Home » Askanews » ”Vino, Salute non concide con rischio zero ma con consumo equilibrato”

”Vino, Salute non concide con rischio zero ma con consumo equilibrato”

”Vino, Salute non concide con rischio zero ma con consumo equilibrato”

A Rosazzo riaperto dopo 15 anni il confronto su alcol e salute

Milano, 15 mag. (askanews) – Dopo quindici anni è tornata all’Abbazia di Rosazzo (Udine) una tavola rotonda dal titolo “Vino, salute e cultura del rischio: un approccio equilibrato”, si è svolto ieri, 14 maggio, con Fulvio Ursini, Fulvio Mattivi e Giovanni De Gaetano, moderati dalla giornalista Lucia Bellaspiga.

Il punto da cui è partito il confronto è il clima che accompagna da tempo il dibattito pubblico su alcol e salute. Secondo i relatori, una parte di questa discussione continua a muoversi per semplificazioni, mettendo sullo stesso piano abuso e consumo moderato e piegando tutto verso una lettura fondata sul cosiddetto “rischio zero”. A Rosazzo la linea emersa è stata diversa: il vino è stato letto dentro il contesto in cui nasce e viene consumato, cioè quello della dieta mediterranea, e non come una semplice bevanda alcolica isolata dal resto. Misura, abitudini alimentari, convivialità: è dentro questa cornice che i relatori hanno collocato il tema.

“Il vino è il succo del frutto della Vitis vinifera, fermentato. Tre parole: succo, di frutta, fermentato. Non è banalmente alcol” ha dichiarato Fulvio Mattivi, aggiungedo che “è una complessità di elementi, compresi i salutari composti bioattivi dell’uva, che ritroviamo negli integratori”.

Sul piano epidemiologico Giovanni De Gaetano, presidente dell’IRCCS Neuromed, ha richiamato le evidenze disponibili, osservando che il consumo moderato di vino all’interno della dieta mediterranea si associa, nel bilancio complessivo tra benefici e rischi, a esiti favorevoli. Ha però escluso che da questi dati si possano ricavare formule rigide o indicazioni valide in modo indistinto per tutti. Il tema della complessità è tornato anche quando il confronto si è spostato sul rapporto tra dose ed effetto. È stato sottolineato che i dati scientifici non possono essere letti sempre secondo uno schema lineare, perché la risposta dell’organismo varia in funzione del contesto biologico e dei meccanismi di adattamento che entrano in gioco.

Mattivi, chimico e già professore ordinario di Chimica degli Alimenti, ha messo in guardia anche dalle conseguenze che queste letture possono avere sul piano delle politiche pubbliche. Nel suo intervento ha osservato che alcune campagne internazionali recenti tendono a tradurre dati statistici in messaggi generali, senza tenere abbastanza conto della varietà dei comportamenti e dei contesti di consumo. Su questo versante Fulvio Ursini, professore emerito dell’Università di Padova, ha richiamato un principio di base della biologia: gli effetti dipendono dalla dose e dal contesto. Piccoli stimoli, ha spiegato, possono attivare meccanismi di adattamento e rafforzamento dell’organismo, mentre l’eccesso produce effetti dannosi.

Da qui il punto condiviso emerso a Rosazzo: la salute non coincide con l’eliminazione totale del rischio, ma con un equilibrio che riguarda comportamenti, stili di vita e responsabilità individuale. In questa prospettiva anche il vino, è stato sostenuto, va valutato senza assolutismi e senza scorciatoie. Il confronto ha toccato infine anche la comunicazione scientifica. Secondo quanto emerso nel dibattito, il rigore non può ridursi a slogan e la qualità dell’informazione dipende anche dalla capacità di restituire la complessità dei dati senza deformarla. È su questo terreno che, per i partecipanti, si gioca oggi una parte decisiva della discussione pubblica su vino e salute.