Milano, 21 apr. (askanews) – Vignamaggio rafforza la propria struttura tecnica con l’ingresso di Lucia Minoggio, Head of Winery & Cellar Master, e Andrea Dondoli, Wine and Olive Agriculture Manager. La Tenuta di Greve in Chianti (Firenze) apre una nuova fase organizzativa per collegare in modo più stretto il lavoro in vigna, le scelte di cantina e il rapporto con il mercato.
Il passaggio arriva in un momento in cui cambiamento climatico, evoluzione dei consumi e complessità gestionale stanno incidendo sulle decisioni delle aziende vitivinicole. Vignamaggio punta a superare una conduzione separata delle singole fasi produttive e a costruire un modello più coordinato, dalla gestione agronomica alla definizione dei vini. La Tenuta, di proprietà di Patrice Taravella, si estende per oltre 400 ettari tra Greve in Chianti (Firenze) e Panzano in Chianti, con 65 ettari vitati inseriti in un progetto agricolo più ampio, che comprende uliveti, boschi, cereali, orti, allevamento e ospitalità diffusa.
Il primo banco di prova è il vigneto. Le vigne sono coltivate a un’altitudine media di 350 metri sul livello del mare e si distribuiscono tra le Unità geografiche aggiuntive (Uga) Greve e Panzano. Il fiume Greve divide i versanti e contribuisce a definire aree diverse per suoli, esposizioni e microclimi. Gli ettari vitati sono articolati in sette microterroir, una complessità che richiede interventi agronomici puntuali e una lettura specifica di ogni appezzamento.
L’azienda dispone di un patrimonio di Sangiovese selezionato nel tempo, considerato la base del proprio futuro produttivo. La variabilità delle annate, la necessità di controllare i costi e la carenza di manodopera spingono ora la Tenuta a lavorare con maggiore precisione sui suoli, sugli impianti e sulla gestione delle piante. Il programma prevede uno studio pedologico dei terreni per modulare gli interventi agronomici, l’estensione dell’irrigazione di soccorso nelle annate siccitose e una pianificazione dei nuovi impianti con un orizzonte di lungo periodo. A guidare questa parte del lavoro sarà Andrea Dondoli. Diplomato enotecnico e laureato in Viticoltura ed Enologia all’Università di Firenze, Dondoli ha maturato esperienze in diverse realtà vitivinicole toscane e nel gruppo Simonit&Sirch, specializzato nella gestione fisiologica della potatura. Il suo incarico riguarda la conduzione dei vigneti e degli oliveti, con attenzione alla longevità delle piante, alla potatura, alla gestione del verde, ai sesti di impianto e all’equilibrio vegeto-produttivo.
“Siamo in un momento storico in cui cambia il mondo e cambia il clima. La mia filosofia è progettare vigneti il più possibile versatili: resilienti rispetto ai cambiamenti climatici, sostenibili nei costi, governabili anche di fronte alla crescente carenza di manodopera” ha dichiarato Dondoli.
Il lavoro sul patrimonio genetico trova un riferimento nel progetto “Arca di Noè”, avviato nel 2014 per valorizzare attraverso la selezione massale i biotipi presenti nella Tenuta. Oltre 200 piante sono state scelte per la moltiplicazione in base a criteri analitici, visivi e organolettici. Il vigneto sperimentale comprende Sangiovese, Canaiolo nero e bianco, Ciliegiolo, Malvasia bianca, Trebbiano, Colombana, Mammolo e Occhiorosso, varietà rara presente da tempo nell’area di Greve in Chianti.
La direzione enologica conferma la centralità del Sangiovese. Vignamaggio intende lavorare su un’identità produttiva fondata sulla purezza espressiva del vitigno e su uno stile orientato all’eleganza, distante da impostazioni più concentrate. Questo indirizzo riguarda il “Chianti Classico Docg Terre di Prenzano”, il “Chianti Classico Riserva Docg Gherardino” e il “Chianti Classico Gran Selezione Docg Monna Lisa”, tre vini pensati per raccontare letture diverse della Denominazione e del territorio aziendale. La distribuzione si divide oggi tra il 60% all’estero e il 40% in Italia, un dato che rende il mercato parte integrante del nuovo assetto tecnico.
Il raccordo tra cantina, vigneto e mercato sarà affidato a Lucia Minoggio, laureata in Enologia all’Università di Firenze. Il suo ruolo di Head of Winery & Cellar Master prevede il coordinamento tra le scelte agronomiche, le decisioni di cantina e le esigenze commerciali. La scelta di una figura tecnica per questa funzione indica la volontà dell’azienda di partire dal vino e dalla sua coerenza produttiva per rafforzare il posizionamento di Vignamaggio nel Chianti Classico. “Il vino è l’espressione del lavoro che viene fatto per mantenere e valorizzare un territorio, e questo territorio, dal punto di vista orografico, non è semplice da gestire. C’è un grande entusiasmo nel comunicare l’unicità di questo luogo e del lavoro che svolgiamo, e vogliamo che il consumatore lo ritrovi nel bicchiere” ha affermato Minoggio.
Vignamaggio è tra le 33 aziende fondatrici del Consorzio del Chianti Classico. La prima testimonianza dell’attività vitivinicola risale al 1404, quando Amidio Gherardini firmò il documento che sancisce il legame tra la Tenuta e il vino. “Eravamo qui 700 anni fa e siamo ancora qui. La nostra ambizione è chiara – ha sottolineato la proprietà – riportare Vignamaggio tra le prime aziende che vengono in mente quando si pensa al Chianti Classico”.
Accanto alla produzione vitivinicola, la Tenuta porta avanti una visione policulturale che comprende la cura del bosco, i cereali, gli orti, l’allevamento di maiali di Cinta Senese e di pecore. Gli oliveti occupano 36 ettari e contano oltre 7mila piante, con cultivar Frantoio, Leccino, Pendolino e Moraiolo. L’ospitalità diffusa completa lo stesso progetto agricolo, legando produzione, paesaggio e permanenza nel territorio del Chianti Classico.

