Vertenza Blutec, bene i 30 milioni ma non sono la soluzione - QdS

Vertenza Blutec, bene i 30 milioni ma non sono la soluzione

Michele Giuliano

Vertenza Blutec, bene i 30 milioni ma non sono la soluzione

giovedì 19 Maggio 2022 - 06:00

Verso la pensione circa 280 dei 584 lavoratori, la politica canta vittoria ma la vicenda non è chiusa. Comella (Uilm Sicilia): “Chiesto incontro a Regione e Mise, ora più speranze di rilancio”

PALERMO – I 30 milioni di euro ci sono ma di certo non potranno essere la totale soluzione per la crisi industriale di Termini Imerese. Mentre la politica canta già vittoria addirittura parlando di “soluzione per i lavoratori”, la vicenda sembra tutt’altro che conclusa.

Solo il 50% dei lavoratori troverà una soluzione

Nella migliore delle ipotesi in realtà dei 584 lavoratori rimasti senza lavoro da oramai 12 anni all’incirca poco meno del 50% potranno trovare una soluzione. Tra cassa integrazione ancora in corso, che andrà a scadere il 4 novembre del 2023, e per l’appunto i 30 milioni stanziati nella norma della finanziaria appena approvata dalla Regione si potrebbe ottimisticamente pensare che in 280 potrebbero uscire fuori dal bacino. Per tutto il resto ancora gli interrogativi e le incertezze restano. Sicuramente la sforbiciata potrebbe in qualche modo aiutare in prospettiva a reindustrializzare il sito, favorendo magari l’arrivo di qualche azienda che non si dovrebbe far più carico di quei numeri monstre del personale da assorbire. Ma basterà? Risposta che nessuno ancora oggi può dare. Nessuno.

“Abbiamo già inoltrato richiesta di incontro – dice al QdS il segretario della Uilm Sicilia, Vincenzo Comella – all’assessore regionale alle Attività produttive Mimmo Turano e al ministero dello Sviluppo economico per concertare le misure necessarie per l’utilizzo di questi fondi. Certamente crediamo che questa misura sia sicuramente positiva perché in prospettiva possiamo anche pensare ad un rilancio del sito”.

I numeri sono questi

In buona sostanza i numeri sono questi: con i 30 milioni stanziati si prevede che all’incirca in 200 potrebbero potenzialmente essere accompagnati alla pensione; a questi vanno aggiunti un’altra ottantina di lavoratori che da qui al novembre del 2023, quando si esauriranno in via definitiva i termini per gli ammortizzatori sociali a favore dei lavoratori, matureranno in maniera naturale i termini per il pensionamento.

Bisognerà vedere se i lavoratori accetteranno

Rimarrebbero in gioco altri 300 operai ma stiamo parlando in termini teorici. Infatti parliamo di un esodo incentivato, ciò quindi significa che il lavoratore dovrà spontaneamente accettare questi soldi per uscire fuori dal bacino, con la conseguenza che a seconda dei tempi di maturazione della pensione andrà a perdere qualcosa a livello di contribuzione e quindi di remunerazione pensionistica. Per cui sarà tutto da vedere se e quanti lavoratori effettivamente accetteranno questo esodo. Se comunque i numeri dovessero essere quelli di far rimanere un bacino potenziale di 300 lavoratori da piazzare allora la Uilm intravede segnali di speranza: “Il tempo – aggiunge Comella – ci ha fatto maturare un’esperienza tale che ci fa dire con certezza che ad oggi, con 584 lavoratori, nessuno ha la forza sul mercato di assorbirli per far ripartire l’attività produttiva. Certamente con quasi un 50% di personale in meno ci sono più speranze. Tutta questa manovra renderà più appetibile l’operazione di una possibile ripartenza. La reindustrializzazione passa attraverso l’alleggerimento dei numeri. Certamente saremmo stati contenti se il lavoratore fosse stato utilizzato in un’attività produttiva, ma considerando la realtà di oggi c’era il serio rischio di arrivare a novembre del 2023 e rimanere con un pugno di mosche in mano. In 12 anni gli investitori non sono mai arrivati. Sono positivo anche perché su questa vertenza c’è sempre stata unità tra i sindacati, ed anche per questo sono convinto che si può solo fare bene”.

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