CATANIA – Non un atto di forza dell’amministrazione, ma il “tardivo rimedio a una condizione di inerzia che ha avuto come unico costo quello sopportato dalla collettività”. Sono le parole con cui la direzione Urbanistica del Comune di Catania chiude il progetto di demolizione controllata dell’immobile che si trova all’angolo tra via Plebiscito e via Grotta Magna, da quasi trent’anni abbandonato.
L’intervento, che segue un’ordinanza del sindaco Enrico Trantino con cui si era intimato ai proprietari la messa in sicurezza, sarà eseguito in danno a questi ultimi. “L’esecuzione d’ufficio si caratterizza, per definizione, come anticipazione di spese che saranno successivamente imputate, mediante apposito procedimento di rivalsa, ai proprietari inadempienti, fatti salvi i casi di acquisizione gratuita al patrimonio comunale dell’immobile e dell’area di sedime, ove ne ricorrano i presupposti previsti dalla normativa generale in materia edilizia”, viene spiegato nella relazione tecnica.
La storia dell’edificio abbandonato di via Plebiscito
L’immobile, che si sviluppa tra i civici 635 e 641 di via Plebiscito, è disabitato da quando a fine anni Novanta un evento tragico ne compromise la stabilità.
“Nel 1998 una deflagrazione, da fonti di cronaca quasi certamente riconducibile a una fuga di gas verosimilmente associata all’uso domestico di bombole, provocò danni ingentissimi al palazzetto – viene ricostruito nel documento –. L’esplosione causò una vittima e produsse il crollo della copertura in corrispondenza di uno dei moduli strutturali, l’apertura di un ampio squarcio nella facciata principale e l’evacuazione immediata dell’edificio, ritenuto inagibile. Da quel momento, il manufatto è stato sottratto al ciclo della vita urbana, trasformandosi nello spazio di poco tempo in rudere e di lì a poco – proseguono i tecnici – in vera e propria barriera al normale uso della viabilità”.
In questi decenni, il progressivo degrado ha comportato in più di un caso interventi pubblici per limitare i rischi per la pubblica incolumità: dalla riduzione della carreggiata e la realizzazione di impalcature, alcune delle quali successivamente sono cedute a causa del maltempo.
Il progetto di demolizione e i costi dell’intervento
Per la realizzazione della demolizione dell’immobile, il Comune ha stanziato quasi 300mila euro, dei quali 240mila destinati ai lavori. La scelta dell’impresa che si occuperà dell’intervento avverrà in seguito a una gara d’appalto a inviti che si svolgerà selezionando gli operatori economici dall’albo del Mepa, il mercato elettronico della pubblica amministrazione.
Il manufatto risale alla fine dell’Ottocento e si sviluppa su due livelli, per una cubatura complessiva di circa 2700 metri cubi.
Perché saranno conservate le murature del piano terra
Il progetto prevede la demolizione integrale ma il mantenimento delle tracce murarie riferibili al piano terra. “La demolizione tabula rasa comporterebbe la perdita irreversibile di un brano di edilizia minore catanese in muratura di basalto, ancora dotato di efficacia strutturale. Verrebbero così cancellati, in un unico gesto, la tessitura muraria, la traccia della trama dei moduli costruttivi, fattori tutti che concorrono a definire l’identità materiale del comparto – si legge nella relazione –. Infine, tale soluzione determinerebbe la formazione di un vuoto urbano indifferenziato, privo di memoria e di radicamento, difficilmente interpretabile come spazio pubblico qualificato senza il ricorso a un successivo intervento architettonico di sostituzione, dagli esiti incerti e dai costi non trascurabili”.
La scelta è di natura anche economica, in quanto riduce l’importo dei lavori di demolizione, tramite la conservazione delle murature esistenti che hanno uno spessore di circa 70 centimetri.
Al contempo, il ragionamento che è stato fatto è anche quello riguardante una possibilità fruizione futura. “Offre alla collettività uno spazio pubblico già definito nei suoi limiti e nella sua scala, riducendo gli oneri di rifondazione del recinto”, si legge.
Parole da cui si può trarre l’indicazione su come Palazzo degli Elefanti potrebbe gestire la rivalsa sui proprietari, acquisendo al patrimonio comunale l’area occupata dal palazzo.
“Per quasi trent’anni, una porzione di centro è rimasta sottratta alla città. Quando sarà finalmente possibile percorrere in sicurezza quel tratto di via Plebiscito e sostare di fronte alla facciata neoromanica del Sacro Cuore dei Cappuccini – concludono i tecnici – varrà la pena ricordare che il diritto della collettività a uno spazio urbano sicuro è un diritto che la pa ha il dovere di rendere effettivo anche quando, per lungo tempo, è stato di fatto disatteso”.

