Si inaspriscono gli attacchi ucraini in Russia. Colpite anche infrastrutture energetiche e un impianto chimico. Il ministero della Difesa di Mosca ha annunciato che la propria difesa aerea ha abbattuto durante la notte 660 droni. Un numero tra i più alti dall’inizio del conflitto.
Droni distrutti in una decina di regioni, tra cui anche la Crimea
I droni sono stati distrutti in oltre una decina di regioni, tra cui la Mosca e la penisola di Crimea annessa, il Mar Nero e il Mar d’Azov, ha dichiarato il ministero sulla piattaforma statale russa Max.
Media: “Kiev ha colpito impianto chimico e infrastrutture energetiche in Russia”
L’esercito ucraino ha lanciato nella notte un attacco con droni contro l’oblast di Tula, in Russia, colpendo un impianto chimico e infrastrutture energetiche nella regione, secondo quanto riportato dai canali mediatici russi di Telegram.
Uno di questi, l’indipendente Exilevona Plus, citando testimonianze di residenti, ha segnalato diverse esplosioni nell’area dell’impianto chimico Azot nella città di Novomoskovsk. Il governatore dell’oblast di Tula, Dmitry Milyaev, ha successivamente riferito che un drone ucraino ha colpito un “impianto industriale” non specificato a Novomoskovsk.
Anche le infrastrutture energetiche sarebbero state prese di mira nell’ambito di un attacco su vasta scala contro la regione. Milyaev ha affermato che le linee elettriche sono state danneggiate nell’attacco. Il sistema Firms (Fire Information for Resource Management System) della Nasa ha inoltre rilevato un incendio nell’area della centrale elettrica statale distrettuale di Novomoskovsk, secondo quanto riportato dai canali mediatici russi di Telegram. Sui social media sono state segnalate interruzioni di corrente a Novomoskovsk.
Zelensky: “Ho approvato un’operazione strategica di 40 giorni”
Volodymir Zelensky ha approvato una “operazione di influenza strategica” messa a punto dall’Sbu della durata di 40 giorni che ha come obiettivo quello “di costringere la Russia a porre fine alla guerra”. I dettagli dell’operazione rimangono classificati. Ma poche ore dopo l’annuncio da parte del Presidente ucraino del via libera all’operazione, nella notte, le forze di Kiev hanno lanciato centinaia di droni contro diverse regioni russe.
L’unità Alpha è responsabile in particolare delle operazioni a lungo raggio. I raid contro le infrastrutture dell’energia critiche in profondità nel territorio russo hanno come obiettivo quello di colpire sistematicamente le risorse economiche a disposizione del Cremlino per sostenere la sua campagna militare, spiegano a Kiev.
La situazione si è particolarmente aggravata nei territori occupati dalla Russia, dove in seguito a queste operazioni di Kiev si sono creati problemi “non risolvibili” sul fronte del carburante, della logistica militare e soprattutto, in Crimea, della amministrazione ordinaria della regione. L’amministrazione russa della regione sul Mar Nero ha ammesso esplicitamente di non essere in grado di risolvere i problemi provocati dai raid a medio e lungo raggio delle forze ucraine contro le ragginerie e le linee di rifornimento.
Il monito del presidente ucraino sulla Bielorussia: “Minsk ha completato costruzione infrastrutture militari lungo confine”
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha nuovamente messo in guardia contro la “potenziale escalation dell’aggressione” di Minsk nei confronti dell’Ucraina, affermando che la costruzione di diverse infrastrutture militari lungo il confine tra Bielorussia e Ucraina è “quasi completata”.
“La costruzione delle infrastrutture stradali e delle basi di stoccaggio per munizioni, carburante e lubrificanti è quasi completata”, ha scritto il presidente sui social media dopo aver ricevuto un briefing da Oleh Luhovskyi, capo ad interim del Servizio di intelligence estera dell’Ucraina. “Queste strutture non hanno altro scopo che militare”, ha aggiunto Zelensky.
Nel corso del 2026, i funzionari ucraini hanno richiamato l’attenzione su segnali che indicavano come Mosca, il più stretto alleato di Minsk, stesse cercando di trascinare la Bielorussia nel conflitto con Kiev, nel tentativo di favorire lo sforzo bellico del Cremlino. Il 22 giugno, l’opposizione bielorussa in esilio ha consegnato a Zelensky un elenco di segnali d’allarme che indicano come Minsk stia per entrare nella guerra della Russia contro l’Ucraina, delineando chiaramente aree politiche che evidenziano la svolta del presidente bielorusso Alexander Lukashenko verso un atteggiamento bellico.
In risposta agli ultimi sviluppi lungo il confine settentrionale dell’Ucraina, Zelensky ha affermato che Kiev ha fornito “i segnali necessari dall’Ucraina riguardo a questa attività, così come riguardo a tutte le altre forme di collaborazione con la Russia nell’interesse di prolungare e intensificare la guerra”.
Il presidente ha aggiunto: “È la parte bielorussa che deve intraprendere passi verso la de-escalation e la pace”.
Le ultime dichiarazioni di Zelensky giungono dopo che ieri Lukashenko sembra aver accettato un ultimatum presentato da Kiev per la rimozione delle apparecchiature di comunicazione presenti sul territorio bielorusso, che secondo Kiev contribuivano a supportare gli attacchi dei droni russi. Kiev aveva avvertito che la Bielorussia avrebbe subito azioni non specificate da parte dell’Ucraina se le apparecchiature non fossero state rimosse.
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