Home » Askanews » Volkswagen, Cfo: avanti con tagli, no a produzione auto rivali cinesi in Ue

Volkswagen, Cfo: avanti con tagli, no a produzione auto rivali cinesi in Ue

Volkswagen, Cfo: avanti con tagli, no a produzione auto rivali cinesi in Ue

“Non c’è tempo da perdere”. Elettriche meno redditizie delle termiche

Milano, 29 ott. (askanews) – Volkswagen deve accelerare la ristrutturazione per recuperare redditività, ma il Cfo Arno Antlitz è contrario a produrre negli stabilimenti tedeschi auto dei concorrenti cinesi, che sottrarrebbero vendite ai modelli del gruppo. È uno dei messaggi emersi dalla presentazione dei conti dei nove mesi 2026, segnati dalle svalutazioni Porsche, dalla crisi cinese e dalla pressione sui margini.

“I risultati dei primi nove mesi rendono chiara una cosa: non possiamo permetterci di perdere tempo. Dobbiamo agire rapidamente e con decisione”, ha dichiarato Antlitz. Volkswagen ha chiuso il terzo trimestre con una perdita operativa di 5,9 miliardi di euro, contro 1,3 miliardi un anno prima, e i nove mesi con una perdita netta di 2,7 miliardi. Pesa soprattutto la svalutazione dell’avviamento Porsche da 6,4 miliardi. Anche al netto degli oneri straordinari, il margine operativo del 3,8% resta “troppo basso”, secondo il Cfo, per sostenere gli investimenti futuri.

Una delle principali criticità resta la Cina, dove le consegne sono diminuite del 30% nei nove mesi, contro un calo mondiale del 9%. Le joint venture cinesi sono passate in perdita e Antlitz non esclude che possano chiudere l’anno in rosso anche prima delle svalutazioni. Volkswagen prevede che il mercato cinese si stabilizzi tra 19 e 21 milioni di vetture nel 2030, ben sotto le precedenti aspettative, e punta a compensare parte della flessione esportando “fino a 300mila auto” prodotte localmente.

In Europa, il Cfo considera poco conveniente aprire gli stabilimenti ai modelli dei concorrenti cinesi. “Non consiglierei di costruire auto dei concorrenti nei nostri stabilimenti. Ci attaccherebbero, ci sottrarrebbero volumi e finiremmo per renderli più forti”, ha spiegato. Una possibilità sarebbe assegnare agli impianti nuovi modelli Volkswagen in segmenti oggi non coperti. Il gruppo intende inoltre importare tecnologie e componenti prodotti in Cina per ridurre i costi delle auto costruite in Europa.

Sui margini pesa anche la crescita delle elettriche, ormai circa il 40% del portafoglio ordini europeo. “Guadagniamo meno dalle auto elettriche rispetto a quelle con motore a combustione”, ha spiegato Antlitz. Le nuove elettriche urbane sono ancora in perdita operativa, pur con un margine di contribuzione positivo. Il Cfo prevede pressioni sui margini anche nel quarto trimestre e nella prima metà del 2027. Volkswagen punta alla parità di costi e redditività con le termiche verso il 2030, grazie alla piattaforma SSP e alle batterie Lfp meno costose.

Il Future Plan prevede riduzioni dei costi per circa 31 miliardi di euro entro il 2030. Dalla fine del 2023 l’organico mondiale si è ridotto di circa 40mila persone, pari al 6%, ma serviranno altri interventi. “I prepensionamenti da soli non saranno sufficienti. Abbiamo bisogno di altri strumenti”, ha dichiarato Antlitz, richiamando le parti coinvolte nelle trattative sindacali al senso di responsabilità. Anche Audi dovrà intervenire su costi, produttività e personale. Il Cfo ha inoltre precisato che il progetto Audi per il nuovo stabilimento negli Usa, da circa 4 miliardi di dollari, deve ancora essere approvato e non rientra nel piano Volkswagen da 135 miliardi di euro per il 2027-2031. Il gruppo cercherà di compensare l’investimento con risparmi su altri progetti.

Il net cash flow automotive è salito a 4,4 miliardi, con una liquidità netta intorno a 33 miliardi. Volkswagen ha confermato le previsioni 2026, già tagliate a settembre, con un margine operativo fino all’1%, inclusi gli effetti straordinari.

Resta da definire il dividendo 2026. Antlitz ha spiegato che il gruppo non ha ancora stabilito la base di calcolo della distribuzione agli azionisti, alla luce delle svalutazioni Porsche e dei possibili nuovi oneri di ristrutturazione.