto di un lungo colloquio fra i due leader mondiali, che è cominciato da anni.
Usa e Cina “padroni del mondo”: Ue, Russia e Stati arabi ormai satelliti dei due giganti
Di fatto, essi sono i “padroni” del mondo, in quanto gli altri poli economici, come Ue, Russia, Giappone o gli Stati arabi (Arabia Saudita, Emirati e Qatar), sono ormai diventati satelliti dell’uno o dell’altro.
Non è escluso che anche la questione dell’Iran venga risolta dai due leader proprio dopo questa occasione o nei successivi periodi. Infatti, anche quel Paese, dominato dall’islamismo e dai Pasdaran, dovrà inchinarsi al volere di Xi e Trump.
L’interesse delle due nazioni viene posto in primo piano rispetto a quelli degli altri Paesi del mondo, i quali, volenti o nolenti, si devono adeguare a quegli interessi. Ogni nazione deve scegliere con chi stare, secondo le proprie convenienze.
L’economia come vera arma di conquista: perché i popoli ripudiano la guerra armata
È ormai chiaro a tutti che la vera arma di conquista è l’economia, cui si sottopongono gli altri strumenti delle guerre tradizionali. Ciò perché i popoli puntano sempre di più al benessere e ripudiano la guerra armata.
Ecco perché – lo sottolineiamo con forza ancora una volta – il comportamento dei Ventisette dell’Ue riguardo la guerra russo-ucraina è stato fallimentare: essi non hanno intuito la direzione in cui andava il conflitto.
Se i governanti dell’Unione fossero stati lungimiranti e consapevoli, avrebbero dovuto facilitare, dopo pochi giorni dall’inizio dell’infausta invasione, l’accordo di pace di Antalya, in Turchia, del 10 marzo 2022.
Invece, hanno sostenuto che bisognava continuare la guerra, per la quale fino a oggi l’Ucraina ha speso ben 84 miliardi, oltre ad avere gran parte del territorio distrutto e una popolazione sofferente, che non ne può più di questo conflitto.
Contratti miliardari a Pechino: i grandi imprenditori mondiali al seguito di Trump
Torniamo all’incontro fra Trump e Xi Jinping. Il primo ha portato con sé i più grandi imprenditori del mondo (dice lui), i quali approfitteranno dell’occasione per stipulare contratti miliardari.
D’altra parte, Xi, attraverso i propri fedeli imprenditori, farà firmare tali contratti, che saranno anch’essi di convenienza per quel Paese in forte espansione.
Cogliamo l’occasione per ricordare che le due nazioni hanno i più alti Pil del mondo, sintetizzati in circa trenta trilioni di miliardi di dollari per gli Usa e in circa ventidue trilioni di miliardi di dollari per la Cina. Bisogna sottolineare, però, che i due Paesi hanno una popolazione molto diversa: gli Usa contano circa 350 milioni di abitanti, mentre la Cina ne conta circa 1,4 miliardi. Le cifre sono indicative e fanno capire meglio lo scenario.
Non sappiamo quali esiti concreti avrà questo primo incontro, cui verosimilmente ne seguirà un altro a Washington, a settembre, ma la liaison continua a funzionare e produrrà sicuramente benefici effetti per tutta l’umanità.
Taiwan e la “Taiwan Relations Act”: il nodo irrisolto tra Cina, Usa e Xi Jinping
Gli Usa sanno qual è la pericolosità dell’economia cinese, dato che essa è sostenuta anche in modo artificiale, non seguendo le regole di mercato, e perciò adotteranno opportuni strumenti di difesa e di contrattacco.
In questo quadro vi è una questione pericolosa: la volontà della Cina di entrare “in possesso” dell’isola di Taiwan. Ricordiamo che essa divenne indipendente nel 1945, grazie al leader Chiang Kai-shek. Da allora, quell’Isola ha sviluppato un’economia di mercato formidabile e contemporaneamente si è armata per proteggersi dalle avances della ex-madrepatria. Inoltre in base alla “Taiwan Relations Act”, una legge federale approvata nel 1979 durante la presidenza Carter, può contare sulla fornitura di armi dagli Usa in caso di invasione cinese.
Non sappiamo, tuttavia, se l’incontro fra Xi e Trump modifichi questo scenario, perché non sembra che il Presidente statunitense sia fermo nell’intenzione di difendere a tutti costi Taiwan come i suoi predecessori, anche perché ha messo in palio in questa ipotetica partita altre questioni, come quella dell’Iran.
Staremo a vedere gli sviluppi, che vanno interpretati con estrema attenzione e puntualità.

