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Un manuale di “resistenza” per le nuove generazioni

Un manuale di “resistenza” per le nuove generazioni

Non si deve essere costretti a partire dalla Sicilia per sopravvivenza, né a restare per mancanza di mezzi

“Tanto qui non cambia niente”, una considerazione intrisa di fatalismo e rassegnazione che, troppo spesso, riecheggia tra i giovani siciliani quando si parla di futuro. Ed è proprio da questa frase, sentita troppo spesso, che nasce “Restare è resistere. Per il futuro di una generazione”, il saggio scritto da Giuseppe Trovato, giovane attivista catanese.

Un manuale di “resistenza” per le nuove generazioni

Laureato in giurisprudenza, svolge attività pubblica su temi quali legalità, diritti, partecipazione democratica, coinvolgendo soprattutto i giovani delle scuole attraverso incontri e dibattiti. Il testo, pubblicato da Navarra Editore nella collana di saggistica Officine, si articola intorno agli argomenti chiave di memoria e democrazia. Nella sua riflessione Trovato evidenzia come la memoria degli eroi siciliani, coloro i quali si sono battuti per un futuro migliore e hanno pagato con la vita il loro impegno antimafia, rischi di rimanere solo sulla carta, nelle commemorazioni annuali e nei cortei. Da Falcone a Borsellino fino a Impastato, figura centrale nel percorso umano e culturale dell’autore, non ci si può limitare al doveroso ricordo. Bisogna, invece, rendere la memoria “operativa”, farne un “criterio di scelta quotidiana”. Insomma, memoria e impegno devono fondersi insieme per difendere e attuare pienamente la democrazia. Una democrazia che, troppo spesso, sembra messa in pericolo dalle inefficienze dello Stato, dalla corruzione e dagli scandali, dai diritti negati.

Ma esiste anche un altro lato della medaglia, quello di una democrazia viva e che è sinonimo di opportunità. E poi il tema fondamentale del restare, che non può e non deve essere contrapposto come in una logica da derby calcistico, a quello del partire. L’auspicio di Trovato è che si creino le condizioni affinché, sia l’una che l’altra, siano scelte libere. Non si deve essere costretti a partire per sopravvivenza, né a restare per mancanza di mezzi. Certo, per il futuro della nostra terra la condizione ideale sarebbe quella di andare oltre, superare i confini per formarsi al meglio e poi tornare, per costruire qui qualcosa. Ognuno secondo le proprie inclinazioni, ognuno secondo i propri liberi convincimenti. Senza la necessità di essere eroi, ma con l’impegno a non diventare spettatori cinici. Perché, come scrive l’autore nel commiato finale, “non è vero che non siamo nulla, siamo piccoli ma tutti insieme creiamo un peso insostenibile”.