Intorno ai risultati prevedibili delle elezioni di midterm negli Usa, per l’elezione di una parte di Rappresentanti e Senatori, si è fatto un grande clamore perché molta informazione quasi festeggia la sconfitta dei Repubblicani, di cui l’attuale Presidente è la massima espressione. Ma l’informazione, quando è tendenziosa, non specifica alcuni fatti ciclici.
Il primo è che il ribaltamento di situazioni politiche è frequente negli Stati Uniti. La meraviglia che in qualche Stato storicamente conservatore, come il Texas, abbia vinto il candidato democratico è del tutto infondata perché si è verificato tante volte un evento di tal fatta dal 1776 a oggi.
Il secondo fatto che l’informazione non obiettiva non comunica è che i componenti di Camera e Senato non vengono eletti in una sola volta, bensì gradatamente in diversi periodi del quadriennio, meccanismo che dà stabilità al Parlamento.
Il terzo fatto riguarda la sconfitta di Trump, che avviene come tante altre volte nel passato con i precedenti Presidenti.
Il peso dell’economia e dell’immigrazione sul voto degli americani
Fatta questa premessa dobbiamo rilevare che i circa duecentocinquanta milioni di elettori americani (di cui una parte non va a votare) seguono alcuni grandi filoni dell’informazione; non solo, ma anche l’andamento dell’economia la cui massima espressione simbolica è il prezzo della benzina.
Ricordiamo che l’unità di vendita negli Stati Uniti non è il litro, ma è il gallone, pari a circa 3,7 litri. Per cui, quando qualche corrispondente comunica che tale prezzo ha raggiunto circa quattro euro a gallone, significa che costa circa un euro per litro, cioè la metà di quanto costa in Italia.
Vi è stato poi l’altro filone su cui si è fissata la sensibilità degli elettori e cioè la questione degli immigrati clandestini, soprattutto dal Messico. è una questione che divide il popolo americano in due parti, una che è per l’accoglimento tout court e l’altra che respinge l’accoglimento tout court.
Dunque, nessuna meraviglia per questo risultato elettorale, atteso e non nuovo, nonostante gli onerosi fondi messi da Trump per finanziare la sua campagna.
Trump dopo le midterm: cosa cambia nella politica americana
L’attuale Presidente degli Usa ha perduto la battaglia che sta in mezzo al suo quadriennio, ma questo non modificherà di tanto la sua linea politico-economica. Perché? Perché ritiene di poter cambiare l’opinione degli elettori americani da qui al secondo martedì di novembre del 2028, quando esso eleggerà il quarantottesimo Presidente degli Stati Uniti.
Questa è la Democrazia statunitense. Il verdetto è inappellabile perché è il senso compiuto di un modo di stare insieme di una collettività. Per cui, le valutazioni debbono essere fatte tenendo conto che essa, appunto, è nata con la Dichiarazione d’Indipendenza del 1776 e con l’elezione del primo Presidente, George Washington, nel 1789. E, badate bene, le regole democratiche non sono mai state variate, come invece si usa fare dalle nostre parti, dove ogni qualche anno vengono modificate le regole del gioco, che alcuni bari mettono in campo per trarne vantaggio.
Gli Stati Uniti sono un modello di democrazia che le democrazie europee dovrebbero acquisire, mentre qui si gioca a fare i democratici, con il risultato di andare sempre di più verso la Minocrazia, cioè la maggioranza della minoranza.
Politica internazionale di Trump dopo le elezioni: Iran, Ucraina e dazi
Dopo l’esito di queste elezioni la politica internazionale di Trump cambierà? Soprattutto con riguardo alla guerra che ha scatenato contro l’Iran, la cui espressione più grave per l’Occidente è stata la chiusura, di fatto, dello Stretto di Hormuz.
Ma dobbiamo dire che i Paesi arabi si sono subito organizzati per costruire delle pipelines, per cui il petrolio viene direttamente trasportato dalle fonti allo Stretto di Bab el-Mandeb, per poi farlo uscire dallo Stretto di Suez verso l’Europa.
Nell’altro versante sappiamo che Trump ha mollato Zelensky, presidente dell’Ucraina, per cui lo stesso ormai ha capito che deve firmare al più presto la pace con la Russia, cedendo i territori conquistati dalla stessa e sperando di non doverne cedere ancora.
Vedremo poi quale sarà la posizione del Presidente degli Usa con l’iniziativa dei dazi alla Cina, all’Europa e agli Stati arabi, iniziativa che via via è andata attenuandosi.

