Roma, 23 lug. (askanews) – La Banca centrale europea ha confermato i tassi di interesse per l’area euro, con il principale riferimento che resta così al 2,25%. La decisione segna una pausa dopo l’incremento operato a giugno, mentre il riaccendersi degli scontri tra Stati Uniti e Iran, che ora sembrano estendersi anche ai miliziani Houthi in Yemen, getta nuove incertezze sulle prospettive di economia e inflazione, e ha già innescato nette risalite dei prezzi del petrolio che si sta riavvicinando alla soglia psicologica dei 100 dollari.
La decisione di oggi è in linea con le attese. Il mese scorso la Bce aveva alzato i tassi dal 2% al 2,25%, dopo un anno in cui aveva evitato ritocchi al termine di una manovra di riduzioni. Poco dopo, all’opposto di quanto sta avvenendo ora, l’accordo di tregua Usa-Iran aveva invece favorito drastici cali dei prezzi del petrolio.
Nel comunicato sulle decisioni del Consiglio direttivo, la Bce rileva che l’incertezza “resta elevata” mentre “l’impatto inflazionistico dello shock energetico deve ancora manifestarsi appieno”. La Bce “segue pertanto con attenzione l’intensità e la durata dello shock, nonché i suoi effetti indiretti e di secondo impatto”.
Il Consiglio riafferma che intende definire la linea monetaria “in modo da assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine”. Con il livello attuale dei tassi, ritiene di trovarsi “in una posizione favorevole per affrontare l’incertezza causata dal conflitto”. E per le future decisioni mantiene la linea indicata da tempo: verranno prese in base ai dati, “volta in volta a ogni riunione” e “senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi”, aggiunge il comunicato.

