Milano, 10 lug. (askanews) – A Verona un calo del 5% dell’export di vino produrrebbe un impatto economico complessivo negativo di 261 milioni di euro sull’economia provinciale. È questo lo scenario base elaborato da Economics Living Lab, spin-off del Dipartimento di Scienze economiche dell’Università di Verona, nello studio commissionato dalla Camera di Commercio scaligera e illustrato il 9 luglio. Nella griglia delle ipotesi esaminate, gli effetti potrebbero arrivare fino a 1,3 miliardi di euro l’anno.
Lo studio misura non solo la perdita per le imprese vitivinicole ma anche le ricadute su fornitori, occupazione, redditi ed entrate fiscali in un territorio in cui il vino resta uno dei principali motori economici. “Una contrazione della domanda – ha detto Francesco Pecci – genera impatti rilevanti non solo diretti ma soprattutto indiretti e indotti, con effetti significativi sul Pil, e destinati a ripercuotersi sui redditi delle famiglie e sulle entrate fiscali”.
Nel dettaglio, a una flessione dell’export del 5% corrisponde un calo delle vendite di vino pari a 53 milioni di euro. Da qui derivano oltre 186 milioni di euro di riduzione per i settori coinvolti direttamente e indirettamente e una contrazione di 75,5 milioni della ricchezza prodotta, cioè del Pil, per un totale superiore a 261 milioni di euro. Se invece si applica una riduzione del 7%, valore vicino al -7,4% registrato nel primo trimestre 2026 dall’export scaligero del settore bevande, comparto in cui il vino pesa per oltre il 90%, la perdita complessiva supera i 366 milioni di euro.
Il presidente della Camera di Commercio di Verona, Paolo Arena, ha richiamato il peso strutturale del vino nel sistema economico locale. “Verona vanta il primato tra le province italiane per export e valore della produzione. A ciò si aggiunge il fenomeno enoturistico, in grado di generare ulteriori benefici e lavoro che dà ulteriore valore a un asset imprescindibile per il nostro territorio. Le difficoltà strutturali che oggi sconta il comparto a livello globale, nazionale e locale ci impone – ognuno per propria competenza – l’analisi e lo studio di soluzioni che possano salvaguardare uno dei comparti chiave di Verona. È questa la call to action che la Camera rivolge alle istituzioni e alle categorie interessate”.
I numeri del Servizio Studi e Ricerca dell’ente camerale spiegano la portata del comparto: Verona conta oltre 7mila vitivinicoltori, più di 24mila ettari vitati, 15 Doc e 5 Docg. Il settore genera il 7,9% delle esportazioni provinciali e contribuisce per oltre il 10% all’export nazionale del vino.
Accanto all’analisi locale, il convegno ha ospitato anche un quadro sul mercato mondiale del vino presentato da Carlo Flamini, responsabile dell’Osservatorio del vino di Unione italiana vini. Dal 2019 al 2025 i consumi globali hanno perso circa il 16%, scendendo a circa 2,2 miliardi di casse da 9 litri. A pesare sono stati fattori congiunturali, come pandemia, inflazione e dazi statunitensi, ma soprattutto cambiamenti strutturali nei comportamenti di consumo: nuovi stili di vita, maggiore attenzione alla moderazione, concorrenza di altre bevande e difficoltà nel ricambio generazionale.
“Il vino continua a essere un prodotto occidentale per palati occidentali, con l’86% dei consumi concentrato tra Europa e Nord America – ha spiegato Carlo Flamini – e risente quindi delle criticità economiche, demografiche e sociali che interessano questi mercati. Non solo. A Oriente, la crescita della domanda ha mancato le promesse annunciate, soprattutto sul mercato cinese, a cui si sommano le involuzioni delle piazze più mature, come quelle giapponese e sudcoreana”. Secondo Flamini, i segnali di crescita che arrivano dal Sud America e dall’Europa centro-orientale restano ancora troppo contenuti per compensare le perdite dei mercati principali.
In questo scenario, Uiv vede comunque un rallentamento della fase più acuta della contrazione. Le stime indicano un ulteriore calo dei consumi del 3% tra il 2025 e il 2029. Circa l’80% dei volumi continuerà a concentrarsi nella fascia popular, destinata però a perdere mediamente il 2% l’anno, mentre i segmenti super premium e ultra premium sono attesi in crescita di circa l’1% annuo. Il dato segnala una domanda sempre più polarizzata verso vini a maggiore valore aggiunto.

