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Ucraina, l’Europa affianca Kiev nella guerra ma si scorda di parlare della pace “dignitosa”

Ucraina, l’Europa affianca Kiev nella guerra ma si scorda di parlare della pace “dignitosa”
La riunione dei Volenterosi di Parigi alla quale ha preso parte anche il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky

Più promesse di armi, meno spazio per il dialogo. E l’opzione negoziale di marzo 2022 rimane chiusa nel cassetto

KIEV – Il conflitto in Ucraina provocato dall’invasione russa nel febbraio 2022 ha superato, per durata, la Prima guerra mondiale. Una dimensione temporale certamente più vasta rispetto a quella preconizzata al momento dell’aggressione in territorio ucraino dal presidente della Federazione russa, Vladimir Putin, il quale credeva di riuscire a conquistare Kiev nel giro di pochi giorni o settimane, confidando anche in un sollevamento popolare che avrebbe dovuto facilitare le manovre militari del Cremlino.

Oggi, a distanza di 1.600 giorni dallo scoppio delle ostilità, la Russia non è riuscita ad andare oltre la presa delle due regioni separatiste di Donetsk e Luganks e le aree di Zaporizhzhia e Kherson, oltre alla penisola di Crimea già occupata da Mosca nel 2014. Dal suo canto, Kiev è riuscita a resistere, trasformando l’avanzata russa in una guerra di logoramento, non solo con le proprie forze, ma anche con il sostegno economico e militare dei Paesi alleati, buona parte aderenti all’Unione europea e alla Nato. Ed è proprio da questo presupposto che l’Ucraina continua a cercare nuovi margini di sostegno internazionale.

L’Europa rafforza il sostegno militare a Kiev

In occasione dell’ultimo vertice dei ‘Volenterosi’ ospitato nei giorni scorsi da Parigi e co-presieduto dal presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, insieme al premier britannico Keir Starmer e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, l’esecutivo ucraino ha rinnovato le proprie richieste legate alle garanzie di sicurezza e una maggiore pressione nei confronti della Russia.

Ed è così che, mentre Mosca scagliava gli ennesimi dardi infuocati contro l’Occidente per voce dello “spokesman” del Cremlino, Dmitry Peskov, dal complesso monumentale di Les Invalides – dove dal 1861 riposa la salma di Napoleone – una coalizione composta da Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia, Regno Unito e Ucraina firmava una dichiarazione congiunta con la quale si impegnano a realizzare in Europa uno “scudo antimissili balistici”.

Una struttura – si legge nella dichiarazione – “puramente difensiva”, capace di “scoraggiare e neutralizzare future minacce missilistiche”. Questo progetto dovrebbe dunque sommarsi ai sistemi di difesa già in dotazione dei Paesi europei. L’accordo è stato salutato con soddisfazione dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky: “Le nostre capacità combinate sono sufficienti e insieme possiamo costruire una protezione affidabile per l’Ucraina e per tutta l’Europa”.

Nelle stesse ore, l’omologo francese Macron ha assicurato la fornitura a Kiev di 16 aerei da caccia Rafale, che saranno consegnati fra il 2028 e il 2029, e la licenza per la produzione di missili Aster 30 per i sistemi di difesa anti missili balistici Samp/T e di missili da crociera Scalp. L’Ucraina, ha affermato Macron, “sarà dotata di una prima serie di batterie di Samp/T di nuova generazione che completa i sistemi consegnati con i loro missili nelle settimane a venire”.

Al contempo, il Regno Unito e l’Unione europea, attraverso una nota congiunta, hanno annunciato di avere concluso i negoziati per un accordo che permette a Londra di partecipare al prestito Ue di sostegno all’Ucraina da 90 miliardi. “Il Regno Unito fornirà un contributo equo e proporzionato ai costi derivanti dall’indebitamento, commisurato al valore dei contratti aggiudicati alle aziende britanniche”, spiega la Commissione europea, sottolineando che Bruxelles e Londra “riconoscono congiuntamente l’accordo odierno come una dimostrazione del loro impegno condiviso nei confronti dell’Ucraina e della natura strettamente interconnessa e interdipendente delle basi industriali della difesa dell’Unione e del Regno Unito”.

I negoziati di pace tra Russia e Ucraina

Sul lato diplomatico, intanto, Russia e Ucraina continuano a rimanere distanti, nonostante le continue sollecitazioni di diversi Paesi esteri a trovare la strada del dialogo. Tra gli interlocutori più attivi, nel corso di questi anni, vi è stata la Turchia che già nel marzo 2022 aveva ospitato ad Antalya i primi negoziati diretti tra Mosca e Kiev che avrebbero potuto parte alla pace tra i due Paesi.

Secondo le diverse ricostruzioni del periodo – in particolare da quella effettuata dalla rivista statunitense Foreign Affairs in un articolo a firma degli analisti politici Samuel Charap e Sergey Radchenko -, i ministri degli Esteri dei due Paesi, Sergej Lavrov per la Russia e Dmytro Kuleba per l’Ucraina, si incontrarono attorno al tavolo per discutere di una bozza nella quale si sottolineava che l’Ucraina sarebbe stata disponibile ad accogliere numerose richieste provenienti da Mosca. Tra queste, il sostegno della “sua neutralità permanente, dichiarata e sancita dalla Costituzione dell’Ucraina” e la promessa di “non aderire ad alcuna alleanza militare”.

Inoltre, Kiev avrebbe scongiurato la creazione e la presenza di basi militare straniere e altre infrastrutture militari sul territorio dell’Ucraina” e si sarebbe impegnata a “non condurre esercitazioni militari con la partecipazione di forze armate straniere” e a garantire “che la lingua russa” sarebbe stata “una lingua ufficiale”, funzionante “su base paritaria con la lingua ucraina in tutte le istituzioni legislative, esecutive e giudiziarie” del Paese.

Tuttavia, così come rimarcato in un nostro precedente approfondimento pubblicato lo scorso gennaio sulle nostre pagine, l’intesa sarebbe saltata a causa della posizione di alcune potenze occidentali – così avrebbe sostenuto il presidente russo Vladimir Putin – che avrebbero preferito non non impegnarsi “diplomaticamente” con la Russia e “a considerare seriamente l’offerta di sicurezza dell’Ucraina”.

Tra i più convinti sostenitori di questa soluzione vi sarebbe stata la Gran Bretagna dell’allora primo ministro Boris Johnson. Per onor di cronaca, va comunque ricordato che, nello stesso articolo, gli analisti di Foreign Affairs sottolinearono che “l’affermazione che l’Occidente abbia costretto l’Ucraina a ritirarsi dai negoziati con la Russia è infondata”.

Il bilancio della guerra tra vittime e feriti

Intanto, però, il territorio ucraino continua a essere martoriato dai bombardamenti e il numero delle vittime non si arresta. Uno studio pubblicato dal Center for Strategic and International Studies (Csis), think tank di Washington, tra le forze armate russe mandate a combattere in Ucraina si contano 1,4 milioni di morti e feriti. Nel dettaglio, sarebbero stati uccisi 450 mila uomini. L’Ucraina, secondo il Csis, ha perso nel complesso tra 525 mila e 625 mila uomini: i morti oscillerebbero tra 125 mila e 150 mila in base allo studio.

Mosca-Kiev, ancora forti bombardamenti. Zelensky: “Necessaria maggiore pressione”

Proseguono le ostilità sul campo tra Ucraina e Russia. Due raffinerie sono state colpite nella notte tra lunedì 13 e martedì 14 luglio in Russia dai droni di Kiev. A Salavat, nella regione del Bashkortostan, è stata raggiunto l’impianto di Gazprom Neftekhim, uno dei complessi petrolchimici più importanti del Paese.

Un incendio si è sviluppato sulla raffineria, ha reso noto il canale Telegram Astra. che geolocalizza, quindi valida, le foto e i video raccolti dai testimoni oculari. Fiamme sarebbero scoppiate anche all’interno di un deposito di petrolio di Rosneft a Salavat. Il governatore del Bashkortostan, Radiy Khabirov, ha confermato il raid e che da diversi punti si leva fumo. I droni ucraini hanno anche colpito una raffineria ad Afipsky, nella regione di Krasnodar.

Sempre nella notte, Mosca ha compiuto altri raid contro Kiev e altre città ucraine. Sono stati lanciati 135 droni e 10 missili (8 Iskanader-M/S-400 e due Kh-59/69), la maggior parte dei quali balistici. Il presidente ucraino, Volodymir Zelensky, in un tweet ha sottolineato nella regione di Kharkiv ci sono stati sette feriti, nella regione di Kharkiv, fra cui un bambino, a Chernihiv, dove migliaia di famiglie sono rimaste senza corrente, tre. Zelensky ha nuovamente chiesto “maggiore pressione sulla Russia” e l’adozione del 21esimo pacchetto di sanzioni europeo contro Mosca “questa settimana”.

“Ogni giorno di ritardo nelle decisioni sulle sanzioni dà alla Russia più tempo per prepararsi. Ogni componente, chip, microchip, beni a uso duale, tutto quello che la Russia usa per prolungare la guerra e attaccare i civili deve essere fermato”, ha detto ancora Zelensky.

“Le nostre capacità combinate sono sufficienti e insieme possiamo costruire una protezione affidabile per l’Ucraina e per tutta l’Europa”, ha poi aggiunto Zelensky facendo riferimento al recente incontro con Volenterosi di Parigi.

Ucraina in Ue, via libera al cluster per l’adesione

BRUXELLES – Nella giornata di martedì 14 luglio l’Unione europea ha aperto il sesto capitolo negoziale nel processo di adesione dell’Ucraina. Si tratta, nello specifico, del cluster “Relazioni esterne”. Si tratta del secondo cluster aperto dall’Ue per Kiev: il precedente, il cluster 1, riguardava i principi fondamentale e lo stato di diritto. Lo stesso cluster 6 viene aperto anche la Moldova, altro Paese candidato ad aderire all’Ue.

“A solo un mese dall’apertura del Cluster 1 e a due settimane dall’inizio della presidenza irlandese, abbiamo raggiunto un’altra pietra miliare nel percorso di adesione dell’Ucraina all’Ue, con l’apertura di un altro importante cluster negoziale, quello sulle relazioni esterne”, ha commentato il ministro di Stato per gli Affari Europei e la Difesa della Repubblica d’Irlanda, Thomas Byrne. Il 1° luglio scorso l’Irlanda – lo ricordiamo – ha assunto la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea.

“Ciò testimonia l’impegno del Paese a progredire il più rapidamente possibile. In questi tempi difficili, l’allargamento rappresenta un investimento strategico per la pace e la sicurezza, la stabilità e la prosperità sia dell’Ue che dell’Ucraina”, ha concluso Byrne.