TRAPANI – La Sicilia, con oltre il 70% del territorio a rischio desertificazione e riserve idriche sempre più provate, fa i conti con un’emergenza climatica e strutturale che non ammette improvvisazioni. Di fronte a suoli resi fragili dalla combinazione di clima semiarido e avanzamento del cuneo salino costiero, che spinge molti agricoltori a usare acque salmastre, la risposta non può più essere il semplice taglio dei costi o l’uso di concimi standard. È la lezione che arriva direttamente da un oliveto compreso nell’areale tra Marsala e Castelvetrano, cuore delle Dop Valli Trapanesi e Valle del Belice, dove un percorso di nutrizione bilanciata, basato su analisi preventive del suolo e della pianta, ha consentito di aumentare la resa del 30-35% in due anni, senza cambiare varietà o impianti irrigui.
Nutrizione di precisione negli oliveti siciliani contro la salinità
“In Sicilia occidentale, molti agricoltori, sono dovuti ricorrere all’utilizzo di acque salmastre per l’irrigazione, con effetti progressivi sulla struttura del suolo, con la riduzione della sostanza organica, alterazione del pH e calo della capacità di infiltrazione – ha spiegato al QdS Pietro Costanza, marketing manager di Compo Expert Italia -. In un suolo sotto stress salino, il problema non è la mancanza di nutrienti ma il fatto che la pianta non riesca ad assorbirli. L’accumulo di ioni di sodio e cloro nella rizosfera crea una competizione diretta con il potassio, il calcio e il magnesio. I sali bloccano i canali di trasporto radicale, aumentano la pressione osmotica e mettono la pianta in uno stato di stress fisiologico permanente. Una concimazione standard, dosata per condizioni normali, può rivelarsi inefficace, o controproducente, se aggiunge ulteriore carico salino a un suolo già compromesso”.
Oliveti siciliani, la nutrizione bilanciata aumenta la resa
“Nell’azienda in questione, la nutrizione era gestita con urea e perfosfati, a un costo di circa 60 euro al quintale – ha sottolineato Costanza -. Il passaggio a una nutrizione bilanciata a base di Npk complesso (fertilizzante che contiene tre macroelementi nutritivi fondamentali Azoto, Fosforo e Potassio) con un piano costruito su analisi del suolo e della foglia, a un costo di circa 160 euro al quintale, ha prodotto l’incremento di resa già indicato, oltre a un vigore vegetativo superiore e a un calibro delle olive significativamente maggiore. La differenza di prezzo tra i due approcci è reale. Lo è anche il risultato. Rapportato alla tonnellata di olio prodotto, e non al quintale di fertilizzante acquistato, il conto economico si inverte”.
Siccità e salinità, il ruolo del silicio nella nutrizione delle piante
“Nella gestione della nutrizione in contesti di stress salino e idrico, oltre al bilanciamento tra macronutrienti Npk, entra in gioco il ruolo dei microelementi – ha aggiunto l’esperto -. Tra questi, il silicio quando formulato per l’assorbimento a livello cellulare, diversamente dai prodotti tradizionali che agiscono sulla superficie, si interpone nelle pareti cellulari, riduce la traspirazione non controllata e consente alle foglie di mantenere la turgescenza nelle fasi di stress idrico più acuto. In un oliveto esposto a siccità ricorrente e a irrigazioni con acque salmastre, questo meccanismo contribuisce a mantenere attiva la fotosintesi nelle settimane in cui la pianta sarebbe altrimenti in stato di blocco vegetativo, proteggendo la resa anche nelle annate più difficili. Casi analoghi si osservano su vigneti e oliveti di altre aree del Centro-Sud, dove interventi nutrizionali mirati hanno consentito il recupero della produzione in appezzamenti compromessi da salinità o deficit idrico strutturale”.
Nutrizione di precisione, un modello per l’agricoltura siciliana
Un modello, quello della nutrizione di precisione e della difesa dagli stress tramite elementi come il silicio cellulare, che oggi non si ferma alle sole colture arboree. I princìpi di efficienza nutrizionale e diagnosi preventiva applicati con successo negli oliveti sono infatti perfettamente trasferibili alle principali colture ortofrutticole, a partire da famiglie ad alto valore economico e fortemente sensibili come le cucurbitacee e le brassicacee. Colture a ciclo rapido, spesso provate dall’uso di acque irrigue di falda sempre più profonde e salmastre, che trovano in questo approccio agronomico uno strumento imprescindibile per difendere le rese, il calibro commerciale e la redditività aziendale. Una sfida cruciale, del resto, non più circoscritta alle sole aree storicamente vocate del Sud Italia, ma estesa ormai anche ai comprensori del Nord, dove la disponibilità della risorsa idrica e la gestione della salinità sono diventate le vere discriminanti per il futuro dell’agricoltura professionale.

