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“Per chi non arriva a fine mese”, centinaia di trattori non mollano: corteo contro il caro vita nel Catanese

“Per chi non arriva a fine mese”, centinaia di trattori non mollano: corteo contro il caro vita nel Catanese
Le immagini della protesta del 22 ottobre nel Catanese. Foto di Chiara Borzì su QdS.it

“Abbiamo raggiunto un punto di non ritorno”, e non solo in agricoltura. Agricoltori e piccoli commercianti contro l’oppressione dei rincari

Centinaia di trattori, molti dei quali guidati anche da giovani, hanno portato questa mattina la protesta del Calatino fino alle porte di Catania. Una mobilitazione nata spontaneamente tra agricoltori, piccoli produttori e commercianti legati al comparto agricolo, provenienti da Ramacca, Caltagirone e dagli altri centri del territorio, per denunciare una situazione che, secondo i manifestanti, è diventata ormai insostenibile.

Sui mezzi agricoli sono comparsi cartelli con slogan che raccontano la difficoltà di chi continua a coltivare senza riuscire a sostenere i costi. Tra i messaggi, l’appello a non sacrificare il presente in nome di un futuro sostenibile e la denuncia di chi, dopo aver lavorato la terra, si ritrova con i debiti anziché con i guadagni.

Qui il video della protesta

Caro carburanti e non solo, dietro la protesta dei trattori nel Calatino

Al centro della protesta c’è soprattutto l’aumento del costo dei carburanti, che si somma ai rincari dell’energia, dei trasporti e dei mezzi necessari per la produzione. Un peso che, spiegano gli agricoltori, non si traduce in un aumento proporzionale dei prezzi riconosciuti ai produttori. Il risultato è che, mentre i consumatori pagano sempre di più i prodotti sugli scaffali, molte aziende agricole non riescono nemmeno a coprire le spese e sono costrette a fermarsi.

“Raggiunto un punto di non ritorno”… E non solo per l’agricoltura

“Siamo arrivati a un punto di non ritorno perché le aziende e soprattutto i cittadini non arrivano più a fine mese”, denuncia Nicolò Lo Piccolo, che è produttore agricolo e una delle guide dei manifestanti. “I costi di produzione sono aumentati notevolmente, così come quelli della vita quotidiana. Con il caro carburanti aumentano i trasporti e i prodotti arrivano al consumatore finale a prezzi esorbitanti, ma il prezzo riconosciuto al produttore non cambia. Molte aziende agricole non riescono a coprire le spese e non possono andare avanti”.

La mobilitazione, spiegano i partecipanti, non riguarda soltanto il comparto agricolo, ma una più ampia condizione di difficoltà economica che coinvolge famiglie, lavoratori e imprese. I comitati spontanei nati in Sicilia intendono proseguire la protesta a oltranza. Presidi sono stati organizzati anche a Gela, Niscemi e Caltagirone, mentre gli agricoltori chiedono che alle loro istanze si uniscano altri territori e categorie produttive.

“Non ci fermeremo, perché questa non è soltanto una battaglia nostra, ma una manifestazione pacifica per entrare nell’animo delle persone. Tutti quelli che sono a casa e stanno soffrendo oggi ci stanno sostenendo. Sono scesi in piazza anche gli studenti e ci sono persone che guardano lontano” afferma il produttore.

Dal grido d’allarme alle istituzioni alle richieste

La richiesta è quella di una programmazione regionale e nazionale costruita ascoltando chi vive e lavora quotidianamente sul territorio. “Chiediamo una politica che venga scritta con le persone che sono realmente sul territorio, che lo vivono tutti i giorni e non vogliono abbandonarlo. Anche lo stanziamento di risorse da parte della Regione è un segnale, ma non basta un intervento che serva soltanto a tamponare l’emergenza. Abbiamo bisogno di una politica che programmi e di risorse che permettano di affrontare nell’immediato il costo dei carburanti”.

Gli agricoltori chiedono quindi misure capaci di dare risposte immediate, ma anche interventi strutturali che consentano alle aziende di pianificare il lavoro e guardare al futuro senza il timore di accumulare nuovi debiti. Una richiesta condivisa anche dagli amministratori locali che hanno raggiunto la protesta.

“Le rivendicazioni degli agricoltori sono le rivendicazioni delle comunità – sottolinea il sindaco di Castel di Iudica Ruggero Strano -. È drammatico vedere arrivare prodotti dall’estero, dalla Tunisia, dalla Grecia e dalla Russia, mentre i nostri produttori rimangono con la merce e con il proprio lavoro tra le mani. Il ministero dell’Agricoltura dovrebbe intervenire per garantire i nostri produttori e tutelare il lavoro di chi coltiva”.

Il sindaco richiama inoltre le difficoltà che non riguardano soltanto l’agricoltura, ma anche gli artigiani, i lavoratori e gli altri comparti produttivi, colpiti dall’aumento dei carburanti. “In questo momento sono qui a rappresentare, come sindaco e consigliere metropolitano, il disagio degli agricoltori, ma non soltanto il loro. È il disagio di tutti i comparti. Il caro carburanti è sotto gli occhi di tutti”.

“Grazie per essere qui, perché ci date la possibilità, attraverso i giornali e le televisioni, di far vedere chi sta protestando per i propri diritti – ha esordito invece il sindaco di Ramacca Rosario Gravina – Non soltanto per quelli degli agricoltori, ma per i diritti di tutti, perché penso che tutti andiamo a fare la spesa e tutti dobbiamo riuscire ad arrivare a fine mese”.

Dopo il Comune di Caltagirone, Ramacca è stato il secondo Comune ad approvare in Consiglio comunale una lettera che abbiamo trasmesso a tutti gli enti sovracomunali, alla Regione, allo Stato e alla Prefettura. “Questo è un grido d’allarme che sta colpendo tutti. L’amministrazione e la politica non devono assolutamente girarsi dall’altra parte, ma stare al fianco di chi protesta. Queste persone stanno manifestando per la propria dignità”, ha sottolineato il sindaco Gravina.

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