Si chiude il cerchio sull’evento criminale che ha interessato, lo scorso febbraio, un noto esercizio commerciale della città di Avola. La polizia di stato ha eseguito, nelle prime ore di stamattina 29 aprile, due ordinanze che dispongono gli arresti domiciliari nei confronti di altrettanti soggetti indagati dei reati di danneggiamento aggravato ed estorsione a mezzo ordigno esplosivo.
L’esplosione dell’esercizio commerciale aveva destato un notevole allarme sociale nella popolazione e in tutti gli esercenti della zona.
La ricostruzione della forte esplosione ad Avola l’1 febbraio
Nella notte del primo febbraio scorso, in quasi tutte le zone del centro abitato è stata udita una forte esplosione causata da un ordigno posizionato da un soggetto a bordo di un motociclo dinanzi la saracinesca di un negozio. La deflagrazione ha causato il danneggiamento della saracinesca, della porta d’ingresso e di numerosi elettrodomestici posti all’interno dell’attività commerciale.
L’esplosione danneggiava, anche, tre autovetture in sosta e i vetri delle finestre delle abitazioni limitrofe. Attraverso una meticolosa attività di polizia giudiziaria, espletata dai poliziotti del commissariato di Avola, che ha comportato, oltre ad attività tecnica, un’analisi certosina delle telecamere cittadine di videosorveglianza, è stato possibile effettuare una ricostruzione del tragitto percorso dal motociclo e l’individuazione dei sospettati.
I reati contestati
Ad entrambi sono stati contestati i reati di detenzione e porto in luogo pubblico di esplosivi con effetti detonanti che, per la deflagrazione generata, risultavano avere un rischio potenziale elevato e una micidiale portata offensiva, che provocava un’esplosione con rilevante effetto distruttivo, capace di compromettere la sicurezza e l’incolumità pubblica.
Uno degli arrestati è stato individuato come mandante che ha dato incarico all’autore materiale di posizionare prima e innescare dopo la detonazione dell’ordigno. È emerso dall’attività di indagine, inoltre, come il primo avrebbe successivamente offerto al secondo della sostanza stupefacente per sdebitarsi del favore ricevuto. Entrambi sono stati, inoltre, indagati per estorsione aggravata in quanto il grave gesto sembrerebbe originato da un credito per lavori edilizi effettuati in passato e vantato da uno degli arrestati nei confronti delle vittime per costringerle a saldare il debito.
Viene specificato dal comando che la posizione degli indagati, per i quali vige il principio di non colpevolezza sino al terzo grado di giudizio, verrà vagliata dall’Autorità Giudiziaria nel corso dell’intero iter processuale e definita solo a seguito dell’eventuale emissione di una sentenza di condanna passata in giudicato, in ossequio ai principi costituzionali di presunzione di innocenza.
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