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Viola Orlando, il portiere-goleador del Catania Women: “Prima immagino ogni parata, poi la vivo in campo”

Viola Orlando, il portiere-goleador del Catania Women: “Prima immagino ogni parata, poi la vivo in campo”
Viola Orlando, portiere del Catania femminile Under 19

Dal gol di testa contro il Lecce al campionato nazionale juniores conquistato con il Catania Women Under 19. La giovane atleta rossazzurra racconta la sua stagione al QdS

Un ruolo delicato, da ricoprire con personalità, soprattutto nei momenti decisivi. Lo sa bene la giovanissima Viola Orlando chiamata a difendere i pali del Catania Women Under 19. Le sue parate sono state decisive nella stagione trionfale delle rossazzurre, culminata con la conquista del campionato nazionale juniores e impreziosita dalla soddisfazione di trovare il proprio nome anche tra le marcatrici nello spettacolare 3-3 contro il Lecce. Classe 2005, ha iniziato a giocare a calcio con gli amici d’infanzia che l’hanno subito schierata in porta. Da lì ha affinato le proprie qualità nelle giovanili maschili della Catanè, prima di approdare al calcio femminile con Catan Soccer e Sigula Leon Women. Nel 2019 è entrata nel vivaio del Catania, diventando uno dei punti fermi della formazione allenata da Andrea Massimino.

Un portiere vive spesso da solo i momenti decisivi. Come si impara a gestire la pressione?

“Nei momenti decisivi cerco di mantenere l’attenzione e la lucidità al massimo, è essenziale per prendere la migliore decisione in quel momento. La tecnica che utilizzo per mantenermi concentrata durante tutta la gara inizia la sera prima, in cui inizio a immaginarmi in tutte le possibili occasioni che potrebbero presentarsi durante la partita, come se poi mi trovassi solo a ripetere ciò che la mia mente ha già ipotizzato”.

Se dovessi descriverti con tre qualità, quali sceglieresti?

“Sarebbero sicuramente la ‘pazzia’, che accomuna chiunque scelga di diventare un portiere ed è intesa come quel pizzico di follia che ti permette di mettere le mani e la faccia dove tutti metterebbero solo il piede, poi il senso di responsabilità, in quanto soprattutto nei momenti più difficili trasmettere sicurezza alla mia squadra diventa la cosa più importante, e infine come ultima qualità scelgo l’istintività: se sento di poter fare un’uscita o una parata più difficile non ci penso due volte e vado d’impulso, soprattutto perché molte azioni accadono in pochi secondi. A volte questo tratto mi ha penalizzato ma ha portato soprattutto grandi gioie, come quando ho parato il rigore decisivo in semifinale juniores”.

Quante volte ti capita di rivedere il gol di testa contro il Lecce? Qual è stato il primo pensiero quando hai visto il pallone entrare?

“Per i primi giorni lo guardavo in loop, questo perché dal momento in cui la palla è entrata non mi sembrava vero che avessi appena segnato a una mia ‘collega’, facendo ciò che ogni giorno cerco di evitare nella mia porta”.

Studi Scienze Farmaceutiche Applicate: come organizzi le giornate tra allenamenti, trasferte ed esami?

“Riuscire a conciliare università e calcio non è semplice, a me comunque basta solo avere con il giusto anticipo le date di tutti gli impegni accademici e sportivi e ogni tanto rinunciare a qualche uscita, ma amando ciò che faccio non rimpiango nulla, anche perché prima andavo a scuola e la situazione era anche più complessa: ho trovato un equilibrio”.

C’è stato un momento della stagione in cui hai capito che la promozione era davvero alla vostra portata?

“Tra marzo e aprile, quando abbiamo avuto 4 partite nel giro di circa due settimane e le abbiamo affrontate con la forza e l’unione di chi, col cuore, ha sempre saputo che potevamo farcela”.