Entrare nel mondo delle residenze per anziani e delle strutture psichiatriche agganciando un’imprenditrice del settore, alla quale offrire servizi fiscali. Sarebbe stato questo il piano portato avanti da Gaetano Chirico, 51enne nei giorni scorsi finito in galera con l’accusa di associazione mafiosa per essere legato a doppio filo con la cosca ‘ndranghetista dei De Stefano, attiva ad Archi e appartenente al mandamento Reggio Centro.
Chirico è uno dei principali indagati in un’inchiesta della Dda che ha portato a 79 misure cautelari, disposte con due differenti ordinanze che, messe insieme, superano le 11mila pagine. Tra le accuse rivolte al 51enne, c’è quella di essere stato il regista di un tentativo di estorsione ai danni di Maria Silvia Finocchiaro, titolare di diverse strutture tra la Sicilia e la Calabria. La donna, raggiunta dal Quotidiano di Sicilia, afferma però di non essersi mai sentita minacciata.
Il tentativo di estorsione della ‘Ndrangheta e il tramite Chirico – Finocchiaro
Per i magistrati della Dda reggina, Chirico avrebbe conosciuto Finocchiaro nel 2022. A metterli in contatto sarebbe stato un amico in comune: Massimo Di Vincenzo. All’epoca dei fatti quasi 40enne, l’uomo, che non è indagato, è residente a Santa Domenica Vittoria (Messina) e ha avuto diverse esperienze imprenditoriali: nel settore edile, dove detiene una piccola quota societaria in una ditta che ha sede a Reggio Calabria; in quello gastronomico, in cui quasi 15 anni fa ha avuto come socio l’attuale sindaco di Messina Federico Basile, che a questa testata afferma di “averlo incontrato un paio di volte nell’ambito di una società che non è mai realmente partita”, e più di recente nel settore delle consulenze con l’apertura nei mesi scorsi di una propria ditta.
Di Vincenzo, nel tardo inverno di quattro anni fa, annunciò a Chirico la visita di Maria Silvia Finocchiaro. Nell’ordinanza, sono fotografati diversi incontri nello studio in cui Chirico esercitava – secondo i magistrati, abusivamente – la professione di commercialista. Qui l’imprenditrice conobbe i proprietari di uno dei due immobili in cui sarebbero dovuti sorgere le strutture assistenziali, ma anche alcune persone vicino a Chirico che si sarebbero attivate per imporre i lavori di ristrutturazione.
Preventivi di troppo
A rispondere dell’accusa di tentata estorsione sono anche l’imprenditore edile Giuseppe Saraceno e il dipendente di quest’ultimo Demetrio Pitarelli. Nei loro confronti, gli inquirenti nutrono lo stesso sospetto che hanno per Chirico: sarebbero esponenti del gruppo ndranghetista di Archi, che fa capo alla cosca De Stefano.
“Pitarelli avrebbe imposto che l’esecuzione dei lavori venisse affidata a loro, a prescindere da ogni preventivo di spesa, ossia alla ditta del Saraceno, nel cui interesse si muoveva, evocando il nome del Chirico”, si legge nell’ordinanza. Stando alla ricostruzione degli inquirenti, Finocchiaro avrebbe chiesto a Pitarelli di presentare un preventivo da comparare con altri già ricevuti da parte di altre ditte. La risposta dell’uomo sarebbe stata brusca: “Siamo partiti male già”.
A ulteriore chiarimento Pitarelli avrebbe specificato di essere “compare di Gaetano”. “Ora usciamo che abbiamo altri preventivi, è grave qua la situazione, qua è grave la situazione”, avrebbe aggiunto l’operaio della ditta Saraceno. Davanti a quelle parole, Finocchiaro avrebbe replicato dicendo: “E allora niente, li strappiamo i preventivi”.
Contattata telefonicamente, l’imprenditrice sottolinea di non essersi mai sentita vittima di un tentativo di estorsione né di avere vissuto come minacce i comportamenti di Pitarelli, così come quelli di Chirico. “Quei lavori non sono mai stati eseguiti da loro, e questo perché non mi hanno convinto. Ma si è trattato di scelte professionali, non mi sono sentita pressata altrimenti sarei andata a denunciare dai carabinieri – dichiara Finocchiaro –. Quando ho detto di strappare i preventivi, intendevo dire che senza preventivi l’intera discussione poteva anche interrompersi lì”.
Gli agganci di Chirico
Per gli inquirenti, tuttavia, Chirico avrebbe messo in campo un’ampia rete di relazioni per collaborare da vicino con Finocchiaro. Con quest’ultima, il falso commercialista avrebbe ragionato anche della possibilità di ottenere l’accreditamento con la sanità regionale per l’apertura di una struttura che si sarebbe dovuta occupare dei malati psichici.
Chirico, oltre ai contatti della moglie, dipendente dell’Asp, avrebbe vantato agganci con un dirigente sanitario. Il 51enne avrebbe poi messo in contatto Finocchiaro con un architetto incaricato di presentare le pratiche al Comune e con un uomo che si sarebbe dovuto occupare di fornire il servizio di vigilanza nelle strutture assistenziali. Tra gli obiettivi ci sarebbe stato, infine, quello di inserire la giovane fidanzata del figlio in una delle strutture che Finocchiaro avrebbe aperto.
Secondo l’amico comune Di Vincenzo, l’imprenditrice sarebbe stata colpita positivamente da Chirico. “Vedi che la signora, anche dal punto di vista contabile, vuole essere gestita da te. Va bene?”, diceva l’uomo al calabrese. Una versione smentita dalla diretta interessata: “Ho incontrato poche volte Chirico, e per quanto non abbia mai avuto l’impressione di trovarmi davanti a una persona che potesse essere vicina alla criminalità organizzata, non mi ha convinto”. Il Quotidiano di Sicilia ha provato a contattare Di Vincenzo per un commento, senza però riuscirci.
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