L’acqua che si ha a disposizione, l’aria che si respira, le scelte in materia energetica, la pulizia delle strade ma anche il modo in cui i rifiuti vengono gestiti, i mezzi a disposizione per muoversi, il rispetto della quiete, quante possibilità si hanno di fare una passeggiata in mezzo alla natura. La qualità della vita dipende da tanti fattori. Ognuno di noi, senza bisogno di dati empirici e misuratori, ha un’idea di quanto godibile e salutare sia la quotidianità all’interno delle città in cui risiede. I numeri però spesso aiutano a capire le differenze e quanto profondi possano essere gli scostamenti rispetto a quello che ho lo standard nel Paese.
Ambiente urbano in Sicilia, i dati Istat sulla qualità della vita
L’ultimo rapporto Ambiente Urbano prodotto da Istat rappresenta una buona occasione per fare il punto sullo stato delle cose in Sicilia. Lo studio aggrega diversi indici, declinati in decine di tavole, e fotografa la situazione nei capoluoghi di provincia e nelle Citta metropolitane d’Italia nel 2024. Come da spiacevole tradizione, la nostra regione non si distingue per eccellenze, spesso segna un’arretratezza ingiustificabile, anche se qualche passo in avanti si registra. I tasti più dolenti sono quelli di sempre, a partire dalla poca considerazione che si ha nei confronti del verde – specialmente quello fruibile dai cittadini – e dei trasporti pubblici.
In ballo, chiaramente, non ci sono solo scelte politiche ma anche tendenze culturali che sono difficili da cambiare. È altrettanto vero che per tratteggiare un futuro diverso servano scelte chiare e offerte credibili, senza quei tentennamenti che ancora oggi si registrano tanto nei piccoli paesi che nelle grandi città, dove la chiusura di un’area al traffico per favorire gli spostamenti tramite mobilità sostenibile o semplicemente per mettere al centro dello spazio il pedone e non i mezzi meccanici possono diventare motivo per polemiche lunghissime.
Trasporti pubblici in Sicilia, il divario tra Nord e Sud
Metropolitane, tram, autobus da una parte; dall’altra auto e motocicli privati. Dal modo in cui ci si muove all’interno delle città – per andare al lavoro o raggiungere i luoghi dove trascorrere il tempo libero – dipende un’ampia fetta della qualità della vita. Imbattersi in strade caotiche, lottare per cercare un parcheggio o trovarsi a camminare in mezzo ai gas di scarico della selva di mezzi incolonnati a un incrocio sono esperienze che infastidiscono chiunque. Tuttavia in Italia continua a permanere il divario tra Nord e Sud per ciò che riguarda l’offerta – ma anche la domanda – di trasporto pubblico. Nel 2024, nel Paese il numero di passeggeri per abitante che sono stati registrati a bordo dei mezzi pubblici è stato di circa 176. Questo dato medio è frutto di comportamenti diversi tra le varie aree del Paese: al Nord, per esempio, si attesta sui 237,9 passeggeri per abitante; poco meno nelle regioni del Centro dove il dato Istat sfiora i 205 passeggeri. Molto più indietro il Mezzogiorno con 56,6 passeggeri per abitante.
Autobus in Sicilia, quanti passeggeri usano il trasporto pubblico
E la Sicilia? Dalle tavole allegate al rapporto si ricavano riflessioni chiare su quanto i siciliani, nelle singole province, siano abituati a salire sui mezzi pubblici: il capoluogo dove si usano di più e che si staglia abbondantemente sopra la media del Mezzogiorno è Messina con 89,4 passeggeri, seguono Palermo e Catania rispettivamente con 58,8 e 56,1. Molto più indietro le altre città capoluogo: Trapani non va oltre i 29 passeggeri per abitante, seguono Enna con 15,9, Siracusa con 10,2, Agrigento con 9,2, mentre Caltanissetta si ferma a 6,8.
Un altro indice interessante è quello riguardante la disponibilità di autobus: nei capoluoghi italiani in media ci sono 80,5 mezzi ogni 100mila abitanti. A stare sopra il dato nazionale sono soltanto Catania e Messina con 85,1 e 84,4 autobus. Tutti gli altri capoluoghi si fermano molto prima: Trapani 65,3; Palermo 62,6; Enna 47,6; Agrigento 27,1; Caltanissetta 22,3; Ragusa 16,3 e ultima Siracusa con 15,5. Parlando di autobus, sicuramente positivo è il dato che interessa Catania per ciò che riguarda il parco mezzi a bassa emissione (elettrici, ibridi, gpl o metano): nel capoluogo etneo nel 2024 su cento veicoli ce n’erano 68,5. Meno rosea la situazione nelle altre città: la seconda in classifica è Messina con il 37,5 per cento, seguita da Siracusa con 27,8 e Palermo con 27,2.
In tema di densità delle piste ciclabili – calcolata tenendo conto del numero di chilometri dedicati ogni cento chilometri quadrati di territorio – è Palermo il capoluogo che si distingue: i 40 chilometri registrati dall’Istat rappresentano una condizione migliore alla media dei capoluoghi italiani (31,3). Le altre città siciliane invece occupano le retrovie: la seconda è Catania dove però il dato si ferma a 12,6 chilometri, poi c’è Siracusa con 8,2. Il resto della graduatoria è così composto: Messina 5,3; Enna 1,4; Ragusa 1,3; Agrigento 1,2 e infine Caltanissetta con 200 metri di ciclabile ogni cento chilometri quadrati.
Verde pubblico in Sicilia, i dati nei capoluoghi
Si conferma un tasto dolente in tutta l’isola, ma in particolare Istat segnala le condizioni di Trapani, Messina e Siracusa, dove non si raggiunge lo standard minimo di legge di 9 metri quadrati di verde per abitante. Il dato più basso è quello del capoluogo peloritano con 6,5 metri quadrati, mentre Trapani e Siracusa ne vantano appena di più: 7,3 e 8,5 metri quadrati. La situazione altrove non è però che vada molto meglio: a Caltanissetta non si va oltre i 10,7, mentre a Palermo ci si spinge fino a 12,1. Se la media nazionale è di 33,7 metri quadrati, a Ragusa i cittadini hanno verde pubblico per 22,6 metri quadrati ad abitante. A Catania il dato dice 26,9. Molto più elevati infine i riscontri ad Agrigento (99,3) e Enna (184).
Un tempo oggi molto sentito è quello delle politiche di forestazione e, più in generale, il rispetto degli alberi. Dal 2013 in Italia c’è una legge che riguarda la messa a dimora di alberi in seguito alle nuove nascite o adozioni. Nel 2024, tuttavia, i Comuni capoluoghi che hanno dichiarato di applicarla sono stati davvero pochi: i dati incamerati da Istat riguardano soltanto Catania (425), Caltanissetta (120), Siracusa (100), Agrigento (60) e Ragusa (47). In occasione della Giornata nazionale dell’albero, che ricorre il 21 novembre, a Catania ne sono stati piantati 750, a Ragusa 425, a Enna 120, mentre a Caltanissetta soltanto 60. Hanno fanno ancora peggio gli altri capoluoghi: Trapani 20, Siracusa 10 e Palermo appena tre. Per Messina e Agrigento, la tabella non riporta dati.
Se questi sono quelli piantumati, quanti alberi sono stati abbattuti nelle città. In questo la classifica inizia con Catania (495) e prosegue con Palermo (290) e Messina (173). Successivamente si trovano Enna (85), Caltanissetta (54), Siracusa (25), Ragusa (18), Agrigento (10) e Trapani (2).
Qualità dell’aria in Sicilia, i dati sull’inquinamento
L’inquinamento dell’atmosfera si riflette direttamente sulla salute. Le cause che danno origine allo sforamento dei parametri sono diverse e dipendono anche dal tipo di economia che caratterizza i singoli territori. Nel rapporto Ambiente Urbano di Istat una tabella è dedicata al superamento dei valori soglia delle concentrazioni del particolato (Pm 10 e Pm 2,5), del biossido di azoto e dell’ozono per ogni cento misurazioni valide.
I dati siciliani dicono che la percentuale di superamento è stata del 27,3 a Catania, del 21,7 a Palermo e del 20 a Siracusa e a Enna. Seguono Ragusa con 12,5 per cento e Messina con 11,1. Non viene riportato il dato per Agrigento e Caltanissetta. Mentre per Trapani compare uno zero.

