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“Mi hanno distrutto lo studio e aggredito in auto”: il racconto choc del musicista catanese Rosario Moschitta

“Mi hanno distrutto lo studio e aggredito in auto”: il racconto choc del musicista catanese Rosario Moschitta
Il musicista Rosario Moschitta

L’artista etneo, presidente dell’associazione “Suono Puro”, denuncia la violenta aggressione subita per futili motivi lo scorso 12 maggio

Il proprio studio messo a sottoquadro. I propri strumenti, frutto di passione e sacrifici di una vita intera, andati distrutti. Ma soprattutto la propria vita messa a repentaglio da chi, meschinamente, lo ha atteso in strada per assalirlo e aggredirlo con violenza e ferocia. Il tutto per aver semplicemente chiesto al proprio vicino di casa di rispettare le semplici regole di buon vicinato, stanco di subire atti d’inciviltà quotidiani divenuti insostenibili. Ai microfoni del Quotidiano di Sicilia, il musicista catanese, Rosario Moschitta, proprietario di uno studio-sala prove musicale e presidente dell‘Associazione “Suono Puro” ha deciso di denunciare l’agguato subito mentre si trovava all’interno della sua auto lo scorso 12 maggio, intorno alle ore 9.30 del mattino, tra San Giovanni Galermo e Misterbianco. Rosario ha deciso di metterci la faccia e raccontare pubblicamente quanto accaduto, dopo aver formalmente presentato denuncia alle autorità competenti.

Il musicista Rosario Moschitta racconta l’aggressione al Quotidiano di Sicilia

Rosario, cos’accadde lo scorso 12 maggio? Puoi raccontarci l’esatta dinamica dei fatti?

“Nella seconda settimana del mese di maggio, davanti all’ingresso del mio studio che si trova in una delle zone più calde di Catania, sono stato vittima di una brutale aggressione per futili motivi che nulla hanno a che vedere con la mia attività di musicista. Li definisco “motivi condominiali”, legati ad una condotta scorretta e all’utilizzo improprio degli spazi condominiali. A seguito, appunto, del protrarsi di comportamenti impropri da parte di un inquilino residente nel mio stesso condominio, con cui confina il mio studio che si trova situato nella zona dei garage, nonostante i miei tentativi di risolvere la questione in maniera bonaria e civile, dopo le mie dimostranze una volta esaurita la pazienza si è scatenata una reazione nei miei confronti. Sono stato aggredito in modo brutale e vigliacco da un gruppo di individui che mi hanno teso un’imboscata, assaltandomi mentre mi trovavo all’interno della mia auto. Successivamente, si sono introdotti all’interno del mio studio e mi hanno distrutto gran parte della mia strumentazione tra cui chitarre, mixer e monitor. Chi svolge la mia stessa professione sa quanto siano costosi questi strumenti, in questo caso di parla di danni ingenti per svariate migliaia di euro. Anche chi non fa musica, invece, capisce benissimo quale sia anche il legame affettivo che si crea con essi, un rapporto che va oltre il mero valore commerciale”.

Come ti sei sentito quel giorno, da uomo e musicista, al momento dell’aggressione?

“Come uomo mi sono sentito violentato, abusato della mia onestà, nella mia sincerità e nella mia condotta. Anni fa ho fatto un grosso investimento per abbattere la dispersione di decibel e isolare lo studio in modo da non recare alcun fastidio agli altri condomini. Sono stato contento della vicinanza che mi è stata mostrata dopo quanto accaduto, ho ricevuto tantissime telefonate e messaggi di sostegno dagli altri vicini, anche da semplici coinquilini. In ogni caso, mi sono sentito calpestato, umanamente. Come cittadino e come facente parte di una comunità, mi sono ritrovato inizialmente non protetto da chi avrebbe potuto fare qualcosa nell’immediato. Non voglio rivolgere alcun’accusa contro nessuno in particolare. Catania ha un tessuto sociale difficile ed è complicata da gestire per chi ne ha la responsabilità. Credo, però, che ci sia qualcosa che possa essere migliorato: la percezione di una situazione di insicurezza è diventata comune a tutti e non dovrebbe essere così. Catania è meravigliosa, ha un territorio bellissimo: la cultura e la storia dovrebbero unirci per fronteggiare quest’oscurità che ci circonda”.

Episodi del genere, come hai accennato anche tu, si verificano purtroppo spesso. C’è chi come te decide di denunciare e chi, invece, temendo ritorsioni, per paura opta per il silenzio: cosa vuoi dire a chi ha subito episodi di violenza simili e non trova il coraggio di parlarne?

“Capisco perfettamente la posizione di chi si sente solo e teme per la propria incolumità. Anche io sono stato attraversato da questi pensieri: dico, però, che se siamo soli siamo più esposti ai pericoli, ma se stiamo vicini e lottiamo tutti per la stessa causa diventiamo molto più forti e difficili da attaccare”.

Gli aggressori hanno distrutto i tuoi strumenti, ma non hanno fermato la tua musica. Ci racconti come si fa a ripartire dopo un fatto gravissimo del genere e come hai intenzione di far rinascere “Suono puro”?

“I primi giorni sono stati veramente difficili. Dopo le prime 24 ore ho rischiato di essere preso dallo sconforto, ho pensato di cambiare, smettere e dedicarmi ad altro, magari alla vita rurale. Mi ha sorpreso la vicinanza e l’immediata solidarietà dei colleghi musicisti. Catania ha una famiglia, un gruppo esteso di chi pratica musica da professionista e non: loro non mi hanno lasciato solo neanche un istante. Insieme alla mia famiglia e a chi mi ama, mi hanno regalato la forza di respirare a pieni polmoni e tornare a pensare positivo con la mia musica. Non dobbiamo dimenticarci che esistono anche le brave persone: era un qualcosa che avevo messo da parte, ma che ho riscoperto dopo quanto accadutomi. Questa vicinanza e solidarietà mi hanno dato la spinta per ritrovare voglia, volontà e guardare avanti, lasciando il passato alle spalle”.

E’ stata aperta una campagna di donazioni per aiutarti a ricostruire lo studio e ridarti, magari in parte, ciò che ti è stato tolto. Hai un messaggio da lanciare a chi ti stai aiutando, a chi ha già fatto le donazioni e a chi magari, ascoltando la tua storia, deciderà di contribuire?

“Il mio messaggio è di totale gratitudine per chi volesse sposare la mia causa e avesse voglia di mostrarsi solidale aldilà del gesto economico in quanto tale. Ringrazio il Quotidiano di Sicilia che mi ha dato voce e possibilità di denunciare. Gli aiuti che potrei ricevere saranno destinati alla ricostruzione e all’avanzamento dei progetti che volevo ultimare e su cui non ho più avuto modo di mettere mano. Il mio studio è frequentato da musicisti di tutte le estrazioni: c’è chi suona il rock, il jaaz, il pop. Da giovani e adolescenti, come mio figlio. La musica è vita, è un bene comune che appartiene a tutta l’umanità”.

Se vuoi aiutare Rosario Moschitta a ricostruire il suo studio, effettua la tua donazione scansionando il QR code

“Mi hanno distrutto lo studio e aggredito in auto”: il racconto choc del musicista catanese Rosario Moschitta

Per vedere l’intervista video integrale a Rosario Moschitta sul nostro canale Youtube, clicca QUI

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