Usura ed estorsione in Sicilia, con la pandemia fenomeni in aumento, come difendersi - QdS

Usura ed estorsione in Sicilia, con la pandemia fenomeni in aumento, come difendersi

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Usura ed estorsione in Sicilia, con la pandemia fenomeni in aumento, come difendersi

Vittorio Sangiorgi  |
giovedì 17 Febbraio 2022 - 13:35

Nicola Grassi, presidente dell’Associazione antiestorsione di Catania (ASAEC), spiega al QdS la portata del fenomeno e le possibili contromisure

Crisi economica ed aumento dal tasso di povertà sono, ad oggi, tra le più preoccupanti conseguenze di due anni di pandemia. Cronaca, inchieste giudiziarie e statistiche varie testimoniano come questa situazione di difficoltà e malessere sociale, abbia costituito un terreno fertile per le organizzazioni criminali attraverso le armi dell’usura e dell’estorsione.

Il Qds.it ha rivolto alcune domande a Nicola Grassi, presidente dell’Associazione antiestorsione di Catania (ASAEC), per comprendere meglio la portata del fenomeno e le possibili contromisure.

La realtà di ASAEC: impegno quotidiano per le vittime di estorsione

“La nostra associazione, esordisce, è nata nel 1991 subito dopo i fatti di Capo d’Olando ed è intitolata a Libero Grassi. Il nostro principale impegno consiste nel sostenere le vittime di estorsione e di usura durante tutto il periodo di affrancamento dalla mafia. Sollecitiamo le vittime a sporgere denuncia, ci costituiamo parte civile nei processi per conto delle vittime, accompagniamo personalmente il commerciante alle udienze in Tribunale, collaboriamo alla stesura della domanda per l’accesso ai benefici economici erogati dallo Stato o dalla Regione. Seguiamo le vittime anche dopo la conclusione del processo fino alla riapertura dell’attività economica. La maggior parte delle vittime, prosegue Grassi, resta legata all’ASAEC tanto da voler ricambiare il sostegno ricevuto mettendo la propria esperienza a disposizione di altre vittime. L’ASAEC è una ONLUS fondata sul volontariato, si autofinanzia con il contributo volontario dei soci e con il 5x 1000. Ogni anno pubblica il bilancio sul web”.

Estorsione ed usura dopo la pandemia

“L’estorsione, precisa Grassi, è un reato che garantisce alla mafia due effetti positivi: attingere denaro dall’economia sana e controllare il territorio. Nel tempo la richiesta di denaro si è trasformata in una miriade di altre forme di violenza molto più subdole da intercettare e denunciare, come nel caso della corruzione. L’usura invece si insinua per colmare un vuoto nella catena del credito. Si radica in mezzo ad una serie di gravi inefficienze nella gestione del denaro da parte dell’imprenditore ma anche delle banche a partire dalla Banca d’Italia che non è un organo statale.

“La pandemia ha ridotto gli incassi, azzerato i guadagni e aumentato a dismisura i costi di gestione che in certi casi si sono triplicati. Una larga fascia di imprese è stata costretta a chiudere come per esempio il comparto della ristorazione, del turismo e dell’accoglienza. Un certo numero di commercianti nel tentativo di sopravvivere, dopo aver chiesto invano aiuto alla propria banca, pensa di aggirare l’ostacolo ricorrendo al prestito usurario. Va ricordato che l’imprenditore può essere costretto a ricorrere all’usuraio non soltanto perché è uno spendaccione incapace di gestire il proprio patrimonio ma anche quando, per esempio, ha un improvviso bisogno di liquidità come nel caso in cui deve far fronte ad una grossa fornitura. Prese dalla fretta molte persone non pensano che la criminalità chiede in cambio interessi insostenibili e che l’usuraio non è un benefattore. Cosicché quando l’imprenditore realizza di aver perso soldi, libertà e serenità è già troppo tardi. E mentre la famiglia va a rotoli, in men che non si dica, la criminalità si impossessa della sua dell’attività e spesso anche della sua casa”.

E’ questo il contesto in cui agisce da trent’anni l’ASAEC che, come spiega il suo presidente: “svolge una funzione di filtro tra la criminalità e la vittima. Una barriera che ha lo scopo di opacizzare e disperdere il rischio di ritorsione tanto da vanificarlo. Difatti nessuna vittima ha mai subito violenze dopo aver denunciato. Pur non di meno la paura ancora oggi riesce inspiegabilmente a bloccare le denunce”.

Chi sono le “vittime perfette”

“Qualsiasi persona o imprenditore o professionista può trovarsi in un momento di difficoltà economica. Proprio per questo motivo, ribadisce Grassi, è necessario insistere, con ogni mezzo possibile, affinché venga pubblicizzata la denuncia come unica arma di difesa contro l’ingerenza mafiosa. Soltanto dopo aver denunciato il commerciante può riprendere le sue abitudini e ricominciare a lavorare”.

Codice rosso anti usura: valida contromisura?

Infine chiediamo a Nicola Grassi quali potrebbero essere le soluzioni e come potrebbero intervenire le istituzioni al fine di contrastare questo crescente fenomeno. Il presidente di ASAEC ritiene valide la attuali tutele e non accoglie con entusiasmo l’ipotesi di un “codice rosso” anti usura, sulla scorta di quello nato contro la violenza domestica e cosiddetta di genere, avanzata da più parti negli ultimi tempi: “Lo Stato Italiano mette a disposizione degli imprenditori vittime di estorsione e di usura una serie di tutele e di benefici economici unici al mondo. E’ possibile ottenere la restituzione dell’intero maltolto ed anche altro. L’imprenditore può inoltre sospendere il pagamento dei suoi debiti ed essere esonerato dal pagamento delle tasse comunali e camerali. Può, infine, accedere ad un finanziamento regionale per l’acquisto di una telecamera. L’imprenditore, conclude, non ha alcun legame affettivo con il suo carnefice. Per combattere contro l’usura e l’estorsione non servono codici rossi ma serve uno scatto di dignità”.

Vittorio Sangiorgi

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