Il Tfr per allargare la platea di coloro che possono andare in pensione all’età di 64 anni: è la proposta della Lega, che riaccende il dibattito sulla riforma Fornero e sul sistema pensionistico italiano in attesa della prossima Manovra.
Tfr e uscita a 64 anni, la riforma delle pensioni della Lega
La proposta della Lega è ancora in fase di definizione, ma prevede in generale la possibilità di accedere alla pensione anticipata a 64 anni anche per i lavoratori del sistema misto, cioè che hanno iniziato a lavorare prima del 1996, con almeno 25 anni di contributi e che accettino il ricalcolo dell’intera carriera con il metodo contributivo. Questa soluzione, per il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, dovrebbe “garantire un equilibrio dei conti e una equità di trattamento” intervenendo su quella che definisce la “distorsione” della riforma Fornero “tra chi ha iniziato a lavorare prima del 1996, che sostanzialmente viene trattato peggio, e chi viene dopo che viene trattato in modo diverso”.
Una criticità della proposta potrebbe essere l’impatto negativo sull’importo della pensione. Per risolvere il problema, la Lega propone la possibilità di utilizzare una quota del Tfr (Trattamento di fine rapporto lavorativo) come rendita integrativa.
La risposta di Fornero
La professoressa Elsa Fornero, ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali del governo Monti, ha commentato all’Adnkronos la proposta della Lega e le osservazioni di Giorgetti: “Ahimè, qualche volta bisogna correggere delle distorsioni implicite in leggi passate e di fronte a una crisi chiedere sacrifici a quelli che arrivano dopo e che devono pagare scelte poco assennate precedenti. È vero che si trattano magari diversamente generazioni diverse, ma purtroppo questo può dipendere proprio dal fatto che il legislatore precedente non ha fatto i conti con le misure approvate e quindi ha imposto costi a quelli che vengono dopo. Quando i costi sono eccessivi bisogna cercare di ridurli, non si possono abolire le pensioni del passato, ma si può chiedere alle persone di lavorare di più e si può anche correggere le formule pensionistiche”.
“La flessibilità è sempre una buona cosa – aggiunge la professoressa Fornero -, ma l’ultima proposta della Lega dice che la flessibilità i lavoratori se la devono pagare, e quindi permette loro di andare in pensione ma sostanzialmente con l’applicazione della formula contributiva che è molto meno generosa di quella applicata ai lavoratori che sono andati in pensione con una fetta importante di formula retributiva. E anche questa è una diversità di trattamento, quindi l’osservazione che lui fa alla nostra legge vale anche per questa della Lega, perché comunque le persone vanno in pensione ma non con il beneficio che avevano coloro che ci sono andati finora, con una fetta più o meno rilevante di pensione calcolata con una formula più generosa. Quindi, purtroppo, quando ci sono costi da pagare qualcuno deve farlo”.
La Cgil contro l’ipotesi della Lega
Posizione critica verso la proposta di riforma delle pensioni della Lega anche dalla Cgil, che reputa l’ipotesi dell’uso del Tfr per consentire l’uscita a 64 anni “sbagliata e, alla prova dei numeri, addirittura folle” in quanto “non amplia realmente la flessibilità del sistema previdenziale, ma scarica interamente il costo dell’anticipo sulle lavoratrici e sui lavoratori, che per poter andare prima in pensione dovrebbero accettare un assegno più basso per tutta la vita e, in alcuni casi, utilizzare anche il proprio Tfr per raggiungere la soglia richiesta”.
Il responsabile delle politiche previdenziali della Cgil, Ezio Cigna, sottolinea che è diventato “progressivamente più difficile raggiungere il requisito economico necessario per andare in pensione anticipata nel sistema contributivo” ed entro il 2030 – secondo la simulazione dell’Osservatorio previdenza del sindacato – la soglia potrebbe alzarsi ancora.
Il Tfr potrebbe non bastare. “Con una retribuzione annua di 30mila euro e 30 anni di contribuzione la pensione simulata a 64 anni è di circa 1.110 euro mensili, molto lontana dai 1.638,72 euro richiesti nel 2026. Anche aggiungendo il Tfr stimato, il montante complessivo rimarrebbe insufficiente a raggiungere la soglia”, viene evidenziato. Si pone poi il problema del ricalcolo dell’intera pensione con il sistema contributivo: “Con 40 anni di contribuzione e una retribuzione annua di 35mila euro, la pensione calcolata con il sistema misto sarebbe di circa 1.726 euro mensili; con il ricalcolo contributivo scenderebbe a circa 1.543 euro: oltre 182 euro in meno ogni mese, pari a una riduzione del 10,6%. Con una retribuzione di 50mila euro la perdita salirebbe a 261 euro al mese e con 70mila euro a oltre 365 euro mensili”, si evidenzia nell’analisi della Cgil.
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