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“Sparatorie a Catania? Lotte per il possesso delle piazze di spaccio”: il vertice della Commissione Regionale Antimafia

“Sparatorie a Catania? Lotte per il possesso delle piazze di spaccio”: il vertice della Commissione Regionale Antimafia
Antonello Cracolici, Presidente Commissione Regionale Antimafia

Alla Prefettura di Catania, il vertice tra il presidente della Commissione Antimafia Ars Cracolici e gli esponenti dell’ordine pubblico

Lotta alla mafia, al traffico di droga, alla criminalità organizzata e alle armi. Ma anche tanto altro ancora. Si è tenuto questa mattina, presso la Prefettura di Catania, il confronto tra la commissione regionale Antimafia, presieduta da Antonello Cracolici e i vertici dell’ordine pubblico. Al centro del dibattito, la situazione in Sicilia, con la città dell’Elefante in primo piano. A margine dell’incontro, iniziato alle ore 11 per concludersi poco dopo pranzo e che ha visto protagonisti anche il Prefetto etneo Pietro Signoriello, il procuratore capo della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, Francesco Curcio, il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica e il capo centro operativo della Direzione Investigativa Antimafia (DIA) di Catania, Felice Puzzo, il presidente della commissione regionale Antimafia Cracolici ha incontrato i giornalisti presenti, facendo un sunto di quanto emerso durante il confronto.

“Catania tra le città con il più alto numero di piazze di spaccio”

Il traffico di droga emerge come, forse, la problematica più impellente da affrontare a Catania e provincia. Secondo Antonello Cracolici, i numerosi casi di sparatorie nelle ultime settimane a Catania sarebbero da ricollegare alle lotte tra gruppi criminali per il possesso delle piazze di spaccio: “Da parte delle forze dell’Ordine non viene esternato il rischio che quanto stia accadendo a Catania nelle ultime settimane sia da considerare un fenomeno di tipo puramente mafioso – esordisce il capo della Commissione regionale Antimafia -. Si tratta di fenomeni di manovalanza criminale che cerca di affermare a colpi di pistola la propria ragione contro altri gruppi criminali. Si pensa, piuttosto, che vi sia un escalation di chi aspira a essere un mafioso, a essere parte delle famiglie mafiose che controllano il traffico di droga. Solo nella città di Catania ci sono 42 piazze di spaccio: le sostanze stupefacenti, al momento, rappresentano il “business core” principale delle organizzazioni mafiose, Cosa nostra e non”.

“La provincia etnea – continua Cracolici – è quella dove si sono concentrati una quantità di sequestri impressionanti: la polizia ha sequestrato 160 chili di cocaina nei primi 6 mesi del 2026, l’equivalente della droga sottratta alle organizzazioni in tutto il 2025. In questo momento, per ogni chilo di sequestro, centinaia sono somministrati e diffusi nella città. La droga sta generando morte, si pensi al crack che è letale per un numero purtroppo sempre più alto di giovani e ragazzini, ma anche ingenti risorse. Soldi che poi hanno bisogno di essere riciclati all’interno dell’economia pulita che rischia di essere inquinata dalla liquidità proveniente dal giro di droga”.

Catania città violenta? A questa domanda Cracolici risponde: “Credo che Catania al pari di tante altre città subisca fenomeni di criminalità. Come detto, i fatti avvenuti negli ultimi giorni non sono ascrivibili a lotte mafiose. È in atto uno scontro tra bande: l’aspetto preoccupante è che vengano utilizzate armi potenti, addirittura armi da guerra. Dobbiamo fare quello del contrasto alle armi una delle priorità principali nelle nostre città. Le operazioni messe in campo fin qui hanno dimostrato che le armi possono essere sequestrate come la droga: dunque bisogna agire bene in questo senso in tutte le piazze siciliane perché le armi non si trovano soltanto a Catania o a Palermo, piuttosto in altre province che ne costituiscono le casseforti per tutte le organizzazioni criminali siciliane”.

L’allarme: “La mafia c’è ancora e i giovani ne sono attratti”

Al quesito su quali siano le emergenze più gravi da fronteggiare in città, il presidente della commissione regionale Antimafia Cracolici è lapidario: “La mafia c’è ancora e va contrastata  – spiega -. La teoria di cui spesso si è discusso generando il pensiero che la mafia non fosse più un’emergenza perché ‘non sparava più’ purtroppo si sta dimostrando una strada molto pericolosa. I mafiosi tendono a riciclarsi e reinventarsi, attraendo nuove generazioni di mafiosità diffusa. Noi abbiamo il dovere di alzare il livello di attenzione, trovando strumenti sempre più innovativi di contrasto. Mezzi con cui si possa riuscire a mettere in discussione l’egemonia culturale della mafia. C’è un dato, infatti, che ci deve preoccupare, ossia che i giovani possano essere attratti da personaggi quali Totò Riina, Bernardo Provenzano o Matteo Messina Denaro. La mafiosità è diventato quasi uno ‘status symbol’ della società, soprattutto quelle più degradate e a bassa scolarizzazione. Bisogna attuare il contrasto sia con le azioni repressive che con quelle preventive”.

“Problema carceri e telefonini? Le prigioni sono una groviera”

Capitolo carceri. Una questione annosa, che si trascina ormai da anni: anche in Sicilia la situazione è divenuta insostenibile. “È evidente che le carceri siano oggi una groviera – prosegue Cracolici – Non sono più luoghi invivibili ed insopportabili. La situazione carceraria in Italia e in Sicilia nello specifico non è davvero dignitosa. Quello che è insopportabile è che dalle carceri chi è dentro possa amministrare i propri loschi affari attraverso i telefonini. È diventato quasi obbligatorio tenere gli smartphone dentro la cella, un po’ come la forchetta e il coltello a tavola: tutto ciò è davvero inaccettabile. Le carceri devono essere luoghi di sicurezza per la dignità dei detenuti da una parte, ma dall’altra anche per impedire che essi possano essere in grado di commettere crimini seppur incarcerati”.

Il presidente della Commissione Regionale Antimafia, Antonello Cracolici, attraverso un paragone con gli anni che portarono alle stragi di mafia, ha sottolineato quanto sia basilare ritrovare un’opinione pubblica attenta e consapevole nella lotta contro la criminalità organizzata. “Occorre alzare la soglia d’attenzione perché solo con un’opinione pubblica attenta e consapevole si possono mettere in campo strumenti efficaci di contrasto – conclude – La vera stagione della lotta alla mafia iniziò dopo l’assassinio del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa col varo della legge Rognoni-La Torre e poi dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio con strumenti inediti come il carcere duro, il 41bis o la legge sui pentiti. Tutto ciò si è realizzato anche grazie a un’opinione pubblica che chiedeva di più rispetto a quanto lo Stato avesse fatto fino ad allora. Oggi il problema si è ripresentato: senza un’opinione pubblica attenta e consapevole che la lotta alla mafia sia una priorità della nostra democrazia c’è il rischio che passi in second’ordine. La mafia non va mai in vacanza, fa affari quotidianamente e noi dobbiamo impedire che questo accada”.

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