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Allarme per la componente femminile tra i Neet. La genitorialità tra le prime condizioni di rischio

Allarme per la componente femminile tra i Neet. La genitorialità tra le prime condizioni di rischio

Secondo un recente rapporto sono più di un milione le donne fuori dai percorsi di studio, formazione e lavoro

ROMA – Oltre 1 milione di donne in Italia (1.106.000) si trova fuori da percorsi di studio, formazione e lavoro, il 59% del totale dei Neet (Not in education, employment or training) nella fascia 15-34 anni. La genitorialità rappresenta la principale condizione familiare di rischio: se tra i monogenitori il tasso femminile si colloca al 47,6%, il picco si registra tra le madri in coppia, dove il tasso raggiunge il 49,4%, oltre quattro volte quello delle donne che vivono come figlie (12%) e quasi sei volte quello dei padri in coppia (8,3%). Il divario più ampio si ha per loro nella fascia 20-24 anni dove il tasso raggiunge il 78,2%, 58,5 punti in più dei padri. Sono alcuni dei dati della seconda edizione del Rapporto Dedalo-Laboratorio permanente sul fenomeno Neet, il progetto, unico nel suo genere, lanciato lo scorso 9 luglio 2025 da Fondazione Gi Group, in partnership con l’Osservatorio giovani dell’Istituto Toniolo, in collaborazione con Zeroneet e Fondazione Compagnia di San Paolo.

Rapporto Dedalo: il fenomeno Neet tra le giovani donne

Dedalo ha acceso in Italia un faro continuativo e sistemico sul fenomeno che, attraverso una classificazione proprietaria, studia le cause profonde dell’allontanamento dei giovani dai percorsi scolastici, formativi e dal mondo del lavoro, con l’obiettivo di promuovere una corretta conoscenza di questa condizione e individuare e proporre iniziative di contrasto e prevenzione. Il nuovo studio, dal titolo “Neet, giovani non invisibili: tra cura e rinuncia, una lettura di genere del fenomeno”, è stato realizzato col contributo di un ampio network di attori, tra i quali Eurofound, Adapt e Valore D, ed è stato presentato in un evento istituzionale nella Sala della Regina della Camera dei Deputati.

Genitorialità e divario di genere tra i Neet

Nonostante un progressivo miglioramento dal 2020, l’Italia resta tra i peggiori Paesi in Europa per numero di Neet, con un tasso del 15,6% nella fascia 15-34 anni, pari a 1,87 milioni di giovani in questa condizione nel 2025, e un divario di genere ancora marcato (19,1% donne vs 12,3% uomini). L’analisi evidenzia come la genitorialità rappresenti un fattore di rischio quasi esclusivamente femminile, e in particolare come la genitorialità in coppia costituisca il rischio più rilevante, al punto che oltre il 90% dei genitori in coppia Neet è donna. La ragione di questo divario è legata alle responsabilità familiari e di cura, che rappresentano per il 78,8% delle madri in coppia Neet la causa principale della propria condizione, mentre tra i padri prevalgono situazioni legate al mercato del lavoro, come la disoccupazione di lungo periodo.

Il Rapporto mostra però che anche tra le coppie senza figli, il tasso di Neet è del 15,7% tra le donne e del 3,4% tra gli uomini, con un gap che si mantiene costante lungo tutte le fasce d’età e segnala come la sola condizione di convivenza di coppia, anche in assenza di figli, impatti in modo diverso sulle traiettorie di studio e lavorative di donne e uomini, rispecchiando la persistenza di modelli culturali e di ruolo sbilanciati nell’assegnazione delle responsabilità domestiche. Neanche la laurea, che pure in generale rappresenta un fattore protettivo, riesce a cancellare lo svantaggio correlato alla maternità. Tra i laureati, il tasso di Neet è pari al 12,5% per le donne e all’8,1% per gli uomini, un divario che tende ad ampliarsi con l’età, superando i 5 punti nella fascia 30-34 anni. Anche nei contesti familiari più favorevoli, il gap persiste. Tra i genitori in coppia, infatti, le madri laureate presentano un tasso Neet quasi dieci volte superiore a quello dei padri laureati, ancora una volta a causa delle responsabilità familiari e di cura.

La scala di gravità del fenomeno Neet

La seconda edizione del Rapporto introduce inoltre la Scala di gravità, uno strumento che, attraverso otto livelli (da 0 a 7) individua il rischio di esclusione occupazione dei Neet, combinando ricerca attiva, disponibilità immediata, motivazioni dell’inattività e durata della condizione. Dall’analisi risulta come quasi 1 Neet su 3 (30,8%) si collochi al livello di gravità più elevato, quello in cui non cerca lavoro, non sarebbe disponibile ad accettarlo e si trova in questa condizione da oltre 12 mesi. Per questo gruppo, gli strumenti ordinari di politica attiva risultano inefficaci. Forte ancora una volta l’asimmetria di genere, con il 43,1% delle donne Neet al livello 7, contro il 13,2% degli uomini. Tra le categorie a maggior gravità rientrano inoltre gli scoraggiati, che si collocano prevalentemente al livello 5 (82%).

Le proposte per ridurre il numero di donne Neet

A partire dalle evidenze dell’analisi, il Rapporto individua una serie di misure di intervento pensate per andare oltre la portata degli strumenti tradizionali di Politica attiva del lavoro – efficaci soprattutto verso i Neet più vicini al mercato del lavoro – e raggiungere quei gruppi, in particolare le giovani donne, che invece richiedono interventi sistemici capaci di agire sulle cause del fenomeno. Cinque le priorità individuate a livello generale: rafforzamento dell’orientamento come leva di prevenzione, anticipandolo alle prime fasi del percorso educativo e intervenendo sui fattori culturali che condizionano le scelte di studio e lavoro, a partire dal contrasto agli stereotipi di genere; costruzione di condizioni occupazionali che garantiscano indipendenza economica e abitativa; contrasto al lavoro irregolare; potenziamento delle politiche attive del lavoro; sgravi contributivi per le imprese che assumono Neet, in particolare donne.

Più nelle specifico, per contrastare il fenomeno Neet tra le donne, il Rapporto propone interventi mirati che agiscano sui tre gruppi individuati come più vulnerabili: giovani madri (e le figlie), per le quali vengono proposti percorsi di rientro formativo e lavorativo, sensibilizzazione sugli stereotipi di genere, rafforzamento dell’infrastruttura dei servizi di cura (in particolare gli asili nido, soprattutto nel Mezzogiorno, e il tempo pieno scolastico) e rafforzamento del congedo di paternità. Il secondo gruppo su cui intervenire è quello delle donne straniere di prima generazione. Per loro si propone di intervenire con outreach con mediatori culturali, percorsi integrati di lingua italiana e lavoro, riconoscimento dei titoli esteri. Infine, le giovani donne del Mezzogiorno, che potrebbero essere recuperate con incentivi alle imprese che assumono giovani Neet, sviluppo di filiere produttive locali, valorizzazione del lavoro da remoto.