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Università bandita a Catania, la sentenza della Corte d’Appello: 6 condanne e 24 assoluzioni

Università bandita a Catania, la sentenza della Corte d’Appello: 6 condanne e 24 assoluzioni
Università di Catania

I giudici della Corte d’Appello del Tribunale di Catania hanno emesso 6 condanne e 24 assoluzioni: ecco quelle piu pesanti

Sei condanne, comprese tra gli otto mesi e i cinque anni di reclusione, e 45 assoluzioni, la maggior parte delle quali perché l’abuso d’ufficio, che era contestato, non è più previsto dalla legge come reato. È la sentenza emessa dalla Seconda sezione penale del Tribunale di Catania nel processo «Università bandita» su presunti concorsi truccati nell’ateneo. A processo erano 51 imputati per cui la Procura aveva chiesto 39 condanne e 12 assoluzioni.

Pena maggiore per ex rettore Basile

La pena maggiore, per induzione indebita a dare o promettere utilità, reato previsto dall’articolo 319 quater del codice penale, è stata comminata all’ex rettore Francesco Basile, assolto, invece, da alcuni capi di imputazione. Per lui il collegio giudicante ha disposto la pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici e quella legale per la durata della pena. Il Tribunale ha condannato a due anni di reclusione ciascuno Filippo Drago, Giuseppe Antonio Biondi, Angelo Marcello Donati e Marco Montorsi e a otto mesi di reclusione Giuseppe Maria Pappalardo.
Per quest’ultimi cinque imputati la sentenza ha disposto la sospensione della pena per cinque anni alle condizioni di legge.

Entro 90 giorni le motivazioni della sentenza

Il Tribunale, presieduto da Enza De Pasquale, giudici a latere Cristina Scalia e Mariaconcetta Gennaro, ha indicato in 90 giorni il termine del deposito delle motivazioni della sentenza. Alla lettura del dispositivo in aula per la Procura erano presenti il capo dell’ufficio Francesco Curcio, l’aggiunta Agata Santonocito e i sostituti Raffaella Vinciguerra e Santo Di Stefano.

L’inchiesta Università bandita da cui è scaturito il processo, basata anche su intercettazioni su presunti concorsi pilotati o cuciti su misura su un candidato, è quella condotta dalla Digos della questura e coordinata dalla Procura etnea. Quando scattò, nel 2019, portò alle dimissioni dell’allora rettore Francesco Basile e alla programmazione di nuove elezioni universitarie.

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