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Università e futuro, il professore Morelli: “Informazione di qualità essenziale per formare la classe dirigente”

Università e futuro, il professore Morelli: “Informazione di qualità essenziale per formare la classe dirigente”
Il professor Alessandro Morelli

L’intervista del Quotidiano di Sicilia al direttore del Dipartimento di Scienze politiche e giuridiche dell’Ateneo messinese

MESSINA – Il ruolo dell’Università in un mondo che cambia, l’importanza di formare cittadini e classe dirigente del futuro, le nuove sfide che devono affrontare le istituzioni culturali. Questi i grandi temi su cui il Quotidiano di Sicilia ha interpellato il professore Alessandro Morelli, direttore del Dipartimento di Scienze politiche e giuridiche dell’Università degli studi di Messina, nonché ordinario di ordinario di Diritto costituzionale e pubblico presso lo stesso ateneo.

Rispetto alle Facoltà di una volta, quali sono oggi le principali differenze nel ruolo e nelle funzioni di un Dipartimento universitario, sia dal punto di vista dell’offerta formativa sia del rapporto con il territorio?
“Gli attuali Dipartimenti, a differenza delle Facoltà di un tempo, alle quali erano affidate prevalentemente funzioni di organizzazione e coordinamento della didattica, sono chiamati a gestire in modo integrato didattica, ricerca e cosiddetta ‘terza missione’. Quest’ultima comprende le iniziative attraverso le quali gli Atenei interagiscono con il territorio e con la società, mettendo a disposizione conoscenze, competenze e risultati della ricerca. L’attribuzione a un’unica struttura, il Dipartimento, di tutte le ‘missioni’ universitarie riflette la consapevolezza della stretta relazione esistente tra didattica, ricerca e rapporto con la società. Al tempo stesso, rende particolarmente complesso e delicato il compito dei dipartimenti, che sono oggi veri e propri centri nevralgici dell’organizzazione universitaria”.

Negli ultimi anni, come sono cambiati gli studenti che si iscrivono al vostro Dipartimento in termini di aspettative, interessi culturali e approccio allo studio rispetto alle generazioni precedenti?
“Uno dei cambiamenti più evidenti che abbiamo registrato negli ultimi anni riguarda la crescente internazionalizzazione della popolazione studentesca del Dipartimento, con un notevole incremento degli studenti provenienti dall’estero. È un’evoluzione favorita da un’offerta didattica che include anche percorsi in lingua inglese. Il Corso di laurea triennale in Scienze politiche e relazioni internazionali, per esempio, comprende un curriculum erogato integralmente in inglese; dal prossimo anno accademico sarà inoltre attivo il Corso di laurea magistrale in Global Security Studies, anch’esso in lingua inglese, che si affiancherà al già esistente Corso di laurea in Relazioni internazionali e consentirà di approfondire i temi della sicurezza nelle sue diverse declinazioni. Questa crescente dimensione internazionale amplia inevitabilmente gli interessi culturali e le aspettative degli studenti e contribuisce a creare un ambiente di studio particolarmente vivace, aperto al confronto tra esperienze e sensibilità differenti. È cambiato, naturalmente, anche l’approccio allo studio. L’evoluzione tecnologica degli ultimi decenni ha trasformato le modalità di accesso alle conoscenze e, di conseguenza, anche i metodi di insegnamento. Su questo versante il Dipartimento è impegnato in una costante attività di aggiornamento e nella sperimentazione di nuove forme didattiche, capaci di rispondere alle esigenze di apprendimento degli studenti di oggi”.

In passato l’Università era spesso percepita come un luogo più teorico: oggi quanto conta il collegamento con l’attualità, l’informazione e il dibattito pubblico nella formazione degli studenti del suo Dipartimento?
“Per un Dipartimento di Scienze politiche e giuridiche come il nostro, il rapporto con l’attualità, l’informazione e il dibattito pubblico non è un elemento accessorio della formazione: ne costituisce una componente essenziale. È una dimensione che attraversa tutti i nostri percorsi didattici. Alcuni sono fortemente proiettati verso lo scenario internazionale; altri sono finalizzati alla formazione di figure professionali capaci di operare nelle amministrazioni pubbliche e nelle organizzazioni private, attraverso il Corso di laurea triennale in Scienze dell’amministrazione e dell’organizzazione (attivo anche presso il Polo di Siracusa) e il Corso di laurea magistrale in Scienze delle Pubbliche amministrazioni. Un altro importante ambito riguarda poi la preparazione e la formazione degli assistenti sociali. La stessa attenzione per l’attualità e per la sfera pubblica caratterizza l’offerta di alta formazione del Dipartimento, che comprende due dottorati di ricerca, uno in Scienze politiche e uno in Scienze delle Pubbliche amministrazioni, oltre a un Master di secondo livello in Istituzioni parlamentari e assembleari, cofinanziato dalla Camera dei Deputati e dall’Università di Messina. Quest’ultimo, in particolare, ha lo scopo di far acquisire ai laureati magistrali le competenze necessarie per operare nell’ambito delle Camere e delle altre assemblee rappresentative, svolgere attività di giornalismo parlamentare e consulenza legislativa e ricoprire ruoli di alto livello nella Pubblica amministrazione. È un esempio concreto di quanto sia importante mantenere un rapporto costante tra formazione universitaria, istituzioni e società”.

Quale ruolo può svolgere la lettura dei quotidiani, sia cartacei sia digitali, nello sviluppo del pensiero critico, della capacità di analisi e della consapevolezza civica degli studenti universitari, e in che modo questa abitudine può contribuire a formare le competenze culturali e informative indispensabili per i laureati di domani, riducendo il divario tra università e società?
“Da costituzionalista non posso che essere particolarmente sensibile a questo tema. Il diritto costituzionale si studia anche attraverso i giornali, che rappresentano una fonte inesauribile di casi, problemi e spunti di riflessione. Ma un discorso analogo può farsi per tutte le scienze sociali, che non possono prescindere da un contatto diretto e continuo con le fonti d’informazione. Confrontarsi con ciò che accade nella società, imparare a distinguere i fatti dalle interpretazioni e valutare criticamente punti di vista differenti sono esercizi fondamentali nella formazione universitaria. La lettura dei quotidiani e, più in generale, l’accesso consapevole a un’informazione di qualità possono quindi contribuire in maniera decisiva allo sviluppo del pensiero critico e della consapevolezza civica degli studenti, avvicinando al tempo stesso l’università alla società. È nella stessa prospettiva che, nei nostri corsi di studio, organizziamo costantemente attività didattiche integrative, incontri seminariali e momenti di confronto tra studenti dedicati ai temi di maggiore attualità”.

Il suo Dipartimento promuove o potrebbe promuovere iniziative (corsi, laboratori, convenzioni, attività culturali) che incentivino gli studenti a informarsi attraverso la stampa quotidiana e i media di qualità?
“Abbiamo già avviato diverse forme di collaborazione con testate giornalistiche e riteniamo molto importante rafforzare e ampliare ulteriormente questi rapporti. Il confronto con il mondo dell’informazione può infatti rappresentare un’importante occasione formativa per i nostri studenti, soprattutto in un momento storico nel quale la capacità di orientarsi tra fonti, linguaggi e contenuti differenti è diventata una competenza essenziale. Siamo quindi certamente interessati a incrementare le collaborazioni con i soggetti attivi nel settore dell’informazione e a promuovere occasioni di incontro e approfondimento che aiutino gli studenti a sviluppare un rapporto consapevole e critico con i media. Per chi studia le scienze politiche e giuridiche, il contatto costante con un’informazione di qualità costituisce una componente indispensabile della formazione”.